“Oggi è un altro giorno” è una commedia teatrale di Luca Giacomozzi ambientata in un liceo privato, il “Magnum”
Una serata all’insegna della massima rilassatezza e divertimento. Un ritorno, nella mia mente, agli anni 68, durante i quali gli studenti si barricavano negli istituti, per protestare e chiedere dei miglioramenti. Nella commedia è al rovescio, sono gli insegnanti a occupare e protestare. Tra battute divertenti, a volte con un sottofondo amaro, ma che induceva a pensare, i 4 personaggi, dalla personalità alquanto diversa, miscelavano sul palco i loro problemi personali, con un’autoironia comica, ai problemi lavorativi, che continuano ad esserci anche al giorno d’oggi. Devo riconoscere che sono stati bravi, sia nell’interagire, che nei 4 momenti di monologo, che metteva a nudo il proprio io, con le problematiche che andavano dalla solitudine, a desideri mai realizzati, a malattia incurabile come l’alzheimer. In tutto questo, le due ore sono volate via più che piacevolmente. Non sono uno che ride facilmente alle situazioni comiche, ma per questa commedia, che merita un plauso l’autore, Luca Giacomozzi, ho riso di gusto, e se volete passare due ore spensierate ve la consiglio vivamente, ed il teatro le Muse, sarà lieto di accogliervi. Ho incontrato tutti gli attori e registi e staff al completo, facendo loro delle domande sullo spettacolo e sul loro lavoro.
“Oggi è un altro giorno” è una commedia teatrale di Luca Giacomozzi ambientata in un
liceo privato, il “Magnum”, e segue le vicende di quattro insegnanti: Filippo, Giovanni,
Tony e Ivana. Filippo (Claudio Scaramuzzino), professore di filosofia, è un idealista che
cerca di trasmettere passione e determinazione agli studenti, anche quando la classe è
vuota e il sistema scolastico sembra remare contro di lui. Giovanni (Stefano
Scaramuzzino), insegnante di educazione fisica, si sente frustrato per la mancanza di una
palestra e per le difficoltà del suo lavoro. Tony (Gigi Miseferi), professore di inglese con
una passione smisurata per la Scozia, è disilluso e sogna di trasferirsi all’estero. Ivana
(Marina Vitolo), insegnante di matematica e amante dei gatti, cerca di conciliare la sua vita
personale con le difficoltà del mestiere.
I quattro decidono di occupare la scuola per protestare contro le condizioni di lavoro
precarie: stipendi arretrati, mancanza di strutture adeguate e il senso di abbandono da
parte della direzione. Durante la notte passata insieme emergono le loro paure, speranze
e insicurezze, mentre cercano di dare un significato alla loro protesta. Tra dialoghi serrati,
battute ironiche e momenti di riflessione filosofica, il gruppo cerca di portare avanti la loro
battaglia per un cambiamento.
La commedia esplora con leggerezza e profondità il tema della dignità del lavoro, della
vocazione all’insegnamento e della resistenza contro un sistema scolastico che sembra
sempre più orientato al profitto e sempre meno all’educazione.
Note di regia:
Essere oggi un insegnante significa svolgere una professione difficile e spesso anche
pericolosa. Quando a questo si aggiunge anche la piaga della precarietà del lavoro si
arriva ai confini della crisi esistenziale.
Attore si nasce o si diventa?
Risponde l’attore Gigi Miseferi
E’ un dualismo meraviglioso. Essere un attore, è qualcosa che si ha dalla nascita, lo senti e poi lo sviluppi, come tutte le meravigliose propensioni. Nel mio caso, me ne sono accorto da piccolo, quando ho fatto danni a scuola, e mi ritrovo in questa commedia, a frequentare i banchi di scuola, dove sono diventato perito, e proprio tra i banchi sono proprio “perito”.
E’ più difficile essere attore comico o attore drammatico?
L’attore è attore! Poi è chiaro, che l’attore comico, ha quella scintilla divina più, che l’attore di prosa non ha, e può tranquillamente recitare le battute, che sono scritte dagli autori, ma non potrà mai recitarle, mai declamarle, mai dirle, come fa un attore comico, avendo il tempo comico innato.
Quanto incide il regista su una recitazione?
Il nostro nulla, (risata di tutto lo staff) no, sto scherzando, è come se non ci fosse, (si scatena un applauso da parte di tutti i presenti). Tornando serio, il regista è colui che disegna quella meravigliosa geometria, nella quale devi stare. Il teatro di prosa, è una geometria precisa, poi dentro, si hanno degli spazi nei quali si ha la possibilità di mettere quello che è tuo. In realtà il perimetro lo disegna il regista, e con Paolo, c’è una bellissima dinamica, ci capiamo al volo. Questo ci consente di lavorare bene, con l’alchimia che è nata tra noi, compagnia splendida, a parte Stefano, siamo meravigliosi. E’ come se i fosse studenti a scuola…studenti è troppo, no alunni alle elementari, che ci ha dovuto bacchettarci più volte il regista…
Mi rivolgo al regista, Paolo Mellucci, come si scelgono gli attori?
Da Postal Market, scherzo naturalmente, spesso vengono imposti, no chiaramente scherzo ancora. Si scelgono in base a come è stato definito il personaggio che si vuole creare. Si legge prima il copione, poi si sceglie l’attore. Si sceglie la persona che maggiormente collima con il personaggio che tu hai in mente…
…dal punto di vista estetico o da quello recitativo?
Anche l’estetica, in alcuni personaggi può essere importante, ma gioca molto la capacità di interpretare quel personaggio, per le peculiarità che ha quell’attore.
Come si sceglie un copione da rappresentare?
Si scelgono generalmente, in parte per conoscenza dell’autore. Conosco l’autore e so come scrive, so la dinamica, la sua scrittura, e se collima anche con quello che può essere il tuo piacere, nell’interpretare una determinata storia sul palcoscenico, si sceglie l’attore. Importante per un regista, e saper dire di no, quando ti propongono un testo, che per te non va bene, devi sapere dire di no.
I giovani autori, come fanno ad esplodere e trovare il bravo regista e la produzione?
Ma il giovane autore, intanto deve saper scrivere, ed imparare a scrivere, che è la cosa importante. Comunque con tanta gavetta, e trovando la possibilità, dall’altra parte, di una produzione e di un regista, che se reputa il testo valido, decide di metterlo in scena. Sono sempre più convinto, che oggi come oggi, bisogna imparare a scrivere. Questa è la cosa fondamentale che i giovani non hanno.
E’ più facile fare la regia di un classico o di una nuova proposta?
Due difficoltà diverse: Il primo, essendo un classico, è necessario rispettare, almeno per grandi linee, quello che è stata la volontà dell’autore al tempo. Sul moderno, in sintonia con l’autore, nel momento in cui l’autore ti propone un testo, si ha più possibilità di spazio, e possibilità di immaginazione, rispetto a quello che può essere nei classici di Pirandello di Eduardo.
Lei, è l’unica donna della compagnia, in mezzo ad una marea di maschietti, e?
Risponde l’attrice Marina Vitolo.
I colleghi sono colleghi, importante è star bene in armonia, e l’armonia, si crea con la volontà di raggiungere uno scopo, ed un obiettivo comune, che è la realizzazione dello spettacolo.
Le scenografie nei teatri piccoli sono un po’ più complicate da mettere in scena? Lo spazio è importante?
Risponde la scenografa Federica Scalera
Importate è capire cosa voglia il regista, poi per il resto, tutto si fa.
In compagnia ci sono due fratelli, Claudio e Stefano Scaramuzzino, presenti in scena contemporaneamente, ma con parti alquanto diverse, con i quali scambio delle battute. E’ una commedia, da quello che mi dicono abbastanza esilarante…
…Oddio esilarante no, è una commedia divertente che ha un qualcosa che induce a pensare e ragionare.
Siete da molto insieme come compagnia?
Io da quando sono nato, e lui da quando sono nato io…siamo fratelli…
Nel vero senso della parola?
Si certo!...
…Non vi somigliate per niente…
…io ho preso da mamma e lui ha preso da papà…
…papà grande e grosso e mamma piccola e minuta… ma complimenti per la vostra bravura in scena.
Che significa essere aiuto regista?
Risponde l’aiuto Flavia Di Didomenico
Si collabora con il regista secondo quelle che sono le direttive, ed assisti a quello che è un disegno di regia…
…non penso di aver capito perfettamente…
Per essere più chiara, importante è seguire le indicazioni che il regista impone sugli attori sostenendoli…
…niente di tuo…
No no no…
…interviene il regista: Non è detto, potrebbe dare anche lei delle indicazioni, magari c’è qualcosa che non ho visto. L’aiuto può vedere dove il regista non arriva.
Grazie ancora per la piacevole serata.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon