Intervista ad Antonio Ventura Coburgo De Gnon, stilista ed editore
Sono passati alcuni giorni dall'evento, che si è svolto lo scorso 14 settembre al Villaggio Matteotti di Terni, ABITO NELL'ABITARE, il connubio tra l'architettura e la moda, al di fuori del solito centro storico, ma in un complesso edilizio
all'avanguardia negli anni '70, che ha voluto ospitare un evento anche di moda per una riqualificazione particolare del territorio, progettato e organizzato dall'architetto Alessio Patalocco Presidente del Centro Studi Giancarlo De Carlo, Damienne Etienn responsabile della Katiopa Executive events e dalla project manager Maria Rosa Borsetti.
Tra gli stilisti invitati a sfilare, il ritorno sulle passerelle del noto stilista Antonio Ventura Coburgo de Gnon, salentino di origine ma romano d'adozione, che ha fatto sfilare una capsule dei suoi abiti iconici delle sue precedenti collezioni, adornati dai gioielli di Fabiola Vitale, che hanno riscosso molto successo di pubblico e stampa, considerato che uno dei suoi abiti è stato quello più fotografato e pubblicato dalle varie testate giornalistiche che si sono occupate dell'evento.
D. Come è andato questo ritorno sulle passerelle?
Non posso dire di essere stato emozionato, di passerelle ne ho calcato tante, ma ritrovare l’allure, mi ha dato una carica che era sopita. Ma nessuna emozione, perché avrei dovuto averne? Non era la prima e non sarà l’ultima. Mi piace respirare l’aria di caos, che si vive in quelle ore che precedono una sfilata. Le modelle? Sempre diverse e spesso anche troppo giovani per l’alta moda, ma me ne è piaciuta una in particolare. Non alta ma con una chioma rossa che la contraddistingueva e che secondo me ha del potenziale.
D. E' qualche tempo che è stato lontano dalle luci e dal glamour degli eventi moda, come mai?
Prima il covid, e poi il dovermi occupare di mia madre ultra 90enne che aveva necessità di qualcuno che amministrasse casa e badanti. Di mamma c’è ne una sola ed è stato necessario rendere un poco di quello che ha fatto per me nel tempo. Taviano è la città dove sono cresciuto fino a quando non sono andato poi all’università, e durante il covid, avendo una casa immensa, ho deciso di fare dei restauri e adibire un piano a B&B. Sarebbe stato un giocattolo, ma poi non è stato così! Come editore, ero stufo di collaborare con i settimanali cartacei, ormai in declino, e con il mio direttore, la giornalista Marina Bertucci, abbiamo deciso di affrontare questa sfida, che si sta dimostrando vincente.
D. Quali sono i progetti per il futuro?
Intanto parteciperò, come ospite fisso ad una trasmissione che porterà il titolo di “Cotto duro”. L’idea è di Marco Calisse, che oltre che essere l’autore, è anche il produttore. Sarà un programma itinerante toccando luoghi in ogni regione legato anche alla cucina. Ma si parlerà di aspetti culturali, ed ogni puntata sarà legata ad un colore. Una specie di grande fratello ma che affronta temi di varia natura legati alla cultura o a problematiche dell’essere. Noioso? No, perché i commensali, alquanto diversi tra loro, daranno vita al programma. Il programma televisivo andrà in onda su tre emittenti: Sky 220, Gold TV e Lazio TV. Certo se andrà in porto, ci sarà una collaborazione con l’Accademia della Sitam di Lecce. Stiamo ancora in fase progettuale, ma credo che si concreterà aprendo un portone per i ragazzi dell’Accademia, e che porterà di sicuro il mio ritorno sulle passerelle romane
D. La televisione è stata protagonista in questi ultimi anni della sua attività, visto l'esperienza nella TV di stato, ma questa volta di fronte alle telecamere e non dietro le quinte?
Veramente sono stato anche davanti alle telecamere quasi ogni settimana nel programma “Alle falde del Kilimangiaro", e poi come protagonista, insieme alla Contessa Barbara Ronchi Della Rocca, di una serie di sit-com andate in onda su Rai 3, nelle qual' interpretavo un parvenue, ovvero un nuovo ricco, arrogante ed alquanto maleducato ed irrispettoso. Personaggio molto lontano da me, e mi sono molto divertito ad interpretare. Quindi non sarebbe proprio una novità lo stare davanti alle telecamere.
D. La moda è ancora il suo obiettivo principale per il futuro?
La moda è la mia droga, se si pensi che ho abbandonato o meglio non ho mai voluto fare il lavoro per il quale mi sono laureato. Quindi posso ogni tanto disintossicarmi, ma poi riprendo con più vigore di prima. C’è stata una grande donna e giornalista e storica della moda, parlo di mara Parmegiani, che ha creduto in me e che mi ha insegnato e dato tanto.
Faccio una distinzione: il prèt a porter, è vestire tutte le donne che abitualmente comprano nelle boutique, abituandole al bello e con prezzi accessibili, ma non dimenticando che l’abito deve migliorare il fisico e non mortificarlo, senza dimenticare la femminilità che deve trasparire dall’abito.
L’Alta Moda è .. un sogno! Ogni abito è una storia a sè, ed ogni abito è per una donna diversa sia per fisicità che per personalità. Poi è la creatività allo stato puro, scevra da paletti che la produzione industriale impone.
Foto: sfilata al Villaggio Matteotti di Terni 14 settembre 2024
Marina Bertucci