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Franco Moschino, lo stilista che ha creato uno stile dissacrante ,a alquanto personale

moschinoLe sue creazioni, si propongono come parodia e critica, dello stesso mondo della moda. A 30 anni dalla sua morte, voglio ricordare "l'enfant terrible" della moda italiana, Franco Moschino. Franco nasce in provincia di Milano nel 1950. Il padre, proprietario di una fonderia, muore quando lui ha 8 anni, e lo zio si prende cura di lui. Invece di dedicarsi all'azienda di famiglia, decide di seguire la passione per l'arte, che lo spinge a frequentare l'accademia di Brera, e poi i corsi dell'Istituto Marangoni, pensando di diventare sarto e modellista, diplomandosi nel 1980. Tra il 1971 e il 1973 Moschino fa parte della famosa compagnia teatrale dialettale "I Legnanesi", dove interpreta ruoli sia maschili che femminili. Il suo rapporto con il mondo della moda, ha inizio quando, ancora studente, lavora come disegnatore per Versace. La collaborazione con lo stilista calabrese dura ben 6 anni. Dal 1977 al 1988 collabora con il brand "Cadette" disegnando personalmente tutte le collezioni, prendendo di fatto il posto di Walter Albini, prematuramente scomparso. Nel 1983 abbandona Versace, per dar vita alla propria azienda, la "Moonshadow", a cui fa seguito il lancio sul mercato del brand "Moschino". Fin dalla prima sfilata, Moschino riscuote grande successo, specialmente tra stampa e addetti ai lavori, che adorano fin da subito quello stile, così giocoso e irriverente, al punto di accostare il suo nome, a quello di Elsa Schiaparelli, per lo stesso mix di arte e surrealismo, fascino irriverente e design. Nonostante le case di moda, non apprezzassero molto lo stile del giovane stilista, i fans e le clienti, chiedevano creazioni ancora più potenti ed educative. Una moda ironica ed autoironia. Franco Moschino, non era solo uno stilista, ma un geniale provocatore, l'iconoclasta pronto a ridicolizzare certi eccessi di moda, tipici degli anni 80. E allora ridisegna il famoso tailleur Chanel, ma con scritte irriverenti sul sistema moda, stampate sulla schiena, o il pullover effetto tricot, con ancora i ferri da calza sul bordo. Negli anni 80 arrivano anche le linee "Moschino couture" e "Moschino uomo". Nel1897, crea il suo primo profumo femminile, e l'anno successivo apre la prima boutique Moschino in via Sant'Andrea a Milano. Successivamente, mette sul mercato un altro profumo, dedicato al mondo femminile, lo chiama "Cheap &Chic", ed è racchiuso in una confezione, che ha le sembianze di Olivia di Braccio di ferro (farà sfilare anche la top model Pat Cleveland, vestita e pettinata come il personaggio del fumetto). L'intelligente senso dell'assurdo di Moschino, traspariva in quasi tutto ciò che diceva e faceva. Il suo senso della moda, è andato oltre le regole del contemporaneo, del classico, e di ciò che era consolidato. Moschino, con intelligente autoironia, ha spesso prestato il proprio volto, per le campagne pubblicitarie del brand, una volta come "Braccio di ferro", poi bambino, mafioso, travestito. La sua passione per il surrealismo, si ritrova in tante sue creazioni, come l'uso di vere posate, per un tailleur dalla linea sartoriale, orsacchiotti di peluche che diventano copricapo e sciarpa/stola, la gonna fatta di cerniere lampo cucite tra loro. E per la linea uomo, la camicia bianca, apparentemente super classica, ma con maniche esageratamente lunghe, a simulare una camicia di forza con la scritta "For fashion victims only".  In tutto questo, la sua abilità di sarto era evidente, e la perfezione tecnica delle sue creazioni, ne era la prova evidente. E non dimentichiamo le forme stravaganti di borse e cappelli, che nascono dagli oggetti della quotidianità. Nel 1991 Moschino dichiara al New York Times, di non essere uno stilista: "Sono un pittore,  un decoratore. Non sono l'autore di una nuova era". Purtroppo nel 94 Moschino ci lascia a causa di una grave malattia. Il brand viene portato avanti dalla sua collaboratrice Rossella Jardini e l'amministratore delegato Marco Gobbetti. La Jardini prosegue con lo stile bon ton un po' dissacrante, nel pieno stile Moschino fino al 2013. L'ultima sfilata di Franco Moschino del 1993, è stata una retrospettiva di 10 anni di attività del brand, che si conclude con un palco pieno di donne, uomini e bambini, tutti vestiti di bianco con i nastri rossi dell'Aids. E prima della sua morte è stata creata la "Fondazione Moschino", per sostenere i pazienti di HIV a livello globale. Dopo la sua morte è stata allestita una mostra retrospettiva, alla Permanente di Milano intitolata "X anni di Kaos", e pubblicato un libro con il solito titolo,  con disegni, dipinti, campagne pubblicitarie. Dal 2013 la direzione artistica del brand è affidata all'americano Jeremy Scott che riprende il teatro dell'assurdo, creato da Moschino, prendendo spunto da luoghi comuni, usi e costumi, messi in scena dopo attenta rilettura. E l'amato "Teddy bear", l'orsetto tanto amato da Franco, diventa cover per telefonini, lampade e oggetti vari. E la genialità del grande Moschino, ha ancora nuova linfa. Mi è piaciuto ricordare questo "ragazzaccio irriverente", e non posso non dire della gaffe di Luciana Littizzetto durante una trasmissione televisiva.  Mostrando una borsa a forma di sedano, del brand Moschino, si è rivolta direttamente a lui, ignorando evidentemente la sua dipartita, mostrando così una mancanza di tatto, anche nei confronti del conduttore che le faceva notare la cosa. Moschino e la sua moda sono immortali, ma purtroppo sono 30 anni che Franco non si diverte più in passerella.

Daniele Lorenzetti 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini - Antonio Barattiero

 

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