Essere il regista del un musical entrato nella storia, Aggiungi un posto a tavola, per i 50 anni dalla sua prima, ci vuole coraggio e perché no? anche un po’ d’incoscienza.
Intervistare Il regista simeoli, è stato veramente un piacere. La sua disponibilità a lasciarsi andare, a far trapelare la sua napolanità, che io personalmente adoro, e la sua umiltà per porgersi qiuasi a nudo in questa intervista, lacia capire che pur essendo dei grandi si può essere per niente divi.
Una grossa responsabilità quella di prendere in mano l’ottava edizione di “Aggiungi un posto a Tavola”. Terrorizzato o no?
Lo hai detto, una grossa responsabilità, che continua ovviamente ad essere, ma il terrore che ho avuto fino al giorno prima del debutto, si è un po’ stemperato. Nella scorsa stagione abbiamo avuto un debutto a Senigallia, un mese di repliche a Milano ed una settimana a Torino, che mi hanno un po’ tranquillizzato, per quello che è stato, praticamente l’esito ed il gradimento che ha avuto questa edizione. Adesso come ogni debutto ritorna, ma un po’ mitigato, ringraziando Iddio, perché è ovvio, il periodo romano è importantissimo. Sarà un periodo lungo, dove coinciderà il cinquantenario, e la giusta emozione, che poi c’è sempre, ritorna. Ripeto, sono molto curioso a questo punto, di vedere l’accoglienza del pubblico romano, dopo quella milanese che è stata molto bella.
Il pubblico romano è estremamente difficile, sotto tutti gli aspetti, per cui…io un po’ di paura l’avrei…
…(risatina del regista) No, no , ti ringrazio che tu m’incoraggi, (continua a ridere) però anche per questo genere di spettacolo, in realtà Milano lo è ancora di più, ne vedono tanti di spettacoli musicali, e portare li, una commedia musicale, ed uscirne vincenti, è stato un grande successo. Roma, ovviamente ha tante proposte, e non dimentichiamo che è stata la città dove è nato “Aggiungi un posto a tavola”, sicuramente, riproporlo comporta sempre dei giudizi. Ci saranno ovviamente dei confronti, perché questo spettacolo, come ben sai…anche questa mattina venendo in teatro, al bar sentivo, non perché ne avessi parlato io, “ho visto quell’edizione, io c’ero, ho visto Dorelli ed ancora me lo ricordo”, quindi inevitabilmente, detto questo, vince fortunatamente, sempre la favola, vince la storia, e questo spettacolo racconta…e continua ad essere uno spettacolo vincente, proprio per i temi narrati e raccontati.
Oltre che essere un regista, è stato anche attore, e non so se continua a farlo…stare davanti o dietro, che differenza passa, che emozioni si provano?
Fortunatamente, continuo a fare molto l’attore, e lo faccio anche in questa edizione, interpretando il ruolo del sindaco. Indipendentemente da “Aggiungi un posto a tavola”, esercito ancora la mia professione di attore, e sono felice di avere iniziato quella di regista, dopo che la mia professione di attore era conclamata. Siamo in un paese molto strano, la nostra Italia…qui se poi cominci a fare la regia, nu lu chiamate chiù a Simeoli, chillu nu fa chiù l’attore, (delizioso questo intercalare napoletano, che spero abbia ben scritto) ed è pericolosissimo. Per fortuna non è successo. Inizialmente non avrei mai immaginato…non era un mio obiettivo quando mi trasferì da Napoli a Roma entrando a far parte del laboratorio di Gigi Proietti, con il quale ho studiato per due anni, lavorato per oltre 20. Avevo come obiettivo quello di fare l’attore, la regia non era proprio prevista, perché mi dicevo, che se non ero presente sul palco, in realtà non mi emozionavo, non vivevo la cosa al cento per cento. Facendo la regia, mi sono reso conto che l’emozione si moltiplicava, per tutti quelli che erano sul palco. Allora mi sono detto: “E’ divertente, e mi sono appassionato. Ovvio che man mano, crescendo anche con l’età, sta diventando veramente un qualcosa che mi dà enorme soddisfazione. L’esperienza mi aiuta a gestire situazioni così complesse e grandi, quali possono essere quelle di “Aggiungi un posto a tavola”.
Perché la scelta della Cuccarini piuttosto che un’altra?
Lorella Cuccarini, innanzi tutto è un personaggio molto amato dal pubblico, e poi a noi piacciono le sfide. In che senso mi dirai? Questo lo devo al mio maestro, Gigi Proietti, che mi ha insegnato alcune cose fondamentali. Per Lorella, è la prima volta che ricopre un ruolo comico, ed il mio divertimento, è stato proprio quello di poter lavorare con lei, per riuscire a tirare fuori quelle corde, che io sapevo che lei possedeva, ma che non aveva mai avuto modo di utilizzare. L’incontro con un attore, deve essere un incontro. Ho fatto una chiacchierata con Lorella, dove ci siamo detti, che non poteva proporsi come era successo, fino allo spettacolo precedente. Era necessario divertirsi, a sporcarsi, a fare…il comico necessita di imperfezioni. Se nel comico non c’è qualcosa che non va, qualche difetto, da quello linguistico a qualcosa nel corpo… insomma, è ovvio, che per far ridere c’è bisogno diciamo di questo. Lei ha accettato subito affermando che: “Assolutamente voglio fare questo lavoro”. Nel momento in cui un’attrice, ti dice una cosa del genere, il compito del regista diventa facile, la strada è spianata. Sul mondo della comicità, avendolo frequentato per molti anni, ho potuto…so come indirizzare l’attore. Abbiamo lavorato insieme, perché potesse tirare fuori le sue corde che c’erano, e che, effettivamente, lei ha messo in campo per raggiungere questo obbiettivo. E’ stata una piacevolissima sorpresa per lei, ma io ne ero sicuro, e per il pubblico che la vedrà per la prima volta, sotto una nuova veste.
Come fa a coesistere il regista, l’attore e l’uomo?
Quando faccio l’attore, dico sempre che un po’ mi riposo. Il compito del regista, è sempre più impegnativo, soprattutto, avere a che fare con gli attori non è
facile, sono…quella dell’attore è una razza meravigliosa, ma molto fragile. Per fare il regista, bisogna essere un po’ psicologo, perché gli attori hanno momenti di disorientamento, di fragilità, ed è necessario saper cogliere il momento giusto, nel dire le cose, e soprattutto in maniera chiara, per non a farli andare verso una strada, che non è poi quella che avevi nella tua mente, per aver detto una cosa non giusta, non precisa, non nel giorno giusto dell’attore. Non è facile, però, devo dire la verità, sono riuscito sempre a raggiungere i miei risultati, nella massima condivisione, nella massima tranquillità, in una correttezza in una…chiamiamola educazione, che mi è stato insegnato da chi, è stato mio maestro, e che mi ha trasmesso. praticamente questo Non posso avere una dinamica diversa, poi nel lavoro ci sono momenti di nervosismo, momenti di stress, momenti in cui può scappare… …voglio dire qualche cosa…
…ma l’uomo in tutto questo? Napoletano tra l’altro…
L’uomo napoletano ha sempre…se c’è un qualcosa che io, da uomo napoletano, metto nei miei lavori, è sempre l’ironia. Il distacco da quelli che possono essere momenti di dramma, momenti di…disastri, giornate in cui non succede nulla...perché poi la regia, è un po’ questo. Ci sono giornate in cui improvvisamente tutto diventa magico, e tutto funziona, giornate in cui non succede nulla, allora li, è necessario prendersi un po’ di disacco, cercare sempre di trovare il lato positivo, allora giorni nei quali…dai lasciamola sedimentare un termine che uso da anni…
…ironia napoletana che si rifà all’esistenzialismo con il detto, (traduco dal francese) lasciare fare, lasciare passare…
…assolutamente, ricordo quando avevo un gruppo, con il quale ho lavorato per tanti anni, i “Picari”, nati dal laboratorio di Proietti, ma anche in altri casi, durante le prove e non succedeva niente…vabbè dai lasciamolo sedimentare, (breve risata) che poi sedimentare significa, basta non proviamo più che “ci simu rutte e scatule”, (riaffiora il napoletano) vediamo praticamente il giorno dopo. Dire quelle cose fondamentali e non è facile. Vero che il regista ha un compito molto difficile, nel senso che, in poco tempo puoi perdere diciamo la guida, in poco tempo puoi perdere la stima da parte delle persone che devi dirigere, basta poco, bastano troppe indecisioni, troppe cose sbagliate…non è che si debba avere sempre la risposta giusta, non p detto che in teatro, si debba sapere sempre, in ogni momento, cosa dire e che sia quella giusta, ma non ne dovrebbero dire tante sbagliate, potrebbe essere alquanto pericoloso…(risata)
…(risata) difficile fare il conteggio…
…bravo è difficile fare il conteggio per poi recuperare.
Dietro l’angolo che c’è?
Dietro l’angolo il cinquantenario di “Aggiungi” è sicuramente…
…dietro l’angolo, “Aggiungi” c’è adesso, vediamo dietro l’angolo…
…giriamo dietro l’angolo...ma tu parli di un progetto, di un sogno futuro? Ce ne sono diversi, mi ritengo molto fortunato. Ho sempre lavorato in questi 30 anni, il lavoro non mi è mai mancato, anche se, essendo molto pigro di indole…
…da buon napoletano…
…anche questo da buon napoletano. La cosa bella che mi viene da dire, e che era un po’ il mio sogno, che molto spesso mi…ne parlavo con Gino Landi, che faceva tanta operetta. Ho amato da napoletano, poi con Proietti il teatro leggero, la commedia musicale, il teatro d’intrattenimento, tra virgolette, con tutta l’accezione positiva che bisogna dare a questo tipo di teatro, se fatto bene, ci sarà un’operetta, che è la “vedova allegra” allo Sferisterio di Macerata quest’estate, dove finalmente interpreterò Niegus, nella “Vedova allegra”, un ruolo che ho sempre sognato di interpretare, e lo farò in un contesto prestigiosissimo. Quest’estate, ritorno a fare l’attore. Mi riposerò e mi divertirò, moltissimo.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon