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Osserva la regista Francesca Stajano Sasson: “Il pubblico non vedrà mai uno spettacolo uguale all’altro, le repliche saranno tutte diverse”

teatroSold-out al “Teatro Flavio” di Roma per il ritorno di Giò Stajano. Teatro pieno, applausi di un pubblico coinvolto, commosso. Dopo le due intense serate del dicembre scorso alla “Cappella Orsini”, salutate da una calda standing-ovation, “Polvere di Giò” ha entusiasmato anche il pubblico della storica location al quartiere San Giovanni.

La compagnia era stata in parte rinnovata. Il testo invece è immutato e lo firma la nipote Francesca Stajano Sasson (sua anche la regia e un cammeo verso la fine dello spettacolo).

Che definisce “emozionale” il copione. E spiega meglio: “E’ un modo del tutto personale di lavorare con gli attori nella costruzione dello spettacolo. Che anche stavolta ha dato risultati pazzeschi. Il copione fisicamente non c’è, ci sono solo dei paletti, scritti, all’interno dei quali gli attori sono liberi di mettere lo loro parole, se rispecchiano la mia idea di una particolare scena. Ciò porta alla totale immedesimazione dell’attore nel personaggio, che così ha vita propria, autonomia scenica...”.

Il testo mette in scena la parabola dell’omosessuale che nel secolo scorso fece outing rivelando la sua identità quando il clima culturale, sociale e politico era chiuso e bigotto e non solo nella provincia meridionale (la Puglia) in cui era nato. Dal Salento (Sannicola, Gallipoli e dintorni) alla Roma del dopoguerra, dentro la sua effervescenza, l’energia maieutica, la creatività artistica di un Paese, l’Italia, che si stava rimettendo in moto dopo gli orrori della guerra per ripensare il proprio futuro con un ruolo da protagonista.

In scena il conflitto di Gioacchino con la famiglia aristocratica, l’intelligenza della madre, Fanny Starace, che non vuole soffocare il primo dei sei figli avuti dal conte Riccardo, ricco possidente agrario, nipote del gerarca Achille Starace, segretario del PNF.

Dentro al mondo borderline della Roma ruggente, la Cinecittà in riva al Tevere che accoglie tutti, incluse le star di Hollywood. I paparazzi che immortalano feste trasgressive, il jazz sincopato a far da colonna sonora. Sino al the end in un convento piemontese con l’abito della suora da “convertita”.

Gioacchino “Giò” Stajano (Sannicola, 1931 – Alezio 2011) si trasfigura così in un’immortale icona di libertà, di coraggio contro ogni ipocrisia, tutti i perbenismi, di rivendicazione del diritto a vivere liberamente.

La Roma sensuale e folle della “Dolce vita”. Non per niente Federico Fellini lo intuisce e la vuole nel suo film e, si dice, gli ispira il personaggio della contessa. “Era dal 2011 – osserva la regista – che pensavo di fare qualcosa su mia zia, un ricordo, un omaggio, qualcosa che rendesse giustizia alla sua incredibile vita che vedo attraverso gli occhi dello sconfinato amore che provo da sempre per lei. Doveva essere un libro, o un film: alla fine ne è uscito questo spettacolo teatrale. Se mi si chiede chi è stato Giò Stajano la mia risposta è, forse: chi non è stato? Zia è stata tutto quello che un essere umano può immaginare di essere su questa terra. Nascere uomo, poi diventare donna e infine suora laica non è un percorso comune: credo anzi che sia unico e in questo c’è la sua grandezza, quella che le ha impedito di sostare a lungo in una zona di confort e permesso di scavare a fondo dentro di sé tracciando un solco che ancora oggi molti seguono e ammirano...”.

Nuovo cast dunque rispetto a dicembre: Sebastian Gimelli Morosini, consulenza di Willy Vaira, con Giuseppe Amelio, Roberta Bobbi, Antonio Corazza, Isabella Deiana, Nino Mallia.

Al “Flavio” c’è stata anche la premiazione del concorso “Follow your Rainbow”.

Sipario e via alle repliche in tour per l’Italia. Conclude Francesca (che ha in stand-bye uno spettacolo su Marilyn Monroe): “Il pubblico non vedrà mai uno spettacolo uguale all’altro, le repliche saranno tutte diverse”. Come dire: il teatro rinnova di continuo i suoi codici. Quel che importa èdare sempre al pubblico un’emozione.

Francesco Greco

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Antonio ventura Coburgo de Gnon

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Antonio Ventura Coburgo de Gnon

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