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Ho incontrato Roberto Ciufoli, attore comico, forse ricordato come facente parte della Premiata Ditta. La nostra è stata, più che un’intervista, una chiacchierata che ha tirato fuori l’amarezza di un attore, per i problemi che il mondo dello spettacolo sopporta, e che si ripercuote poi, su tutte le figure. Un uomo non molto diverso dall’attore comico che c’è in lui, e che nonostante le difficoltà crede in quello che fa e porta avanti la sua “arte” con amore e caparbietà.

 

 

PeterPan CAST Dall’essere un attore comico che non lavora da solo, ritrovarsi a lavorare non più in gruppo, ma da solo, qual è stato il passaggio, e le motivazioni che ti hanno portato a questa scelta?

La domanda è semplice, ma la risposta è composta. La motivazione di non lavorare più in gruppo, è dipesa da un fatto naturale di tempi naturali, e dal bisogno, ad un certo punto, di avere uno spazio proprio più personale. Rapporti, come nel nostro caso, troppo lunghi, possono portare a stanchezza. Siamo stati insieme per 25 anni, tutto il giorno per tutti i giorni, ed anche in un matrimonio si sente la fatica, ed il nostro, era come se fosse un matrimonio. Quindi, da un fatto naturale a   situazioni contingenti, che per fortuna non hanno minato i nostri rapporti. Siamo rimasti molto amici! Dopo tanto tempo, con Pino, Francesco e Tiziana, siamo più parenti che amici. Abbiamo continuato a lavorare insieme, a coppie in teatro. Oltre alla causa naturale, il criterio produttivo, che ha visto il varietà come un genere non più percorribile, o percorribile sotto altre forme. Quindi l’arrivo di programmi comici sul modello di Zelig, Colorado, Made in Sud. Essendo questi i nuovi modelli, non vi era più spazio per noi, che appartenevamo ad una scuola vecchia ed antica dello sketch e della commedia, quindi non vi era più spazio per noi. A quel punto si è cercato una carriera da singoli. Non è stato e non è ancora facile, perché essendo abituati a lavorare in gruppo, è più facile relazionarsi con gli altri, e pensare di fare qualcosa insieme, piuttosto che da soli. Poi non è facile farlo in Italia, dove al momento, in cui ti viene attribuito un cliché, non si riesce a venirne fiori. Rimango sempre Roberto Ciuffoli della premiata ditta. Produttori cinematografici, di fiction televisive, mi vedono come uno appartenente al gruppo comico. Difficile, con questo non vuol dire impossibile, vengo in mente a registi e produttori, come attore singolo. Questo vale anche per altri attori che hanno fatto parte di gruppi, come i Giancattivi ed i Gatti di Vicolo Miracoli, e parlo di attori come Alessandro Benvenuti, Athina Cenci oppure Ninì Salerno, caro amico e bravissimo attore. Quando abbiamo recitato insieme, eravamo sempre quelli che appartenevano ai loro rispettivi gruppi, e pensare che i Gatti di Vicolo Miracoli, non erano più gatti, da vari decenni.

E come dice la mia amica, Maria Mazza, quando sei l’ex di qualcuno, anche si vinci l’Oscar, sarai sempre la ex di qualcuno!

È cosi!  Proprio cosi! Lo so, è una questione… è come se per una madre, tu potrai avere anche 60 anni, ma per lei, sei sempre il “pupo”.  

Il cinema italiano, per reperire attori, un tempo, pescava dal teatro, ora non lo fa più! Attori improvvisati, che vengono da vari reality, o li si improvvisa come tali. Non esiste un modo per difendersi da questa scempiaggine? Non credi che sia un danno enorme per il cinema e per il teatro italiano?

Faccio questo lavoro dall’81 come professionista. Ho iniziato con spettacoli in teatro ed in televisione, affiancando personaggi come Gino Bramieri, Walter Chiari, Paolo Panelli, e lavorando al tempio del teatro romano, il “Sistina”, con autori e registi, come Garinei. Era tutta un’altra epoca ed un’altra storia! Capitava che qualcuno, come lo stesso Garinei, girasse per i teatri, per vedere i vari giovani attori, che poi avrebbe potuto utilizzare nei suoi spettacoli. Finita quella generazione, e ripeto che sono più di 30 anni che lavoro nello spettacolo, non ricordo di aver più visto in teatro, produttori cinematografici o televisivi che vogliano fare fiction o cinema venire a teatro perché lo si considera il serbatoio da cui attingere. Non lo è più, e non lo è per niente per il cinema italiano. Al contrario, come è in altre nazioni, non voglio apparire un esterofilo per forza, quando senti di un film inglese che è un bel film e che è fatto tutto con attori di teatro e che è …

…posso portare ad esempio l’attore inglese Rowan Atkinson da tutti conosciuto come Mr Bean, comico all’eccesso, che è uno dei più stimati attori del teatro shakespeariano in Inghilterra…

…Anche star televisive… quello che impersonava il dott. House, l’attore Hugh Laurie, è un grande attore teatrale inglese, per cui, ci sono cose che ti fanno rimpiangere che il cinema italiano non abbia più questo tipo di attenzione. Una volta, avevamo caratteristi che erano attori straordinari, mi viene in mente Mario Carotenuto, un attore bravo, pensa che, anche Peppino De Filippo era considerato un caratterista! Parliamo di attori che erano signori attori. Quella del caratterista, è adesso una figura che non esiste più. Si va a cercare il personaggio che viene conosciuto per qualche altro motivo, si cerca il clamore, si cerca il colpo grosso, non si cerca più tra i professionisti. Il cinema italiano, a me non piace,  o almeno non tutto. Ci sono dei registi che mi piacciono tanto, Tornatore, Virzì per come costruisce la commedia e la sa dirigere, mi è piaciuto anche Sorrentino con la “Grande Bellezza”. In questo film abbiamo visto attori capaci, avevamo…

…a me non è piaciuto…

…Lo so è un film che ha diviso critica e spettatori esattamente a metà. Sorrentino ha utilizzato attori che hanno saputo reggere la parte assegnatagli. Vedi Servillo, vedi la stessa Ferilli, che in questo film ha saputo dimostrare che può essere una brava attrice. E sia Servillo che Buccirosso, altro interprete, sono attori teatrali.

Se tu non avessi fatto l’attore comico cosa avresti fatto nella vita?

L’attore disperato! Considera che sono nato di martedì grasso, la strada era segnata.

Ho iniziato prestissimo, con delle scenette quando ero uno scout. Quello è stato il mio esordio in scena. Sul fatto che tu mi appelli come attore comico, ti devo rendere merito perché normalmente, si dice comico, ed il termine “comico”, è stato sempre usato in modo dispregiativo. Se poi si parla di comici, parlando, con tutta la simpatia possibile, ma ci si riferisce a quelli che passano in trasmissioni come “Made in Sud” o “Colorado” per citarne due, ed hanno due minuti di tormentone……

...personalmente non rido mai! Ho tentato di vedere Zelig, Colorado e qualsiasi altro, li guardo e non capisco perché, io debba ridere! Perché sbaglia i congiuntivi o dice le parole cretine o si picchia sui testicoli o fa vedere un pollo di plastica? Non ridevo neanche quando Walter Chiari faceva i suoi monologhi, anche se poi erano monologhi di satira, che non necessariamente strappavano fuori la risata, ma erano dei messaggi molto belli, fatti con una certa classe ed eleganza. Credo che manchino, autori alle spalle…

Si e no!…è vero! è vero!...

Credo che molti di loro sono autori di sé stessi, e sarebbe meglio che non lo fossero…

…Ed anche questo è vero! Non so se ti siano piaciute tutte le cose che abbiamo fatto in tanti anni! Sicuramente abbiamo fatto delle cose che erano molto carine, e delle altre che potevano essere serenamente dimenticate! Noi eravamo autori di noi stessi! Per noi ha funzionato! Ci sono ancora autori che sono bravi e capaci, e ci sono comici di successo, come lo show man Fiorello, o Brignano, che hanno autori che scrivono per loro, o Max Giusti… che ne so Panariello, dove per loro non è soltanto il testo. C’è bisogno anche di interpreti bravi, e spesso e volentieri, quelli che dici tu, appunto, si basano su un tormentone che dura più o meno due minuti,  e poi, dopo, il nulla! Quello che mi spaventa, non è tanto il ragazzo che ci prova, ed ha due minuti di gloria, è chi pensa che questo sia il nuovo concetto di comicità, e che questo sia la sola proposta da fare….

…Quando inquadrano il pubblico, li si vede uccidersi di risate, ridono perché c’è il cartello con su scritto risate o ….

Ho visto tifosi della squadra appena eliminata dai mondiali, che accortisi di essere stati inquadrati nel mega schermo, essere felici, salutare, sorridere ed applaudire.  Proprio l’inquadratura, il fatto di stare in televisione, ti da quella gioia quella allegria che su certe cose non c’è non ci sarebbe motivo che ci sia.

Un attore che subisce una chiusura improvvisa,  e se ben ricordo, tu ne hai avuta una per la trasmissione “uno mattina”, che stato d’animo porta?

Anche questa non è una domanda facile, lo stato d’animo è di amarezza, peccato non aver fatto parte di un qualcosa che non si possa annoverare tra i grandi successi, e non è uno scarico di responsabilità. Anche nell’essere parte di un grande successo c’è un senso di colpa. Vi è una   considerazione da fare, che si è poi poco responsabili, per un qualcosa, per la quale la responsabilità viene richiesta fino ad un certo punto. Nel senso che, sono talmente tanti i diktat che vengono da parte di chi lo immagina, di chi lo mette in onda, chi lo vorrebbe in un modo, e chi lo vorrebbe in un altro, che alla fine, fai come il soldato, obbedisci agli ordini. Se poi la battaglia è vinta, complimenti a tutti, se è persa, qualche generale si dovrebbe fare qualche domanda di più.

Prossimi impegni?

Teatrali! Sarà una stagione impegnativa ed impegnata. Il teatro occupa tutto il mio tempo, anche quello privato. Passo più tempo sul palcoscenico che altrove, ed oserei dire, per fortuna. Lo spettacolo che sto portando nei teatri, in questo momento è “Neverland” un musical che è la storia di Peter Pan tratto direttamente dal romanzo di J. M. Barrie. Spettacolo di cui ho curato anche la regia. Un bell’impegno, siamo in 22 in scena, fra attori e corpo di ballo. Spettacolo alquanto impegnativo e nel quale interpreto Capitan Uncino, con tanto di parruccone ed uncino e colpi di spada. Poi continuo ancora a girare, con lo spettacolo da solista, che è “tipi”. Spettacolo che porto avanti da tanto tempo rappresentando tipologie umane diverse, e lavorando molto sul linguaggio del corpo. Poi sono impegnato in cose diverse in teatro. La prossima settimana, andrò a Cortina per il “Cortina-metraggio”, il festival di cortometraggi. Presenterò tutte le serate di proiezione, e la serata finale di questo festival, che ormai compie 19 anni ed è diventato sempre più importante, con selezione di cortometraggi, con incontri artisti vari, con registi, insomma molto interessante. Comunque nella mia vita, tanto teatro e tanto teatro, mentre il cinema continua non essere interessato a me, e viceversa.

Perché i registi si ostinano ad utilizzare sempre gli stessi attori?

Un po’ per insicurezza, che trovano negli attori. Tornatore, si misura con attori di livello, come Rush, come dire, conosco i miei polli e conosco le loro virtù e manie, incertezze ed insicurezze. Tutto questo lo trovo per alcuni versi rassicurante, per altri, un po’ noioso. Purtroppo il cinema italiano ormai lavora sempre con quei cinque attori e con gli stessi registi, e questo non lo capisco, situazione che io trovo stupida e improduttiva.

Un cambio generazionale degli attori, che fossero comici o drammatici, non c’è stato. Dopo gli anni ’70, per essere buoni, noi non abbiamo più avuto attori che potessero assurgere ad essere dei divi, o considerarli almeno dei grandi, Perché?

Non so se dipende soltanto dagli attori…si forse è vero, sto provando a trovare un contraddittorio, e cercare nella mente, per poterti dire…ma no, c’è …ma non mi viene in mente nulla! Penso che dipenda da proposte di film, da come sono cambiate le cose, da come ci siamo adagiati noi.

Posso portare un esempio, così mi dici se ho ragione o no! Ho visto un’attrice, Monica Bellucci, in tante parti, in tanti film, nella quale vi era solo la sua bellezza statuaria. Per caso ho visto un film, credo di produzione americana, in cui era con i capelli corti, struccata, vestita male. Interpretava la parte di una madre che cerca il figlio rapito, per essere sacrificato in un rito. In tutto il film, sempre in scena, ed è veramente stata brava. Forse non è tutta colpa degli attori, forse abbiamo dei registi che non sono all’altezza di guidare un attore?

Ritorniamo al discorso di prima, che come al solito il regista, si ferma sempre con quegli attori, e sempre quelli, diventa un discorso molto onanistico…

Credo che il problema sia il cinema italiano!  Quanti film ti ricordi del nostro cinema?

Non guardo neanche io molto il cinema italiano, lo trovo con delle storie piccole, molto piccole, che a volte interessano solo un’area geografica piccola. Non hanno storie dal grande respiro, e difficilmente potranno essere esportati e venduti in altre nazioni…

Non trovo più il fermento o curiosità che vi era fino agli anni ’70. Erano tempi in cui si parlava molto, e vi erano storie importanti ed argomenti validi. Con Gian Maria Volontè, abbiamo salutato veramente gran parte del cinema italiano. Altri attori? Ogni tanto c’è qualcuno. Mi piace l’occhio di Pupi Avati, lui cerca attori al di la degli stereotipi, ma sono mosche bianche.

In un film ormai sono anni, e non ricordo più quale fosse, Pupi Avati, si avvalse di tutti attori da strada, anzi se ben ricordo,extracomunitari. Un ritornare al vecchio cinema rosselliniano?

Ecco io farei un passo indietro. Trovo un problema per il cinema italiano, pensando alla tendenza che il cinema d’autore, sia stato il neo realismo. Per me è stato un danno! Se noi parliamo di neorealismo, questa tendenza aveva senso solo in quel periodo. Il neorealismo ha solo due film che sono stati importanti: “Umberto D” e “Ladri di Biciclette”, per tutti gli altri ne possiamo parlare. Aveva solo valore in quel momento ed in quel contesto, poi è diventato che chiunque può fare l’attore, perché diventano davvero “pippe” dei registi, al grido di: “faccio recitare pure le pietre”, ma non è proprio così!

Che differenza c’è tra te come uomo e l’attore comico che convive in te?

Non sono triste, sono sempre allegro e trovo molta corrispondenza tra l’uomo e l’attore, forse per questo non ho fatto una grande carriera come attore, tranne quando si lavorava in completa autonomia. Allo stesso modo mantengo un’indipendenza di pensiero e di azione, e quindi non riesco a sentirmi assoggettato a qualcuno per il potere. Non sono salito su carri, e non riesco a starci sopra, e per come sono organizzate le cose, non è stato un gran bene. Sono molto curioso, mi interesso di mille cose. Appena ne completo una, già ne inizio un’altra. Come attore è stata la stessa cosa. Mi si riconosce come attore comico, ma in teatro ho spaziato dal Musical a Brecht al Dramma Sacro. Direi che ho fatto tutto e non essendo monotematico, forse mi ha penalizzato, non si sa bene dove collocarmi, ma mi puoi collocare ovunque! Dal mio punto di vista l’ecletticità è un valore aggiunto…

…in America sarebbe stata premiata al massimo…

  …in Italia, invece, solo qualche grande che non ha bisogno di dimostrare nulla e se ne frega di

 di cliché o di rassicurazioni pesca attori non dal solito vivaio. Nel momento in cui ho fatto una parte nella fiction di Pupi Avati, stavo in contemporanea recitando con Luca Ronconi, ed in tutte e due, non ero un attore comico. Due esempi di grandi, che se ne sono fregati, ed hanno affidato a me parti drammatiche! E’ stato un grande piacere ed onore, aver avuto la possibilità di lavorare con due grandi Maestri, ma fa tristezza, che non ci sia questa curiosità in giro. Spero di non arrivare come Totò che poco prima di morire è riuscito a dimostrare la sua grandezza di attore.  Se si pensa che questo possa essere un premio di consolazione, no proprio no! Prima ero molto più allegro, ora sono molto amareggiato, per come vedo la situazione, e non vedo nessun fermento. Quando si nasce, nascendo per fare il lavoro che faccio, e non voglio scomodare la parola “artista” è troppo grande, quando hai una sensibilità particolare, e vivi la professione come una passione, o una passione come professione, e ti accorgi che sei l’unico, unico con altri pochi disperati, è proprio amara la considerazione, ed alla fine diventa deprimente! Ma faccio il comico  e non sono molto intelligente, ed è per questo che faccio il comico, vado avanti.

Come ti vedi tra 20anni?

Più vecchio di venti, probamente succederà che io calchi le scene fino all’ultimo, ma se avessi il coraggio di dire basta, a questa brutta barzelletta, forse sarei un uomo più sereno e farei l’attore amatoriale.

Tu pensi che l’ideale per un attore, sia morire sul palcoscenico?

No il palcoscenico è vita! Quello che sto vedendo è, che stanno facendo morire il teatro e tutti quelli che ci stanno sopra, perché non puoi viverci più sopra un palcoscenico. Torno a dire che probabilmente tra 20 anni, avrò trovato il coraggio, trovato una buona idea che mi permetta di vivere, e poter calcare le tavole del palcoscenico fino a che morte non ci separi, per amore e non per tirare fuori la pagnotta!

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

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