Una creatrice di moda che è riuscita a designare un'epoca, rendendo un brutto anatroccolo in uno splendido cigno!

Ma quanti personaggi hanno fatto grande la moda italiana? Una di queste è sicuramente Biki! Una delle più celebri sarte milanesi tra gli anni 40 e gli anni 60. Nata a Milano nel 1906 Elvira Leonardi, figlia di Fosca, che era la figlia della compagna di Giacomo Puccini, fin da piccola è chiamata "bicchi", da quel nonno musicista che abbrevia la parola birichina. Sarà poi D'Annunzio che mettendo la lettera k, le regala un nome che per decenni rappresenterà moda e classe, Biki. L'ambiente in cui cresce è ricco, colto
aristocratico, e tra musica, arte e teatro, la giovane Elvira sviluppa un naturale gusto per l'eleganza. Il suo debutto in società avviene nei salotti della Milano che conta, frequentato da personaggi come i Visconti di Modrone, la famiglia Toscanini, Franca Florio, Isadora Duncan, il sarto Lucien Lelong. Nel 33 conosce Vera Borea, che a Parigi ha un famoso atelier specializzato in moda sportiva, che le propone una collaborazione. Ma siamo in pieno regime fascista, e questo non ama ciò che viene dall'estero, moda compresa, e il progetto con la Borea non va in porto. Biki decide così di aprire un atelier di biancheria intima a Milano, in società con Gina Cicogna. L'atelier si chiama "Domina", nome suggerito ancora una volta da D'Annunzio, che è presente alla prima sfilata di Biki e Gina. Il vate fa incetta di biancheria per l'amante del momento, che non pagherà mai, se non con una fantasiosa lettera di complimenti, in pieno stile dannunziano. Nel 36 scioglie la società con Gina per mettersi in proprio, abbandonando la biancheria per creare abiti da gran sera. La prima sfilata come Biki è datata 5 maggio 36, giorno della proclamazione dell'impero da parte del duce. Biki non avrà mai rapporti pacifici con il regime, che più volte le farà chiudere l'atelier. Sempre nel 36, sposa l'antiquario Robert Bouyere, e anni dopo darà alla luce la figlia Roberta. Durante la guerra, fra mille peripezie, Biki riesce a mantenere aperto l'atelier, nonostante le restrizioni che il fascismo imponeva alle sartorie. Le ricche signore milanesi, non rinunciarono mai a vestirsi bene, nemmeno nei momenti più tragici. Nel dopoguerra, Biki inizia a collaborare con Marinotti della "Snia viscosa", utilizzando per le proprie collezioni le nuove fibre sintetiche, e artificiali, frutto dell'inventiva tutta italiana. È il 51 quando a casa di Wally Toscanini conosce Maria Callas. All'epoca, la soprano è già molto famosa, ma sovrappeso e sciatta. Biki intuisce che c'è del potenziale nella cantante greca, e con l'aiuto del genero Alain Renaud, già assistente di Jacques Fath a Parigi, trasforma quel brutto anatroccolo, nel più chic dei cigni. Da quel momento Biki e Alain creano i look per la Callas, giorno per giorno, ora per ora, secondo i suoi impegni, sia lavorativi che mondani. Grazie a loro, la Callas diventerà una delle donne più eleganti del mondo. Biki assieme a Germana Marucelli e Jole Veneziani, dà vita ad una vera e propria realtà di moda milanese, sempre più vicina a quello che sarà il prèt a porter. Sempre all'avanguardia, Biki già nel 60, inizia una collaborazione con il gruppo finanziario tessile di Torino, creando il brand "Cori Biki". La moda pronta, sta iniziando il suo percorso. Il 68 è un anno di spaccatura per la società, e Biki intuisce che il mondo sta cambiando, e di conseguenza, anche la moda deve adattarsi a questo cambiamento. Gli abiti da sera sono contestati alla prima alla Scala, e Biki propone creazioni in tweed per le sue clienti. All'apparenza può sembrare poca cosa, ma è il segno della fine di un'epoca. Bisogna aspettare un decennio per ritrovare lusso e massimalismo. Biki negli anni 70, continua a vestire le "sciure" milanesi, da sempre legate a lei, e contemporaneamente, collabora con riviste di moda, offrendo consulenze ad aziende del settore. Alla morte della madre, Biki eredita una parte dell'impero editoriale legato al Corriere della sera, (la madre in seconde nozze aveva sposato Mario Crespi, proprietario del giornale assieme ai 2 fratelli). Era consuetudine per i milanesi, incontrare questa bella signora elegante, con l'immancabile turbante, ormai suo segno distintivo, tra via Montenapoleone e via Sant'Andrea, sedi dei suoi negozi. Negli ultimi anni la figlia Roberta diventa la sua più fedele collaboratrice. dopo la morte di Biki, avvenuta nel 99, l'atelier chiude per sempre. Si chiude così un'epoca, quella lontana, quando le signore della Milano che conta, affollavano il suo atelier, per avere l'abito più bello per la prima alla Scala, con l'illusione di essere eleganti quasi come la Callas!
Daniele Lorenzetti