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PRESENTAZIONE LIBRO Le pietre del segreto:  - tra reliquie cristiane e figure esoteriche di Alessio Romano

“Il potere nasce sempre dalla fiducia che una comunità decide di riporre in ciò che considera significativo.”

tre copertineLa presentazione del libro Le pietre del segreto - tra reliquie cristiane e figure esoteriche si

è trasformata in qualcosa di più di un semplice incontro letterario.

È stata una serata in cui cultura, istituzioni e pubblico hanno costruito un vero spazio di

discussione sul valore dei simboli, della memoria e delle narrazioni che tengono insieme

una comunità. La sala gremita ha seguito con grande partecipazione il dialogo guidato dal

moderatore Daniele Serio, che ha condotto l’incontro con ritmo e sensibilità, favorendo un

dibattito aperto e dinamico. L’evento, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle

istituzioni e del mondo culturale: Micol Grasselli, consigliera della Regione Lazio, Marco

Innocenzi, sindaco della città di Tivoli, Giovanni Loreti Colagrossi, sindaco di San Gregorio

da Sassola, Vincenzo Tropiano, assessore della città di Tivoli, e Alessia Croce, consigliera

del Comune di Guidonia Montecelio. La loro presenza ha dato alla serata una dimensione

pubblica chiara: non una semplice presentazione di libro, ma un momento di riflessione

condivisa sul ruolo della cultura nei territori. Ad aprire la serata è stata la proiezione di una

due personaggibreve clip introduttiva che ha immerso il pubblico nell’atmosfera del volume, fatta di storia

medievale, mistero e simboli che attraversano i secoli. Da lì è iniziato un dialogo che ha

toccato temi molto più ampi del contenuto del libro e che ha avuto come protagonista lo

stesso autore, Alessio Romano, che ha accompagnato il pubblico all’interno del percorso

di ricerca che ha portato alla nascita dell’opera. Il libro nasce infatti da un’indagine sul

rapporto tra simbolo, memoria e potere nella storia dell’uomo. L’autore ha spiegato come

le reliquie non siano mai state semplicemente oggetti materiali, ma strumenti attraverso

cui le comunità hanno costruito identità e fiducia. Nel Medioevo una reliquia poteva

cambiare il destino di una città, attirare pellegrini, consolidare poteri e creare senso di

personaggiappartenenza. Particolarmente significativo è stato anche il riferimento alla giovane

Rachele Romano, figlia dell’autore, che ha scritto l’introduzione del libro.

Un passaggio che ha colpito molti dei presenti perché ha mostrato come la trasmissione

della cultura e della memoria non sia soltanto un esercizio accademico, ma un dialogo tra

generazioni. Nel corso degli interventi istituzionali è emerso con forza il valore della cultura

come spazio di aggregazione civile. Micol Grasselli ha ricordato come politica e cultura

condividano la stessa missione: costruire legami tra le persone e custodire le radici che

rendono solida una comunità. La cultura, ha sottolineato, rappresenta il ponte che collega

il passato al futuro e permette ai territori di riconoscersi in una memoria comune.

Il sindaco di Tivoli Marco Innocenzi ha invece evidenziato il valore della cultura come

spazio di aggregazione civile, ricordando come momenti come questo dimostrino quanto

la cultura possa diventare occasione concreta di incontro tra cittadini, istituzioni e territorio.

Un passaggio particolarmente significativo è stato quello del sindaco di San Gregorio da

Sassola, Giovanni Loreti Colagrossi, che ha ricordato con orgoglio come il suo comune

custodisca oltre trenta reliquie, patrimonio spirituale e storico che testimonia la profondità

della tradizione religiosa e culturale dell’area tiburtina. L’assessore Vincenzo Tropiano ha

offerto una riflessione originale, paragonando il libro a una composizione musicale capace

di armonizzare ricerca storica e dimensione simbolica. Ha ricordato come anche

l’amministrazione pubblica, pur tra numeri e normative, non possa mai perdere di vista

l’elemento centrale: l’uomo e la sua storia. Alessia Croce, consigliera comunale di

Guidonia Montecelio, ha invece posto l’accento sul rapporto tra cultura e territorio,

sottolineando come la narrazione dei luoghi, delle reliquie e dei misteri storici possa

diventare uno strumento potente per valorizzare l’identità locale e creare nuove forme di

partecipazione culturale. Il momento più intenso della serata è arrivato con il dibattito

condotto dal giornalista Antonio Angeli, che ha aperto una discussione serrata sul

significato delle reliquie e sul loro ruolo nella storia. Il confronto si è concentrato in

particolare sul mistero del Santo Graal, figura sospesa tra storia e simbolo. La domanda

non era tanto se il Graal sia esistito come oggetto, ma perché l’uomo continui a cercarlo. Il

Graal è diventato nel tempo la metafora di una ricerca interiore, della maturità e della

responsabilità individuale. Da qui la discussione si è allargata alle figure esoteriche che

attraversano il libro. Non come folklore occulto, ma come strumenti attraverso cui le

società hanno raccontato i propri limiti e le proprie aspirazioni. I cavalieri del Graal, gli

alchimisti e le creature dell’immaginario simbolico europeo non sono semplicemente

leggende. Sono modi con cui l’uomo ha cercato di comprendere sé stesso. Proprio una di

queste figure, il Golem, ha aperto uno dei passaggi più suggestivi della serata. Nella

tradizione ebraica il Golem è una creatura costruita dall’uomo e animata da una parola

scritta. Un essere potente ma privo di coscienza autonoma. Un’immagine antica che oggi

appare sorprendentemente attuale. Il parallelo con l’intelligenza artificiale è emerso quasi

naturalmente. Come il Golem, anche l’intelligenza artificiale nasce da un codice scritto

dall’uomo e possiede la capacità di amplificare enormemente le sue possibilità.

La differenza è che oggi questa amplificazione avviene su scala globale.

I sistemi di intelligenza artificiale stanno già trasformando il modo in cui produciamo

conoscenza, organizziamo il lavoro e prendiamo decisioni collettive.

Secondo diverse analisi economiche, tecnologie di questo tipo potrebbero generare

migliaia di miliardi di valore economico ogni anno e modificare profondamente il mercato

del lavoro nei prossimi decenni. Ma il punto emerso nel dibattito non è stato tanto

tecnologico quanto simbolico. Le reliquie nel Medioevo non aumentavano la forza

materiale di chi le possedeva ma ne aumentavano la fiducia, creavano coesione, identità

condivisa, senso di appartenenza. L’intelligenza artificiale, invece, aumenta la capacità

operativa degli individui e delle istituzioni. In entrambi i casi però emerge la stessa

domanda: chi custodisce il potere che nasce da questi strumenti?

Il confronto ha mostrato come ogni epoca costruisca i propri simboli e le proprie

tecnologie, ma debba anche decidere quali valori conservare mentre li costruisce.

Le reliquie hanno insegnato che le comunità si tengono insieme attraverso simboli

condivisi, le tecnologie contemporanee mostrano che la stessa logica continua a esistere,

anche quando i simboli diventano invisibili e si trasformano in infrastrutture digitali.

La discussione ha toccato anche un altro punto centrale: nessuno è davvero estraneo ai

simboli. Anche in una società sempre più laica continuiamo a vivere immersi in oggetti che

assumono valore perché una comunità decide di attribuirglielo. Una bandiera, un inno, uno

stemma civico, la maglia di una squadra, una fede al dito. Oggetti semplici che diventano

potenti quando si caricano di significato condiviso. Il potere non è nell’oggetto ma nel

senso che gli uomini costruiscono attorno a quell’oggetto. È una strada a due corsie,

l’uomo attribuisce significato alle cose e quelle stesse cose, una volta cariche di

significato, iniziano a orientare la vita dell’uomo. In questo contesto è stato particolarmente

significativo anche il momento dedicato alla presentazione degli altri scrittori presenti in

sala, un passaggio che ha reso evidente come la scrittura continui a essere uno strumento

fondamentale di costruzione della memoria e del pensiero collettivo. Autori, giornalisti e

studiosi sono stati ricordati non solo come osservatori della realtà, ma come custodi delle

narrazioni attraverso cui una comunità interpreta sé stessa, anticipando il prossimo lavoro

dell’autore incentrato sulle confraternite segrete del Medioevo, dedicato proprio al

giornalismo. Al termine del dibattito la serata è proseguita in un clima conviviale con cena

e musica, trasformando l’incontro culturale in un momento di condivisione tra istituzioni,

cittadini e mondo della cultura. Il risultato è stato qualcosa di raro. Una serata in cui

passato e futuro si sono incontrati nello stesso discorso, dove reliquie medievali, miti

antichi e intelligenza artificiale sono diventati parti dello stesso interrogativo.

Francesco Caruso Litrico

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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