Massimo Bomba è tra i più accreditati studiosi dei pianeti che transitano nella nostra vita, influenzandoci. Non è il solito, conio un vocabolo, "oroscoparo", ma uno studioso che fa della conoscenza una vera e propria scienza. Ma avremo modo di conoscerlo meglio perchè Massimo è estremamente eclettico e creativo ed i suoi interessi portati tutti alla massima professionalità, sono molteplici.
Questa è l'intervista a Massimo Bomba come astrologo, e vi ricordo che nei primi giorni del mese, potrete leggere su questa testata, nella sezione attualità, il suo oroscopo fatto attraverso l'analisi dei pianeti che ognuno di noi possiede.
Che differenza passa, tra gli oroscopi che si leggono sui giornali o detti da vari personaggi televisivi, ed il tuo?
Non saprei...non confronto mai i diversi "approcci", che si fanno sull'astrologia, e sul suo potere di "leggere" nelle stelle, il destino delle persone. È un discorso troppo vasto, mi preoccupo solo di essere molto attento, a non perdermi in ipotesi troppo complicate. È già un argomento sfruttato da tanti, meglio essere rigorosi e "parchi"...soprattutto di previsioni...io in quei simboli, cerco di comprendere la persona, come è strutturata nel profondo, e da questo posso avere delle intuizioni sugli sviluppi futuri, sempre usando il condizionale...
Ci puoi spiegare, visto che tu sei un esperto nel settore, cosa significa avere un segno o meglio un pianeta nelle varie case? A questo punto sarebbe duopo, che ci potesse spiegare cosa sono le case:
Ogni pianeta è un simbolo, cioè, una sintesi di più cose...fasi della vita, parti del corpo, caratteristiche dell’individuo e molto altro...e, le case, a loro volta, sono settori della vita e ulteriori simboli, che vanno letti e interpretati, in mille varianti diverse, mi viene in mente un caleidoscopio...
Quando si parla di cuspidi, in cosa consiste e quanto i pianeti possono poi “influenzare” due segni?
Se si parla di cuspidi...sì, si valutano entrambi i segni in questione. Ogni numero, parola o segno, va considerato, e poi si va a leggere, come in un dizionario, o in un’enciclopedia, che effetto può avere quel pianeta, in quella posizione...e che significato ha.
Nell’oroscopo, ognuno di noi ha un segno che è dato dalla nascita ora e mese, poi c’è anche l’ascendente e il discendente. In questi casi cosa fanno i pianeti e come si gestiscono tre segni?
Lo stesso vale per l'ascendente, è un altro punto dell’oroscopo, più importante, è un "imprimatur"...è un aspetto, che spesso dà un’impronta inaspettata e speciale della persona, definendola e identificandola nel profondo...
Cosa è una carta astrale e a cosa serve?
La carta astrale, non è un documento di riconoscimento, come la patente...ma può essere utilissima, per scoprire aspetti e circostanze della nostra personalità...scoprire affinità con luoghi o persone, completamente inaspettati...e insegnarci a leggere i "messaggi", che si nascondono dietro i simboli e i miti, alle leggende e alle metafore, che ci hanno tramandato tutti quelli che ci hanno preceduto! Per questo, può essere molto interessante la sua analisi.
I pianeti nei loro transiti fanno differenza tra uomini e donne o per loro non conta nulla?
I pianeti si dividono in maschili e femminili, ma un’analisi attenta, legge molto più in profondità...e complessità...poi, nella nostra società, ci sono ruoli e schemi, che hanno un loro peso specifico, di cui dobbiamo tenere conto.
Quando ti sei appassionato nello studio dei pianeti e della loro influenza negli uomini?
Credo che il mio sesto senso...mi ha portato a cercare di approfondire, tutto questo mondo tenuto ai margini, di una certa cultura ufficiale, e così, scoprendo gli "infiniti mondi", che nessuno racconta, ho sviluppato un atteggiamento da "ricercatore"... un segugio di tutto quello che non vuol essere raccontato alla luce del sole. Basti dire che, Galileo, Keplero e Copernico, considerati i padri del metodo scientifico moderno, erano tutti e tre astrologi, e redigevano oroscopi, e grazie a quello, forse avevano un posto nelle Corti del tempo...avete mai letto nei libri ufficiali queste cose? La storia ufficiale è più imposta che proposta...
La luna con la sua attrazione, difatti muove le maree, quanto influenza la nostra vita o meglio i nostri umori visto che siamo fatti quasi totalmente di acqua?
La luna è il mio astro guida...guarda caso. Io sono del segno del cancro e ne sono molto influenzato. Il mio interesse è iniziato proprio per istinto, per capire il perché di certe sensazioni...o curiosità...o notare coincidenze, che poi si manifestano nella nostra vita, dopo aver letto dei libri di questo argomento. E allora vuoi capire sempre di più... La luna è la "governatrice" del mondo sensoriale...di ciò che "sentiamo" nel profondo di noi stessi, e che spesso non mettiamo a fuoco, ma esiste e ha un suo peso. Il mondo reale e materiale, spesso non ne tiene conto, ma questo può creare conflitti, anche molto dolorosi. Accettare anche le sensazioni, spesso è un aiuto, anche nei momenti difficili o addirittura di pericolo! A che serve il sesto senso?
Ti sei mai fatto uno studio dei tuoi pianeti e dei transiti nella tua vita?
I tuoi interessi spaziano, ma ne parleremo in altre interviste.
Certo che sì! E’ inevitabile. Quando controllo per altri o per le rubriche che mi pubblicano, non posso non soffermarmi sui miei pianeti, ma lo faccio senza essere morboso.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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Più che una creatrice di gioielli, io la considererei una scultrice un’artista che crea gioielli come se fossero opere d’arte vere e proprie, e chiamarli soltanto gioielli sarebbe sminuirli, e sminuire il valore della loro creatrice.
Sono con Marina Corazziari, che ha presentato la sua collezione per la prossima primavera estate 2026. Marina,
sono gioielli o sculture?
Esattamente sono degli ornamenti decorativi, che si posano sulla pelle e diventano tutt’uno con la propria personalità.
Sono pezzi unici?
E’ proprio il senso di bellezza estrema. Chiaramente pezzi unici, interamente lavorati a mano dalla sottoscritta, ci tengo a precisarlo, con l’uso di pietre preziose e semipreziose, retaggi del passato, quindi un gioiello che trasmette la memoria, ma ricontestualizzato in una chiave moderna.
Se ben ricordo è pugliese?
Sono di origine metà pugliese, da parte di mamma che è barese, mentre papà è di Modena ovvero emiliano. Questo mi ha permesso di poter apprendere, e prendere, la parte migliore delle due terre, alquanto diverse. La Puglia con i suoi colori, il sole ed il mare, e l’Emilia Romagna con la sua operosità.
I suoi gioielli, a quale tipologia di donna sono dedicati? O per meglio dire quale donna può indossarli?
Sicuramente donne dalla forte personalità, che si vogliono sentire regine un giorno, e uscire con un gioiello che le adorni e la faccia sentire regali.
Una curiosità, ma le sue creazioni hanno un costo elevato?
Assolutamente no! Nasco come scenografa, e questo significa, che sono molto brava nel far sembrare le cose più preziose, di quanto non lo siano. I miei gioielli spaziano tra pietre dure semi preziose, argenti e oro. Dipende da quello che inserisco, ma sono accessibilissimi.
Cos’è che la ispira nel creare un gioiello? Nelle precedenti collezioni, ho notato che fossero ogni volta alquanto diversi…
…è una continua e costante congenialità nella creazione. Sono emozioni e sensazioni del momento. Ovviamente è tutto
frutto di viaggi intorno al mondo, dove ogni volta, che poi rientro, metto in atto tutte le bellezze che ho carpito da ciò che ho visto.
La sua pietra preferita?
L’acquamarina…
…con quale tonalità?
Trasparente, tendente ad un colore avio leggerissimo che richiama le onde del mare un mare sereno, trasparente, che porta soprattutto amore di unione tra i popoli
E tra quelle più preziose?
Rubini, smeraldi, quelli grezzi, zaffiri e anche delle schegge di diamante incapsulate in conchiglie, in monete in oggetti trovati o cammei.
Possiamo dire che crei un equilibrio tra materiali più preziosi e altri meno?
No! Ma che comunque hanno un che di naturale e sempre magico nella loro presentazione.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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ESTATE IN MOVIMENTO: COME LO SPORT E IL GIOCO NUTRONO LA CRESCITA.
“Le attività all’aperto durante l’estate sono particolarmente preziose perché mettono il bambino in contatto con un ambiente vivo, mutevole, sensoriale - dichiara Adelia Lucattini - La natura offre stimoli che nessun ambiente chiuso può riprodurre pienamente: luce, odori, suoni, vento, acqua, terra, sabbia, alberi, animali, percorsi, distanze e piccoli imprevisti. Tutto questo, attiva il corpo, la curiosità, l’immaginazione e il pensiero”.
L’estate non è solo una pausa scolastica, ma rappresenta per i bambini un tempo prezioso, un terreno fertile in cui la crescita personale si intreccia con il divertimento, con lo sport, con nuove modalità di interazione sociale in ambienti nuovi, con nuove amicizie e nuovi stimoli.
In detto contesto la socialità, in particolare, funge da collante: imparare a collaborare, gestire la sana competizione, rispettare le regole e, soprattutto, accogliere la diversità dell’altro, sono lezioni che lo sport e il gioco insegnano in modo davvero efficace per bambini e adolescenti.
Dott.ssa Lucattini, perché ritiene sia importante incoraggiare attività educative per i bambini come l'esplorazione, la creatività e il gioco durante il periodo estivo?
I bambini sono naturalmente orientati alla conoscenza: desiderano imparare, esplorare, imitare, trasformare ciò che vedono in esperienza personale. Dal punto di vista psicoanalitico, il gioco non è mai soltanto un passatempo, ma una vera attività psichica: attraverso il gioco il bambino mette in scena emozioni, paure, desideri, conflitti, fantasie e curiosità, trovando una forma simbolica per comprenderli e integrarli.
L’esplorazione, la creatività e il gioco permettono al bambino di passare dal mondo interno al mondo esterno in modo graduale e sicuro. Quando costruisce, disegna, inventa storie, corre, osserva la natura o gioca con altri bambini, egli sperimenta la propria autonomia, ma anche il bisogno dell’altro. Impara a separarsi momentaneamente dall’adulto senza sentirsi abbandonato, a tollerare piccole frustrazioni, a condividere, ad attendere, a negoziare, a riparare dopo un conflitto.
Per questo è importante incoraggiare attività educative estive che non siano vissute come un prolungamento della scuola, ma come occasioni di crescita psichica, corporea e relazionale. Il bambino, giocando, costruisce il proprio mondo interno, rafforza la fiducia in sé, sviluppa capacità simboliche e impara, con piacere, a stare con gli altri (Children Basel, 2024).
In che modo, è possibile bilanciare, durante i mesi estivi, il necessario bisogno di svago dei bambini con attività che stimolino concretamente la loro curiosità e la loro autonomia?
Innanzitutto, offrendo ai bambini una cornice stabile, ma non rigida. Dopo la fine della scuola, infatti, il bambino ha bisogno di sentire che il tempo non è vuoto o disorganizzato, ma abitato da presenze adulte affidabili, da ritmi riconoscibili e da esperienze piacevoli.
La routine ha una funzione di contenimento, aiuta il bambino a sentirsi al sicuro, a orientarsi nel tempo, a tollerare meglio i cambiamenti e a vivere la libertà estiva senza sentirsi disperso. Una giornata ben pensata può alternare momenti di riposo, gioco libero, attività creative e piccole attività educative, come lettura, scrittura, giochi matematici, indovinelli, disegno, origami, attività manuali e narrazione.
Un ambiente estivo stimolante non è quello che riempie ogni ora della giornata, ma quello che sa alternare presenza e libertà, regole e fantasia, apprendimento e piacere. Il bambino cresce quando si sente accompagnato, guardato, pensato e, nello stesso tempo, libero di esplorare (Pediatrics, 2018).
Quali sono, in particolare, i benefici psicologici e sociali del gioco libero e creativo per i bambini durante la stagione estiva?
Ha un valore psicologico e sociale profondo, perché consente al bambino di dare forma al proprio mondo interno. Nel gioco il bambino rappresenta emozioni, desideri, paure, conflitti e fantasie; li mette in scena senza esserne sopraffatto e, attraverso la ripetizione ludica, li trasforma in esperienza pensabile.
Il gioco è uno spazio simbolico, il bambino può essere se stesso e, nello stesso tempo, diventare altro. Può inventare ruoli, costruire storie, sperimentare forza e fragilità, dipendenza e autonomia, vicinanza e separazione. In questo modo sviluppa la capacità di simbolizzare, cioè di trasformare emozioni e vissuti corporei in immagini, parole, narrazioni e relazioni.
Durante l’estate, il tempo più disteso e meno organizzato dalla scuola favorisce questa funzione trasformativa del gioco. I bambini hanno bisogno di tempi lenti, spazi fisici più ampi e spazi mentali più elastici, nei quali non tutto sia finalizzato alla prestazione o al risultato. Il gioco libero permette loro di recuperare una dimensione di piacere, spontaneità e creatività, fondamentale per lo sviluppo affettivo.
Gli adulti devono essere presente come base sicura, osserva, protegge, contiene e interviene quando necessario. Così il bambino può esplorare il mondo esterno sentendo che il suo mondo interno è accolto e rispettato (Cureus, 2024).
Può spiegare perché l’alternanza tra attività guidata e gioco libero è considerata un pilastro educativo?
Il bambino ha bisogno di alcuni punti fermi (orari, rituali, presenza dell’adulto, momenti condivisi), ma anche di spazi vuoti in cui poter inventare, fantasticare e trasformare l’esperienza di riflessione positiva.
L’alternanza tra attività guidate e gioco libero è molto importante perché sostiene due bisogni fondamentali, da un lato il bisogno di contenimento, dall’altro il bisogno di autonomia. Le attività strutturate, come una piccola escursione nella natura, una lezione pratica di cucina, un laboratorio artistico, la raccolta di fiori, foglie o erbe profumate, offrono al bambino una cornice sicura dentro cui sperimentare. Il gioco libero, invece, gli permette di appropriarsi di ciò che ha vissuto, rielaborarlo e trasformarlo in esperienza personale.
Le vacanze brevi o prolungate, in estate, possono così diventare occasioni preziose di crescita mentale, momenti di svago in cui il bambino incontra il mondo, si separa per un poco’ dall’adulto, ritorna per raccontare, e costruisce dentro di sé nuove sicurezze e nuove capacità relazionali. Il vero equilibrio consiste nel proporre senza invadere, accompagnare senza dirigere troppo, proteggere senza impedire l’esplorazione (Child: Care, Health and Development, 2025).
In che modo, l’esperienza diretta e ludica con l’ambiente naturale durante la pausa estiva può diventare un catalizzatore per lo sviluppo e la crescita emotiva dei bambini?
Le attività all’aperto durante l’estate sono particolarmente preziose perché mettono il bambino in contatto con un ambiente vivo, mutevole, sensoriale. La natura offre stimoli che nessun ambiente chiuso può riprodurre pienamente: luce, odori, suoni, vento, acqua, terra, sabbia, alberi, animali, percorsi, distanze e piccoli imprevisti. Tutto questo attiva il corpo, la curiosità, l’immaginazione e il pensiero.
Il gioco all’aperto permette di sperimentare il rapporto tra mondo interno e mondo esterno. Una passeggiata in campagna, una gita al mare, un’escursione in montagna, la scoperta di un borgo, di un lago o di un fiume non sono soltanto esperienze ricreative: diventano occasioni per osservare, nominare, domandare, fantasticare e costruire nuove rappresentazioni mentali.
Il bambino, infatti, cresce quando può esplorare entro confini sicuri. In questo modo, l’attività all’aperto diventa anche una palestra emotiva dove impara a misurarsi con la novità, con la fatica, con il limite e con piccole frustrazioni.
Le esperienze all’aperto favoriscono anche la socializzazione. Nei giochi di gruppo, nelle attività cooperative e nei campi estivi, i bambini imparano a condividere regole, attendere il proprio turno, aiutarsi, negoziare e trovare soluzioni comuni. L’estate, quindi, non sono solo è stagione di svago, ma anche tempo privilegiato per sostenere sviluppo cognitivo, emotivo, corporeo e relazionale (International Journal of Environmental Research and Public Health, 2024).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Scegliere ambienti estivi che abbiano anche caratteristiche pedagogico-educative, dove il gioco non sia solo intrattenimento, ma esperienze nella natura e crescita;
-Far sì che le vacanze estive senza gli impegni scolastici siano un momento piacevole di scoperta, amicizia e avventura, non come un vuoto noioso o un’immersione totalizzante negli smartphone;
-Accompagnare i bambini nei primi giorni con fiducia e serenità, perché la sicurezza emotiva dei genitori sostiene il loro benessere;
-Valorizzare il gruppo degli amici della stessa età. Con la guida degli adulti, i bambini imparano a condividere, collaborare, aspettare il proprio turno e gestire piccoli conflitti;
-Considerare gli educatori come figure adulte di riferimento, capaci di contenere, guidare e sostenere il bambino in un ambiente diverso dalla famiglia;
-Accogliere i racconti dei bambini sulle loro attività, ascoltando emozioni, entusiasmi o difficoltà, senza giudicare né minimizzare;
-Vivere i luoghi socializzanti dell’estate come uno spazio anche interiore, dove il bambino può sperimentare autonomia, creatività e nuove relazioni, in un contesto sicuro in attesa di trascorrere le vacanze insieme ai genitori.
Marialuisa Roscino
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Conosco Anna Mazzamauro da moltissimi anni, e ricordo il nostro primo incontro a Otranto, durante una manifestazione. Posso affermare che siamo diventati amici, e che personalmente trovo, e non è una sviolinata, che sia ormai una delle poche e rare attrici vere di teatro e non, che lo star sistem abbia ancora. A teatro l’ho potuta ammirare più volte e la sua versatilità è unica. Non posso definirla un comico, ma riesce a volte a combinare le risate alle lacrime. L’ultimo spettacolo al quale sono potuto intervenire, lei indossava i panni di donne diverse, e ricordo, che per una aveva indossato un costume imbottito che la faceva diventare più che obesa. Sembrerebbe che io sia di parte, ma non è così, lei è proprio un animale da palcoscenico come poche.
Anna quando hai capito di voler fare l’attrice?
Nella pancia di mia madre…Anna ridacchia…ho esitato a nascere, perché dovevo provare il mio primo vagito, che doveva essere universale, e quindi, quando sono stata sicura, e ho provato questo vagito al meglio, sono nata. Ma al di là degli scherzi, è un modo scherzoso per dirti da sempre. Non ho avuto un momento in cui mi sono detta che cosa voglio fare da grande? L’attrice! Sono nata con questa deformazione, fisica e mentale.
Hai fatto tanto, anzi tantissimo teatro, cinema fiction, ma la tua grande passione è il teatro. Perché questa scelta?
Un attore, è essenzialmente un animale da teatro, poi che sia un animale che non sa recitare, o che sappia recitare, è un altro discorso. Per me un attore è teatro, nasce a teatro, e non dico che debba morire sul palcoscenico, ma deve crescere nel teatro, perché il resto, possiamo definirlo intelligenza artificiale, le chiamo così adesso, per far vedere che sono al corrente per come si muove la modernità. Ma scherzi a parte, il cinema, la televisione, sono dei mondi espressivi meravigliosi, di cui ora non potremmo fare a meno. Sono nati dopo il teatro, e sono nati meccanicamente, per riproporre cinematograficamente il teatro, non riuscendoci quasi sempre, perché il teatro è un miracolo a parte, è un miracolo che consente all’attore, di trasmettere in diretta dal vivo, anche in televisione, che si può fare dal vivo, in diretta. A teatro l’attore, essendo
presente, si assume la responsabilità di tutto quello che può accadere in scena, di non ricordare la parte, di cadere, che non piaccia lo spettacolo, o che stia piacendo. In televisione, anche se è in diretta, c’è sempre la giustificazione dell’emozione. Nel cinema, non esiste questa emozione, perché orrenda cosa, si possono ripetere molte volte le scene, quindi togliere in questo modo, l’immediatezza la bellezza dell’emozione che l’attore regala al pubblico. Il teatro è tutto questo! Poi non mi fai dire, perché credo risulti retorico, il concetto di poter definire il teatro, il teatro dal greco è théatron, è vedere, quindi questo è…vedere il pubblico che vede e sente e percepisce nel momento in cui tu fai.
Tu, ad un certo momento, hai iniziato a scrivere i tuoi testi. Quando hai capito di poter essere l’autrice di te stessa?
Quando ho recitato con un “cane”, e ho dovuto recitare delle commedie, che oltre a dei testi ignobili…ma vedi, per carità, non mi considero Shakespeare, e ne desidero diventare, sono un’attrice, e mi basta recitare. Ho avuto modo di evolvermi nel teatro, ed è stato l’aver intuito…di
aver capito…o, non oso dire, che non c’è mai il capire a sufficienza in teatro, ma ho intuito che le mie emozioni, le mie parole, arrivavano al pubblico, e il pubblico le recepiva. A quel punto mi sono detta: “Io ci provo”, e ci ho provato, ed è andata bene. Sono diversi anni, che scrivo i miei testi. Non potrei scrivere una commedia, non ne sarei capace, bisogna avere un altro modo di impostazione, così come non ci si improvvisa poeti, come non ci si improvvisa romanzieri. Ecco, io sono una monologhista, nel bene e nel male, un’attrice che recita quello che sente e percepisce, e vuole regalare attraverso le mie parole, emozioni al pubblico, e mi sembra di riuscirci. Infatti, l’ultimo spettacolo che sto portando, in giro in Italia, si chiamo “brava bravissima anche meno”. L’ironia di questo titolo è il rappresentare un mio modo di stare in scena, senza autorità, senza ingombro, senza dire: “Ecco io sono”…è il pubblico che deve definire quello che io sono, non io, io osso solo proporre.
Parliamo di cinema, nota dolente. So che la tua fama è derivata dal personaggio della signorina Silvani. Ma cosa ti ha dato il cinema, un punto in più o niente?
E’ la domanda, che quasi tutti i giornalisti mi pongono, e d io non posso dare risposte diverse a second di chi me la pone. La signorina Silvani, mi ha dato la grande riconoscibilità, mi ha fatto differenziare, rispetto alle altre mie colleghe, mi ha dato la possibilità di essere riconosciuta per la strada, mi ha dato la possibilità di fare gli autografi, le foto, tutte cose bellissime, alle quali l’attore aspira. E’ naturale aspirare a questo…però mi ha impedito…quindi riconoscente al personaggio della signorina Silvani, ma non riconoscente, perché mi ha impedito di fare Medea. Il teatro, quello grande, al quale aspirano le grandi attrici…piccola risatina…ho vitato Medea, perché ad un certo punto, io avrei dovuto dire a Giasone: “Giasone, lei è una merdaccia schifosa”. Ergo, non posso impersonare Medea, ma devo riconoscere che mi ha giovato…il pubblico che viene, non è che lo si possa ingannare, però, quando apprende che ci saranno i miei spettacoli in vari teatri, il primo pensiero è, andiamo a fare due risate. E si, alcune risate accadono, ma a me piace dare un cazzotto nello stomaco alla gente, per poi rinfrescarli attraverso un sorriso, attraverso l’ironia, che già dal titolo in questo mio ultimo lavoro si capisce, “brava bravissima anche meno”. Questo sta a significare che amo più l’ironia, che la comicità.
Per questa domanda, puoi anche non rispondere. Quasi sempre nei tuoi passaggi in TV, ti si chiede sempre, di fare quel verso con la bocca, che credo appartenesse al personaggio della Silvani. Non ti dà fastidio?
Risatina di Anna…in realtà di verso con la bocca, farei delle pernacchie, invece del bacio storico della Silvani. A parte il fatto che adesso non posso farlo, non ti arriverebbe attraverso il telefono…
…anche se lo facessi chiaramente lo conosco benissimo e posso immaginarlo…
…ecco, fa sempre parte di quello che prima, che ha diviso le due cose positive, che mi ha dato la Silvani, e il bacio, fa parte della riconoscibilità. Spesso incontro gente, che mi dice: “la prego mi dica merdaccia schifosa”, e l’accontento, regalandole la battuta “lei è una merdaccia schifosa…uh come sono contento…e vabbè! Contento lei…ancora risatina di Anna…però alla fine è come quando…non so se a te succede…quando hai avuto una bella giornata e ti addormenti in modo tranquillo, io non mi addormento, ma continuo la mia vita in maniera tranquilla, qualcosina ho combinato, perché se la gente per la strada mi ferma, e vuole da me un bacio…bhe!…è quello…
Certo! Non ti sei mai pentita di non aver accettato un ruolo che ti era stato proposto?
…un monologo…
…no al cinema…
Intanto posso dire che mi sarebbe piaciuto essere diretta in un film di Almodovar. Nei suoi film, lui ha sempre delle creature selvagge e sincere, pietose ma tragiche. Sto traducendo con aggettivi, momenti teatrali. L’altro anno, ero felicissima per la chiamata di Francesca Archibugi, meravigliosa regista. Abbiamo trascorso tre ore autentiche dalle 15 fino alle 18, chiacchierando amichevolmente, con gioia reciproca, di tutto quello che pensavamo, io e lei, a proposito del cinema e teatro. Non era un’intervista, ma era un modo di comunicare per capire chi fossi personalmente. Non mi conosceva, e ho pensato che dopo tre ore di chiacchierata, magari mi avrebbe dato una parte meravigliosa. Mi hanno consegnato il copione, e…c’erano tre battute, tre…allora…questo silenzio fa capire come io abbia recepito la cosa…
…certo…
Allora le ho detto: Scusami Francesca, sei straordinaria, e sono felice di averti incontrata, ma proprio perché ti ho raccontato che non sono affetta da voglia e desiderio di protagonismo, e di soliloqui, chiamali “”come te pare”, di monologhista. Come faccio, essendo abituata ad essere protagonista a teatro, e tutto sommato anche la Silvani, era, ed è tutt’ora, una protagonista, a dire tre battute. Il mio personaggio sarebbe stato di una suora centenaria, e gobba… allora…vada per la gobba, un’attrice protagonista può essere anche gobba, e chi se ne frega, non è quello che mi spaventa, ma se la gobba deve dire solo tre battute, NO! Allora Francesca mi ha detto, va bene, ed io, scusami non voglio interferire nel tuo film, che sicuramente è bellissimo, però visto che stai mostrando simpatia nei miei confronti, e stima, mettimi un’altra scena. Tengo talmente a te, che scriverò un’altra scena. Invece di tre battute, sono diventate quattro…ancora una volta Anna ridacchia…dopo questo le ho detto: “Chiedo scusa, ma non posso proprio, mi dispiace”. Francesca Archibugi, è rimasta molto male. Questa è una confessione, che forse non avrei dovuto fare. Non sono un’attrice che bada molto alla remunerazione, a volte faccio gli spettacoli gratuitamente, per la gioia di recitare, ma la produzione, che insisteva tanto, asserendo che alla Archibugi le ero piaciuta tanto, insiste e vorrebbe…mi hanno fatto una proposta economica da comparsa, allora ho detto, scusate, “a sora gobba”, 4 battute, la partecipazione con una paga da comparsa, perdonate, ma evidentemente non sapete con chi avete a che fare. E poi, quasi dopo è arrivata una proposta che mi ha fatto quasi svenire. Mi telefona la mia agenzia cinematografica, e mi dice, guarda che Al Pacino…come hai detto scusa?...Al pacino, ha scelto te, insieme ad altri, perché ritiene che la tua faccia sia giusta per il film che devono girare. Capirai, dopo il primo svenimento, mi sono riavuta, e l’agenzia mi ha detto, che loro vogliono che tu faccia in inglese, una scena della parte che ti è stata assegnata, e una in italiano. Ho girato questa scena in cucina, perché il personaggio, doveva essere una calabrese. Una parte stupenda, che ho girato nella mia cucina, che è strana e curiosa, e poteva essere giusta per il film. Poi un’altra in italiano, e le ho spedite. Arriva la proposta della casting, che mi dice che il mio provino è piaciuto molto, ed è piaciuto quello che tu hai fatto…sono contenta che Al Pacino riesca a capire chi è un grande attore, oltre lui.
Quando hanno visionato tutte quelle che hanno partecipato al provino, selezionandone tre o quattro che potevano interessare veramente…
...quindi un’ulteriore selezione…
Una selezione molto pesante. Essendo tra le tre prescelte, mi sono recata presso gli studi cinematografici De Paolis dove ho incontrato il regista, che si chiama Dito Montiel, una simpaticissima persona, che si è divertito molto, perché mi ero portata da casa, che le altre attrici sicuramente non hanno fatto, il mattarello per fare la pasta. L’avevo portato, perché mi sarebbe servito. Dito, il regista mi ha chiesto a che cosa serviva il mattarello, a dartelo in testa se non mi scegli. Lui alla fine, mi ha detto in inglese, e non credo che lo capisca perfettamente, tu hai fatto un ottimo lavoro, spero di vederti presto. Capirai sono svenuta un’altra volta, e sono andata via. Senonché, a questo film, e tu vuoi lo puoi cercare, si chiama Kidnapped, significa rapito, è stato…la lavorazione del film è stata momentaneamente bloccata, per motivi economici, non riescono a trovare un accordo, e parliamo dell’altro anno. Credo che non si metteranno mai d’accordo, però è stata un’esperienza favolosa, e che Al Pacino, che è il mio attore preferito per il cinema, mi abbia fatto fare il “col bac” che poi è diventato “col cavolo”… …ridiamo entrambi. Rispondendo alla tua domanda, ho rifiutato, brutta la parola rifiutare, nel caso di Francesca Archibugi che è talmente brava, è una delle registe che io stimo di più nel cinema, ma l’avrei stimata ancora di più, se mi avesse infilato nella storia, come una delle protagoniste. Non è successo e non potevo accettare.
Ma con chi ti piacerebbe recitare a teatro, avendolo come partner, e che non hai mai potuto avere?
Ci ho provato a recitare con gli altri, ma è una fatica aspettare che dicano le battute, magari dette male, alle quali devi rispondere subito e con intensità. Sinceramente sono tutti morti quelli coni quali avrei voluto…per esempio Albertazzi, è stato un attore con il quale ho recitato in teatro 300 anni fa, anche Gianni Santuccio…forse la gente conosce Albertazzi ma di certo non Santucci. Gigi Proietti, Gigi era il mio fidanzato in quel periodo, eravamo all’università. Abbiamo recitato insieme, e che cavolo, era un modo diverso…adesso in teatro, si, ci sono degli attori bravi, per carità, ma non quelli per cui tu dici che bello, la sua interpretazione recitativa, mi ha dato un pugno nell’anima. Posso rispondere anche no, preferisco farmi i soliloqui, almeno “me la canto e me la sono da sola e sono felice”.
Prossima avventura
Continua la programmazione nei teatri dello spettacolo, che ho scritto, con il quale ho debuttato a Roma, e poi a Torino e poi un tour in Sicilia. Da ottobre in poi verrà riproposto, ed è ancora “brava bravissima anche meno”. Ho comunque un nuovo progetto, ma è decisamente prematuro parlarne.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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Ho incontrato Damiano Gallo, principe degli immobiliaristi, a Roma, durante la presentazione del suo libro. Uomo poliedrico ed affascinante con un modo di porsi tra il semplice e nello stesso tempo accattivante. Di sicuro una personalità con lo lascia spazio a dubbi e che riesce ad affascinare con il suo modo di porsi in maniera semplice.
Oggi come oggi, che significa essere un “venditore” di case?
Essere un venditore di case, oggi significa soprattutto saper ascoltare, interpretare i desideri delle persone, e trovare l’immobile giusto. È un mix di abilità relazionali e conoscenza del mercato.
Per il tuo successo, quanto è pesato l’essere un conduttore di un format in TV?
Molto, perché la televisione ha dato visibilità al mio lavoro, permettendomi di far conoscere il mio approccio all’immobiliare, a un pubblico più ampio. Il format televisivo, ha trasformato il mio mestiere in un racconto coinvolgente.
In quali canali lei presenta il suo format?
I miei format, (oggi all’attivo ho 5 programmi tv) vanno in onda su Discovery Warner Bros e su Il Sole 24 ore tv.
Che sensazione si prova quando si raggiunge l’obiettivo di una vendita?
È una grande soddisfazione! Una vendita riuscita, rappresenta la chiusura di un percorso complesso, un momento che tocca le aspirazioni, e le emozioni di tutti coloro che sono coinvolti.
E quando la vendita salta? Delusione? Rabbia?
Direi frustrazione professionale. È importante mantenere la lucidità. La delusione esiste, ma deve essere trasformata in strategia e ricerca di nuove soluzioni.
Chiaramente lei opera principalmente su Milano. Qual è la tipologia di casa che la gente cerca in una metropoli decisamente dedita al commerciale?
A Milano si cerca un equilibrio tra posizione, funzionalità e qualità della vita. Gli acquirenti desiderano immobili con caratteristiche distintive, che offrano un senso di appartenenza alla città.
Attico, villa, palazzetto, appartamento, quale tra queste viene più richiesta o apprezzata?
L’appartamento è la soluzione più richiesta, ma attici e immobili di pregio, hanno un fascino particolare per chi cerca esclusività. Ville e palazzetti sono più di nicchia, ma molto ricercati se ben posizionati.
È più facile vendere una casa o un appartamento di piccolo taglio o una con metratura maggiore?
Di norma, è più semplice vendere un immobile di piccolo o medio taglio, poiché intercetta una platea più ampia di acquirenti. Le metrature più grandi richiedono un acquirente più selezionato.
Rifiuta case che non le piacciono o accetta tutto?
Un professionista serio non dovrebbe accettare tutto senza riflessione. È fondamentale valutare la coerenza con il mercato, e presentare solo immobili che rispettano standard elevati.
Le è mai successo di alzarsi una mattina e dire a sé stesso, oggi devo vendere assolutamente quell’immobile?
Certo! Quando un immobile ha un forte potenziale, mi concentro su di esso. La determinazione è cruciale, ma sempre all'interno di una strategia chiara.
Perché ha sentito l’esigenza di scrivere un libro?
Per mettere in luce un percorso professionale, e raccontare un settore, che il pubblico vede spesso in superficie. Il libro rappresenta un modo per condividere esperienze e visioni. Sono giunto in realtà alla terza pubblicazione.
Ma a chi lo ha rivolto, al pubblico o ai suoi colleghi?
Probabilmente a entrambi! Al pubblico per rendere comprensibile il mondo immobiliare, e ai colleghi come testimonianza di esperienza e metodo.
Se le si chiede di vendere una casa non a Milano o nei dintorni, come si regola?
Mi regolo caso per caso, considerando il mercato locale e la rete di professionisti. Ogni luogo ha regole e peculiarità da rispettare.
Lei durante la presentazione ha dichiarato di essere Gay. Quanto è pesato nella sua professione in positivo o in negativo?
Un’identità personale può avere un impatto, ma alla fine contano i risultati e la competenza. Essere autentico è fondamentale nel mio lavoro.
Nel suo lavoro essere parte di una famiglia importante lo ha aiutato?
No! A Milano ho costruito tutto da solo. Ho lasciato la mia famiglia in Sicilia, quando avevo 18 anni.
Com’è la sua casa, in che zona e perché l’ha scelta?
Vivo a Milano da oltre vent’anni. Ho scelto la città per la sua vitalità e il suo dinamismo, elementi che rispecchiano perfettamente il mio percorso. Vivo nel cuore di Brera.
Cosa pensa di fare domani?
Sto per produrre un cortometraggio, insieme a Mara Grazia, dedicato tutto alla Sicilia. Ho preso spunto, dal meraviglio romanzo Agata del vento di Francesca Maccani.
Chi e veramente Damiano Gallo, e come convive l’uomo con il professionista?
Non saprei rispondere. Sono quello che rappresento. Per alcuni sono un agente immobiliare, per altri un imprenditore di successo, per altri un uomo di spettacolo.
Certamente un artista dell’imprenditoria …pieno di creatività.
Cosa dice e pensa di sé stesso?
Sono eccentrico e poliedrico. Mi definisco un mecenate contemporaneo, che vive la vita con entusiasmo. I miei interessi spaziano dalla televisione, al mondo immobiliare, dalla comunicazione alla ricettività.
Da poco sono diventato proprietario del parco faunistico Ibleo, la prima realtà siciliana.
Credo fermamente, che entusiasmo e versatilità possano alimentare l'imprenditoria moderna.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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