corpo 10 settimanale online

Una voce “gialla” d’oltreoceano che crea dipendenza Claudia Piñeiro è indubitabilmente una delle voci più particolari del panorama letterario argentino.

Claudia Pineiro autriceMi ha sempre colpito di lei una sua triplice matrice: Donna argentina a cui, sotto la dittatura, durante la Guerra sucia, viene impedito dal regime di frequentare la facoltà di lettere e così finisce per fare la contabile nella pubblica amministrazione per oltre un decennio, prima di riuscire a dedicarsi alla

scrittura, dove riuscirà a ottenere la prima pubblicazione nel 2004  scrittrice di gialli in cui ha sempre come protagoniste donne, ma non comuni o manifesti di genere, quelle che la Piñeiro predilige sono donne atipiche, paradossali, antieroine contraddittorie, ma totalmente affascinanti nella loro imperfezione

 autrice versatile che diventa anche giornalista e sceneggiatrice: non a caso molti dei suoi romanzi sono stati trasformati in film, diretti da importanti registi sudamericani Il genere che la contraddistingue è il giallo, ed è una delle poche scrittrici sudamericane riconosciute come riferimenti in tale genere.

Anche se lo ha declinato in diversi modi, spesso inserendo tematiche sociali tipiche della società argentina, come ha dichiarato lei stessa: “la suspense è sempre e comunque il filo conduttore” di tutte le sue opere.

Esistono a mio modo di vedere tre romanzi che costituiscono la spina dorsale della sua produzione e la cui lettura permette di comprendere l’essenza dell’autrice.

«LE VEDOVE DEL GIOVEDÌ» Feltrinelli, 2005

Un affresco-denuncia dell’Argentina borghese durante la spaventosa crisi del 2001, famosa per i tango bond e i devastanti risvolti sociali che misero in ginocchio il paese. Una storia di donne e di vita perfetta, che però così perfetta non è. Imperdibile per le pennellate con cui tratteggia una società alto-borghese sul bordo del baratro, che tenta un’inutile resilienza.

«TUA» Universale economica Feltrinelli, 2005 «Mi sono scrollata di dosso l'appellativo di ""la figlia di Blanca", quando sono diventata "la moglie di Ernesto";. E sono felice di sentimi chiamare così, sento di avere il mio posto nel mondo Il mio territorio.» È questa l’anima di Inés che, trovato un biglietto scritto con il rossetto tra le cose del marito, è decisa a preservare il suo status di moglie e madre. Diventa così la protagonista di un thriller psicologico dal sapore borghese, che avvolge il lettore in una spirale i cui si intrecciano un ritmo serrato e ben gestito e una suspense che fa detonare perfettamente i colpi di scena. Un romanzo non solo indispensabile per capire le capacità tecniche dell’autrice, ma anche una storia davvero coinvolgente e adrenalinica, che, non per niente, è arrivata in finale al “Premio Planeta Argentina” 2003: fidati!

«BETIBÙ», Feltrinelli, 2012 Betibù è una scrittrice ed è considerata la “dama nera” della letteratura argentina: una donna sfaccettata e atipica, fra le più complesse della produzione della Piñeiro, che, a capo di un trio improvvisato, indaga per scoprire chi si nasconde dietro l’omicidio del facoltoso e tracotante Charrezeta, e non solo. È da leggere assolutamente: Perché sarebbe un vero peccato da lettore negligente non conoscere il personaggio di Betibù (il soprannome che gli uomini che l’hanno amata le hanno dato, per la sua somiglianza con il fumetto Betty Boop)perché è uno degli esempi migliori della capacità della Piñeiro di saper cesellare donne imperfette, ma irresistibili. Anche in questo romanzo torna il leitmotiv del gruppo di amiche, un’icona del ceto borghese argentino cara all’autrice. Se ami il genere giallo, non leggere questo libro sarebbe un sacrilegio!

Luca Redaelli

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