corpo 10 settimanale online

 

 

       

Una professione in evoluzione che si è trasformata da mestiere, in qualcosa di più completo, con competenze altamente professionali.

 Oggi la professione di parrucchiere o come si vuole chiamare oggi, hair stylist, è le donne ed anche per gli uomini, diventato un consulente d’immagine, dando al loro mestiere un allure diverso, e forse anche più prestigioso. A tal motivo ho intervistato uno degli astri nascenti,   Vincenzo Tabanella, che viene dalla scuola di uno dei più grandi parrucchieri di fama internazionale, Sergio Valente.

     Cosa significa per te, essere nella squadra di Sergio Valente, un grande maestro?

     Sicuramente un vanto ed una fonte di conoscenza. Lavorare accanto ad una eccellenza come lui nel mondo dei coiffeur internazionali, è qualcosa di veramente importante, ed oserei dire impagabile.

     Quando hai deciso che desideravi essere un parrucchiere?

     Proprio deciso non subito. Sono figlio d’arte, mio papà faceva questo, e frequentavo il suo salone. Mia mamma, invece, aveva tutt’altre aspirazioni per me, e non pensava che potessi essere adatto a fare questo lavoro. Studiavo         immagine del salone nell’istituto per geometri, per fare contenta mia madre. Comunque decisi di dire a mio padre che avrei avuto il piacere di intraprendere il suo lavoro. Chiaramente anche il mestiere   di parrucchiere necessita di istruzione, e mi sono iscritto all’accademia u.n.f.a.s.m. nazionale che è l’acronimo di unione nazionale famiglia artistica signora maschile. Ho conseguito il   diploma come maestro d’arte, ed è stato l’inizio della mia carriera di acconciatore. Avevo appena 15 /16 anni, ero decisamente un ragazzino. Oggi ne ho 50. Pensi che far parte   della squadra di un famoso parrucchiere sia un punto d’arrivo?

 Forse lo si pensa all’inizio. Quando si ha avuto la fortuna di arrivare li, sembra che tutto vada bene, poi ci si accorge che è solo un inizio. Ho cambiato subito idea, conscendo un   maestro come Sergio, ed ho capito che era l’inizio di una carriera e quindi, cercare di provare ad avere una carriera strepitosa.

 Hai scelto o sei stato scelto da Sergio, e come sei arrivato a lui?

  Sono arrivato in modo casuale. Conoscevo la sua fama internazionale. In quel periodo ero un cliente dell’Oreal professionel. Sergio instituì un premio che portava il suo nome. Dava   l’opportunità agli under 25 ed a quei ragazzi che, non avevano la fortuna di approcciarsi nel mondo dell’alta moda, delle sfilate, della televisione. Veniva fatta una selezione in tutta     Italia, ed i primi tre classificati, potevano far parte del team di Sergio Valente. Partecipando al concorso, mi sono classificato terzo al pari di un altro collega. Non racconto la trafila l     lunga dopo la vincita. Tutto è partito da quella vittoria, era il lontano 97. L’emozione per i primi approcci nell’alta moda, quando fui chiamato da Sergio a collaborare, così pure per   le  sfilate del pret a porter.

 Qual è la specializzazione che preferisci o nella quale eccelli, ovvero, taglio colore o…?

 La specializzazione in fin dei conti è quella o che è legata al singolo cliente, ed è questo concetto che poi ha fatto la differenza. Certo, personalmente il colore ed il taglio sono la   parte importante per un salone, ma anche le acconciature dove si può sviluppare oltre alla tecnica, la creatività ed il tutto poi fa lo stile personale del parrucchiere.

 È più difficile essere un parrucchiere ora piuttosto che ieri?

Non saprei dirtelo. Sicuramente è più difficile burocraticamente, ottenere permessi e licenze, e si aggiunge anche la parte fiscale. Certamente un artigiano, un artista, prima non aveva tutte queste incombenze burocratiche, o forse erano più semplificate. Erano equiparati come artigiani, e quasi sempre lavoravano da soli o con qualche aiuto. Oggi un salone, è una vera e propria azienda, con tutto quello che ne deriva. Certo, adesso siamo molto semplificati nell’ottenere le novità sui prodotti e sulle nuove tecniche. Aggiornarsi è più semplice. Una volta era necessario andare a cercare gli aggiornamenti, mentre ora con il web, ti arriva di tutto e di più.

Lampante è, che l’estro e la creatività o c’è o non c’è, e vale per ieri come per oggi. Certo le nuove scuole sono più aggiornate, ma se non si ha dentro qualcosa da esprimere, o era ieri o è oggi, la differenza non esiste.

Cosa deve avere un parrucchiere per emergere?

Sicuramente estrema passione. Cercare di essere un professionista, avere uno stile, avere cura dei dettagli all’interno del salone, scegliere i giusti collaboratori, impegnarsi per aggiornamenti sui prodotti innovativi, sulle nuove attrezzature. È un insieme di cose, che ti porta ad emergere.

Cosa ti ha insegnato Sergio Valente?

Un’infinità di cose. Innanzitutto, mi ha dato un’apertura mentale, e non rimanere chiuso tra le quattro mura del mio “piccolo mondo antico”, come parrucchiere. Essere attento alle aziende lider, possono trasmettere le nuove tendenze, anche per la moda, gli aggiornamenti. Grazie a lui, ho avuto un approccio diretto, con la visione nel vedere il bello di una donna. Mi ha insegnato a guardare tutto, con uno stile diverso, indipendentemente da quella che può essere la capacità tecnico stilistica. Mi ha trasmesso un pozzo di sapere, sia a livello sociale, che professionale. Difficile dettagliare tutto quello che mi ha potuto tramettere un Sergio Valente. È stato qualcosa di unico, ed ogni volta che ci incontriamo, riesco a prendere qualcosa di nuovo, da lui e dalla sua esperienza, dal suo saper fare, da come agire con il prossimo, sia che sia un amico o un cliente

Cosa differenzia un cliente uomo da una cliente donna?

Tecnicamente non dovrebbe esserci differenza. Nel mio salone ho una clientela quasi totalmente femminile, ma per amici o conoscenti posso fare delle eccezioni. Ribadisco, tecnicamente non cambia nulla, ma è l’approccio che è diverso, con stile diverso e con una consulenza diversa.

Che consigli dai ad una donna che, ha passato i 40 anni, e che si ostina a portare i capelli lunghi?

Adesso come adesso, i 40 anni non sono più un’età così avanzata. Comunque dipende da che tipo di donna è. Se è longilinea, giusta, equilibrata, possiamo anche pensare di lasciarglieli lunghi sopra la spalla, e non lunghi fino al fondo schiena, come se fosse una ragazzina. Se devo cercare di consigliarla per farle cambiare idea, mi approccio in modo carino, delicato, dicendole che forse è giusto dare una svolta, un cambiamento, facendolo sembrare un gioco. Tutto deve nascere da una forma di gioco, i capelli crescono, ed è una grande verità, che ci permette di dire va bene, ci provo, divertiamoci. Questa decisione, può avere un inizio ed una fine, come un inizio che si prolunga, e che fa decidere la cliente di tenere il taglio corto. Se la cliente mi fa domande, è decisamente positivo, perché posso dare motivazioni, che vanno dalla forma del viso, alla struttura del capello, alla sua personalità, o stile, e darle gli imput che la convincano ad avere un taglio corto.

Bionde castane rosse o brune, come gestisci la voglia di cambiare colore?

Sicuramente è una delle decisioni più comuni. La prima volta che la cliente prende questa decisione, si fa una valutazione, che parte dal colore dell’incarnato, al colore degli occhi ed altro. Questa è la parte tecnica che si va ad approfondire, poi si fa un confronto con la stessa cliente, chiedendo quanta voglia ha di investire in tempo, in denaro, per gestire il suo cambiamento di colore. È necessario capire, basandosi sul suo colore naturale, o quello che al momento porta, se prende questa decisione è perché lo vuole, o deve mascherare i capelli bianchi. Per queste decisioni, si apre un mondo, dove si cerca di capire e consigliare al meglio, per assecondare il desiderio o la volontà della cliente.

Ami su una donna i capelli corti o lunghi e perché?

Non ho una preferenza in particolare, penso che ad ogniuno il suo. Sono napoletano, mediterraneo, e di solito prediligo una donna con i capelli lunghi ma che rappresentino un effetto di femminilità. L’idea giusta è, che ad ogni donna ha il suo stile, dinamica o meno, se preferisce avere il capello raccolto, o più sbarazzino, ma ribadisco che non ho una preferenza in particolare.

Cosa ti aspetti dal futuro?

Ovviamente il meglio, che riguarda la crescita del mio lavoro. Sono un propositivo e mi aspetto sempre il meglio da tutto, sia dalla vita, che dalla professione. Mi auguro che il nostro mestiere, possa avere un’evoluzione in positivo, e che l’opinione pubblica, per il nostro mestiere, sia sempre più alta. Ci sono determinati colleghi, che ci fanno fare 4 passi indietro. L’’informazione attraverso media, è molto importante per far capire, che ci sono dei professionisti che hanno una dedizione verso questo lavoro, veramente eccezionale, e che è necessario essere un minimo informati su materie, come sociologia, psicologia e dermatologia, o la chimica, o l’arte di costruire una professionalità sempre più elevata.

Dove si trova ubicato il tuo posto d lavoro e perché hai scelto quella zona?

Il mio salone è Napoli, nel cuore de centro storico in piazza Museo Filangieri. Sono rimasto in quella zona, perché già mio padre era presente con il suo salone, e per un periodo ho collaborato con lui, quindi ero già conosciuto in zona.  Sono rimasto in zona facendomi strada, facilitato dal fatto che fossi già conosciuto. Ho avuto varie opportunità di spostarmi anche in altre città, ma visto che il mio lavoro si svolgeva nel migliore dei modi, perché cambiare città?

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini - Antonio Barattiero

 

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