PROFILO DI UN KILLER INASPETTATO di Andrea Feltri Opinioni 07 Settembre 2024
“- Mercoledì sta attraversando quel particolare periodo in cui le ragazze hanno un pensiero fisso.
- I maschietti?
- L’omicidio”
(Cit. Film La Famiglia Addams)
Le recenti notizie di cronaca intorno alla strage familiare ad opera di un giovane diciassettenne riaprono il dibattito sul disagio di una generazione giovanile lasciata sola nell’alveo di un mondo che gli appare estraneo.
Assistiamo sgomenti al moltiplicarsi di violenze e aggressioni, quasi anestetizzati dal rincorrersi dei titoli ma con la curiosità ossessionante per i dettagli, anche i più efferati, tralasciando una più ampia riflessione sui meccanismi profondi che animano la furia omicida.
Accantonando sia la ricostruzione dei fatti, che lasciamo opportunamente agli inquirenti, sia l’indagine sulla storia familiare, che affidiamo agli psicologi, ci sembra utile porre l’accento sul senso di estraneità espresso fin da subito dal giovane adolescente.
Una estraneità che richiama il non riconoscimento dei legami affettivi, avamposto sicuro per esprimere le proprie emozioni e i propri conflitti.
Altrettanto imprescindibile risulta l’interrogativo sulla nostra capacità di adulti di cogliere i segnali di questo disagio prima che si trasformi nell’ennesimo caso di cronaca.
Il sempre più diffuso isolamento nel mondo virtuale, la mancanza di dialogo e di confronto rendono sempre meno accessibile l’elaborazione della tempesta emotiva adolescenziale, che accompagna questa fase di grandi cambiamenti e di ridefinizione dei rapporti familiari.
La parola è lo strumento di espressione attraverso cui l’individuo rappresenta se stesso, la sua personalità, il suo vissuto. Essa esprime l’esperienza soggettiva di un evento ed è mediatrice di un pensiero che organizza la realtà.
Dare voce alle emozioni, anche le più disturbanti, è la chiave per aiutare i nostri ragazzi a decodificare ed elaborare il proprio disagio, trovando canali di espressione alternativi alla violenza.
Laddove si interrompe la comunicazione, l’unica via percorribile è l’attuazione di una fantasia per eliminare chi è vissuto come ostacolo alla propria libertà.
La fantasia di distruggere i propri genitori è un tema simbolico ricorrente, che resta a livello di fantasia nello sviluppo del Sé. L’aggressività, per citare lo psicoanalista Donald Winnicott, è una forza vitale positiva, che sin dalla nascita stimola l’esplorazione, l’autonomia e l’entrare in relazione. È spinta nel senso etimologico del termine.
In età adolescenziale, i comportamenti aggressivi si configurano come forma di comunicazione attraverso cui differenziarsi per costruire la propria identità e pertanto, possono essere considerati come un tentativo di definire un proprio spazio nel mondo e ottenere autonomia dal mondo degli adulti.
È esperienza comune per i genitori la conflittualità con i figli adolescenti, le cui radici vanno rintracciate nei nuovi bisogni fisiologici e psicologici quali il desiderio di autonomia, l’eccitazione motoria ed un particolare interesse per l’immagine del proprio corpo.
Solo nei casi più estremi la conflittualità si trasforma in ribellione violenta fino ad arrivare all’omicidio, in nome di un bisogno disperato di libertà e di affrancamento dalla morsa di un genitore percepito come vessatorio o opprimente.
In sintesi, l’aggressività dell’adolescente è fisiologica nella misura in cui lo spinge a definire se stesso, mentre rappresenta un segnale di disagio, legato a molteplici vissuti, quando diventa eccessiva.
Soltanto una buona sintonizzazione emotiva orienta lo sviluppo verso una “funzione riflessiva” che consenta all’adolescente di entrare in contatto con le proprie emozioni e di comprendere se stesso e di conseguenza gli altri.
In altri termini, presenza e ascolto restano funzioni fondamentali da parte degli adulti per individuare i segnali comunicativi del comportamento aggressivo e mettere in campo una risposta efficace che ne consenta l’elaborazione.
La sfida oggi ineludibile è superare la semplificazione causa-effetto, riconoscendo le responsabilità educative di tutto il mondo adulto: ripristinare una sinergia tra famiglie, scuola e istituzioni è indispensabile per arrestare l’onda di violenza distruttiva che la cronaca ormai ci ripropone quotidianamente.
*criminologo