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Continua la mia ricerca, attraverso le professioni, che ruotano intorno al nostro sistema giuduziario. Abbiamo visto il sistema attraverso un magistarato un avvocato della cassazione ed ora è ilturno di un avvocato penalista. Tutti nel bene enel male lamentanocarenze a volte incolmabili, per fattori che sono diversificati e vanno dalla mancanza di personale alle leggi a volte poco chiare e che danno edito ad intrpretazioni.

avvocatoIntervista a Teresa Gigliotti, avvocato penalista del Foro di Roma.

Lei è un avvocato civilista o penalista?

Sono un avvocato penalista, esercito da diversi anni, e nel passato mi è capitato di occuparmi anche di questioni civilistiche, e di diritto amministrativo, spesso collegate a problemi dei clienti assistiti, nell’ambito del diritto penale.

Ho comunque un team di collaboratori, sia interni che esterni allo studio, ai quali delego controversie di diritto civile e amministrativo.

Sono iscritta al Foro di Roma, il mio studio è in Roma, anche se esercito su tutto il territorio nazionale. In particolare, oltre a processi che ho seguito a Milano, Torino ed altri distretti dell’Italia settentrionale, da anni mi occupo di processi di criminalità organizzata in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria dove, come purtroppo noto, si celebra la gran parte di questi processi.

Cosa cambierebbe nell’ordinamento giuridico, al momento, perché possa migliorare?

Le nuove riforme, hanno in qualche modo cambiato il modo di lavorare, sia per noi avvocati che per i magistrati, in modo particolare, da quando è entrato in vigore il processo telematico, che ha portato indubbiamente vantaggi, anche se, frequenti malfunzionamenti e mancanza di aggiornamentidei programmi, rallentano spesso il lavoro.

Migliorare l’ordinamento giuridico, è sicuramente un processo complesso che richiede la revisione di leggi, per renderle più chiare e più coerenti con le nuove esigenze, è necessaria più trasparenza, è necessario migliorare le procedure, per garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, allineare l’ordinamento giuridico nazionale, con le normative internazionali econ gli accordi internazionali, coordinare la normativa nazionale con quella regionale, ect…

Quando si dice che, noi italiani facciamo causa per tutto, è vero, perché dobbiamo combattere con una burocrazia ancora troppo complessa e lenta, e con leggi spesso poco chiare.

Non crede che le leggi con tanti commi che si introducono diventino un po’ ostiche anche per un giudice?

Certamente! Troppo spesso, il legislatore introduce delle norme complesse, poco snelle e poco chiare, con rimandi a tante altre leggi, che di conseguenza si prestano a diverse ed opposte interpretazioni, come continuamente accade nel giudizio di legittimità, avanti alla Corte Suprema di Cassazione.

Questo determina, come effetto, il proliferare di controversie, soprattutto in campo civilistico e amministrativo, con aumento del carico di procedimenti nei Tribunali.

Il cittadino, troppo spesso è portato a pensare di dover essere fortunato, ad essere giudicato secondo l’orientamento, a lui più favorevole.

Ovviamente, la difesa cerca di interpretare la norma, in modo favorevole al proprio assistito.

Lei crede che, i giudici, siano anche un pochettino falsati nel giudizio, a seconda che siano di destra o di sinistra?

I giudici, prima di essere giudici, sono persone con le loro idee.

Dal punto di vista del giudizio, il giudice, terzo imparziale, ovviamente non deve essere influenzato da nessuna idea politica.

Senza generalizzare, penso che ci siano delle decisioni influenzate dalla politica, come anche, a mio avviso, ci sono delle decisioni influenzate dall’opinione pubblica, quando si parla di casi mediatici.

Io, non condivido l’utilizzo esagerato, dei casi di cronaca nelle trasmissioni televisive.

Trovo sicuramente giusto, che casi clamorosi, che scuotono l’opinione pubblica, siano oggetto di notizie giornalistiche e televisive, ma i processi si fanno nelle aule di giustizia, e non in programmi televisivi, che negli anni sono diventati veramente troppo numerosi, e nei quali si pretende di analizzare nei minimi dettagli, ciò che è oggetto dell’attività giudiziaria.

In ogni caso, ripeto, sui giudici non si può generalizzare, in quanto ci sono tanti giudici che lavorano tanto e molto bene, con coscienza e senza influenze esterne, come ce ne sono altri piùsuperficiali, meno attenti e a volte influenzati dalla politica.

Ha mai pensato di entrare in politica come molti dei suoi colleghi fanno?

No! Non ho mai pensato di entrare in politica.

Ho fatto sempre e solo l’avvocato, iniziando a fare il praticantato nel 1993, e iscrivendomi, appena conseguita l’abilitazione, all’albo degli avvocati.

E’ da trentadue anni, che frequento le aule di giustizia.

Come si sente come donna, non come professionista, ma come avvocato che difende una persona, che sa che è veramente colpevole, e deve cercare il modo, non dico di ottenere l’assoluzione, ma quantomeno di ottenere una pena molto più indulgente?

Premesso che uomo o donna, nel nostro sistema giudiziario, abbiamo un principio garantito dall’art. 24 della Costituzione, che è quello del diritto alla difesa, diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento, indipendentemente dal fatto che ad essere difeso, sia un colpevole o un innocente.

Questo è un principio sacrosanto del nostro ordinamento.

Come donna, trovo che molte vicende umane mi hanno coinvolta, anche emotivamente. I casi umani, ed in particolare quelli nel processo penale, penso non possano lasciare un avvocato indifferente.

E il cliente, questo lo percepisce in senso positivo.

Quanto sono sinceri i clienti?

Il rapporto di fiducia e di sincerità tra avvocato e cliente, è fondamentale per predisporre un’ adeguata difesa.

La difesa, consiste nel cercare tutti gli elementi a favore dell’imputato, perché la colpevolezza, rispetto ad un fatto-reato, può essere nulla, o può essere in una misura minima o massima, ed il lavoro dell’avvocato, consiste nel ricercare, attraverso l’attenta lettura degli atti e dei documenti, ed attraverso il racconto fatto dall’imputato, o dalla persona offesa, a seconda dei casi, le prove a discarico dell’imputato, (o a carico nel caso di difesa delle vittime) da far valere nel processo.

Per la determinazione della pena, i giudici devono tener conto della gravità del reato, desunta dagli elementi di cui all’art.133 del codice penale, quali ad esempio: La natura, la specie, i mezzi, la gravità del danno cagionato, oltre che dalla capacità a delinquere del colpevole.

Ma quale è il suo stato d’animo? Da una parte la donna e dall’altro l’avvocato?

Cerco di combattere il più possibile, per far valere i diritti, perché so che sto difendendo una persona, che giustamente o ingiustamente, si trova in una determinata situazione, e deve affrontare un processo.

Nello stesso tempo, oltre all’impegno professionale, dal punto di vista giuridico, mi trovo ad affrontare tutto il complesso della situazione psicologica, non solo del cliente ma anche dei familiari, che comunque subiscono le vicende giudiziarie del familiare, che va incontro ad una probabile condanna.

Mi ha sempre molto colpito, dal punto di vista umano, vedere i bambini in carcere, che regolarmente si recano a far visita al padre, o anche se in casi minori, alla madre, o ancor di più, vedere i bambini detenuti con le madri.

C’è sempre un coinvolgimento emotivo, una preoccupazione nel risolvere nel migliore dei modi, un determinato caso, senza ovviamente intaccare l’aspetto razionale, che è fondamentale nell’affrontare i processi.

Quando per la prima volta, sono entrata tanti anni fa, in carcere, sono rimasta molto colpita, perché mi sono resa conto, aldilà di quanto si legge sui giornali, di quante vicende umane molto tristi ci sono, ovviamente senza voler giustificare gli imputati per i reati commessi.

Penso, quindi, che nello svolgimento della professione, oltre al lato razionale, sia necessaria anche empatia tra cliente e avvocato.

Quando viene condannato un innocente, per l’avvocato, è una sconfitta che determina angoscia.

Un avvocato in questi casi, pur sapendo di aver fatto tutto il possibile, soffre insieme al cliente, almeno questa è la situazione che percepisco io.

Come si instaura il rapporto tra difesa ed accusa?

Difesa e accusa, nel processo dovrebbero essere su un piano di parità.

L’accusa, che appartiene al pubblico ministero, secondo quelli che sono i principi del codice, del nostro ordinamento, deve cercare la verità, e per verità significa ricercare anche gli elementi a favore dell’imputato, che possono portare all’assoluzione, o alla richiesta di attenuanti e di una pena adeguata, al fatto -reato.

Nel nostro sistema, non si è sicuramente ancora su un piano di parità, tra avvocato e pubblico ministero.

Si pensi ad esempio, alle indagini difensive che può svolgere l’avvocato, ma che non ha  gli strumenti che ha la Procura.

Ancora non c’è questa parità, della quale si parla da tanti anni.

L’avvocato può essere difensore dell’imputato, e quindi ricerca le prove per dimostrarne l’innocenza, o per ottenere una pena adeguata, ma può essere anche difensore delle vittime del reato, e dunque più vicino alla posizione del Pubblico Ministero, nella ricerca di prove a carico dell’imputato.

E il rapporto che si ha con i giudici?

Per quanto mi riguarda, il rapporto è distaccato, ovviamente nel rispetto reciproco dei ruoli.

Ho sempre preferito avere un rapporto distaccato, non amo quei rapporti di amicizia, che possono determinare imbarazzo nella gestione del processo, e che a mio avviso sono inopportuni.

Il giudice è terzo e imparziale, e non deve essere influenzato dalle parti, né dall’accusa né dalla difesa.

Che cosa farebbe per cercare di accorciare i tempi specialmente nel civile?

Nel settore civile, ci sono processi che durano ancora troppi anni.

Con l’introduzione del processo telematico, molte udienze sono a trattazione scritta, e si è notevolmente ridotta, la presenza di avvocati e giudici nei Tribunali, ma nonostante l’introduzione di nuove tecnologie, che dovrebbero servire a smaltire il lavoro, assistiamo ancora a rinvii di cause civili, anche a distanza di due o tre anni, giustificati sempre dalla carenza di personale, e dal carico di lavoro dei giudici.

Negli anni sono state fatte riforme, come ad esempio, l’introduzione dei giudici di pace, sia nel civile che nel penale, proprio al fine di smaltire l’arretrato, ma sta di fatto, che è sorprendente come, nonostante le riforme introdotte negli anni, e le nuove ed avanzate tecnologie, ci ritroviamo ancora a parlare della giustizia italiana, caratterizzata dalla lungaggine dei processi.

Sicuramente dovrebbero essere potenziati i sistemi telematici, che spesso sono caratterizzati da malfunzionamento, che aumenta il tempo di lavoro per tutti gli operatori giudiziari, e per noi Avvocati.

Dovrebbero essere adottati metodi di gestione più efficienti, dovrebbe esserci una maggiore collaborazione tra magistrati, avvocati e cancellieri.

E’ solo mancanza di personale?

La carenza di personale, è la motivazione con la quale ci scontriamo spesso negli uffici giudiziari, quando i tempi di attesa sono troppo lunghi.

Purtroppo, il carico di lavoro lamentato, va ad incidere negativamente sull’attività difensiva, che viene spesso penalizzata.

Faccio un esempio: Sono stati addirittura creati dei protocolli, che per gli scritti difensivi, impongono agli avvocati, di non scrivere oltre un determinato numero di pagine.

Questo a mio avviso, non è certo un modo giusto per smaltire l’arretrato o per accelerare i tempi della giustizia, ma significa in realtà andare a ledere il diritto di difesa.

Anche se negli ultimi anni, la durata dei processi si è ridotta, esistono ancora grosse differenze, con gli altri paesi europei.

Cosa avrebbe voluto fare se non avesse scelto di fare l’avvocato?

Ho fatto sempre e solo l’avvocato, non ho mai pensato a qualcosa di diverso, da quando ho iniziato la pratica forense, che mi ha subito appassionata.

Sicuramente, mi sarebbe piaciuto fare un lavoro a contatto con la gente, ed il lavoro dell’avvocato, che io trovo molto bello, è un lavoro che ti pone sempre in relazione con le persone che difendi, e che ripongono in te la fiducia, condividendo i loro stati d’animo sia positivi che negativi.

Mi sarebbe piaciuto anche cantare e fare teatro.

Quanto sacrifica un avvocato della sua vita privata?

Tanto.

Tanto perché?

Tanto, perché è un’attività che si svolge nell’arco dell’intera giornata. Generalmente di mattina, presso gli uffici giudiziari e nelle carceri, e nel pomeriggio, negli studi per la redazione degli atti, lo studio dei processi, il ricevimento dei clienti etc.

E’ un’attività che coinvolge in pieno, e che non può sottostare a regolari orari di ufficio, soprattutto quando ci sono scadenze o urgenze.

In una città come Roma, poi il tutto è sovraccaricato dalle difficoltà della città, dalle distanze, dal traffico, dalle dimensioni e dal carico di lavoro dei Tribunali. C’è da dire che con la digitalizzazione, molte delle interminabili e famigerate file, che bisognava affrontare nei Tribunali, ora sono sicuramente diminuite, ma nonostante ciò, i tempi della giustizia rimangono comunque molto lenti.

Sono subentrati problemi diversi, che possono derivare dal malfunzionamento del sistema telematico, come blocchi dei terminali, o dei programmi, che non funzionano bene o che sono rallentati…

…nel paesino di Taviano che ha 12.000 abitanti, credo che ci siano una cinquantina di

avvocati…

...siamo un numero notevole in tutta Italia, nonostante i periodi critici per l’avvocatura, che ha determinato tante cancellazioni dall’albo, e un calo di iscrizioni.

In questi ultimi anni, molti colleghi hanno partecipato a concorsi pubblici, ed ora svolgono attività nei Tribunali, o in altre amministrazioni pubbliche.

Gli iscritti all’Albo dell’Ordine degli Avvocati di Roma sono oltre 26.000, e con i praticanti si arriva a oltre 32.000.

È una professione sicuramente non facile, ma molto bella.

Negli ultimi anni si è diffuso di più l’associazionismo, ma in Italia la professione rimane ancora una professione individuale. 

Gli studi con tanti avvocati, soprattutto in grandi città come Roma e Milano, nella maggior parte dei casi, non sono studi associati, ma sono strutturati per la condivisione di spese di affitti di appartamenti, spese di segreteria, utenze ed altro, a causa degli elevati costi che si devono affrontare, per lo svolgimento della professione.

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini - Antonio Barattiero

 

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