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Intervista a Francesca Lattanzi proprietaria del celebre ristobar/Museo Canova Tadolini in Via del Babuino, oltre i caffè serve arte e cultura

interno studio del canovaRoma riserva sempre delle sorprese, una di queste si trova in via del Babuino, ed è lo studio dello scultore Antonio Canova. Una pagina di storia dell’arte, che non si può non andare a visitare, specialmente per il fatto che ci si può vantare di aver pranzato, o cenato, fatto una prima colazione o preso un aperitivo in mezzo alle opere del Canova. 

Una suggestione alquanto positiva che non si può non avere. Tra l’altro e non è da poco, lo chef è bravissimo e vi coccola come non mai. La proprietaria, Francesca Lattanzi, che ho avuto il piacere di intervistare, mi ha illustrato, e lo potrete leggere di seguito, la storia e di come sia arrivata a gestire il risto-museo.  

Quando e come le è venuta l’idea di aprire un posto del genere, qui nello studio del Canova?

Quando sono venuta a conoscenza che c’era questo patrimonio nascosto. Per tanti anni è stato chiuso, ci siamo informati per poter accedere, prima per vedere di che cosa si trattasse, ed abbiamo scoperto un mondo veramente sconosciuto, anche alle persone che vivevano qua. Questo posto è stato l’atelier di Antonio Canova, francesca Lattanziche poi ha ceduto al suo allievo Adamo Tadolini, vincitore di un concorso canoviano. Il Canova si è molto affezionato ad Adamo, a tal punto da lasciargli questo studio rendendosi anche garante. 

Canova incontra Adamo Tadolini nel 1917/18, ed il Canova muore nel 22. Proprio alla fine della sua carriera, ha lasciato l’eredità del posto a questo suo allievo. Poi si sono susseguite in questo posto, 4 generazioni di scultori. Lo studio è andato avanti di padre in figlio. Adamo sposa Serafina Passamonti che era intagliatrice di cammei e di rame con il bulino. Dalla loro unione nascono sei figli: Cornelia nel 1920, Scipione nel 1922, Tito nel 1925, Elena nel 1929 ma muore un anno dopo, Augusto nel 1932 ed infine Giuditta nel 1938. Alla fine è solo Scipione che eredita lo studio del padre che era già del Canova. 

Scipione quando è morto, lasciava la moglie ed una figlia che non era sua, aveva sposato una ragazza madre, e già all’epoca era uno scandalo. Comunque ha riconosciuto la figlia e le ha dato il nome e tutto quanto. Dell’atelier Canova/Tadolini sono rimaste come custodi, prima la moglie Giuseppina e poi la figlia anche lei chiamata con il nome della madre. Giuseppina, non si è sposata e non ha avuto figli, quindi nessun erede. Particolarità di Giuseppina, è che lei era una famosissima cartomante, e in questo posto sono passati Andreotti, Craxi, Fellini e tutti gli artisti di via Margutta. 

Era decisamente nota, ma lei lo faceva in maniera bonaria, non prendeva soldi, ma la manutenzione di questo posto era costosa, ed è stata costretta a fare delle scelte. Chiudendo il piano di sotto, e vendendo una piccola parte per poter andare avanti. La fortuna è, che hanno conservato la maggior parte delle opere. Lo studio del Canova, è tutt’ora proprietà della Chiesa Ortodossa, alla quale non interessava acquisire anche le opere, per cui l’avrebbe giustamente o non giustamente svuotato, e lo avrebbero affittato come locale commerciale. Noi siamo una famiglia di antiquari, siamo intervenuti ed abbiamo fatto una stima delle opere, e tramite lo stato, che aveva il diritto di prelazione, ci hanno fatto un prezzo, deciso proprio dal ministero, e le opere sono state vincolate al posto. Essendo noi proprietari delle statue, mentre lo stabile di un’altra proprietà, si doveva trovare una via un’unione, una sinergia, in cui questo posto sarebbe rimasto sempre con queste statue. Si è arrivati ad un accordo con il Ministero dei beni culturali, che lo ha riconosciuto non solo un posto di interesse storico culturale, ma anche un museo privato. Questo doppio vincolo li rende inamovibili e invendibili. Oppure si può vendere l’intera collezione, ma chi le acquista sa, che la destinazione può essere solo questo posto, e questo vincolo, ci ha agevolato con la Chiesa greco ortodossa per ottenere un’agevolazione sull’affitto. La manutenzione di queste statue, non è che sia facile, è necessario che venga una ditta specializzata, di certo non può venire la donna delle pulizie con il piumino, per cui la manutenzione costa. Per far sì che noi potessimo mantenere tutto questo patrimonio, ci siamo inventate questa formula della ristorazione all’interno del museo.

Chiaramente sta avendo un grande successo a quanto mi risulta?

 Si!  E’ un posto che ha successo, ma è uno dei segreti di Roma, praticamente un posto nascosto, lo si deve scoprire. Siamo presenti su tutte le migliori guide internazionali, ed anche di alto livello, ma per i romani è un pochettino più difficoltoso. Sono anche io romana e sono andata solo due volte al Colosseo. Chi ha i beni sotto casa, non ne capisce il valore. Certo i romani vengono a prendere un caffè, vengono anche a cena, ma non abbiamo un pubblico prettamente romano, abbiamo un pubblico sicuramente italiano, del turismo italiano. Le persone del posto lo vivono come il bar di zona, e l’altro romano magari va dal bolognese, senza fare nomi, perché la cultura non si abbina bene con i romani.

So che questo risto/museo, ha ospitato una mostra di un famoso pittore…

Abbiamo ospitato la mostra di Marco Tamburro facendo un connubio tra l’arte del passato e la presente. Della mostra è rimasta solo un’opera all’ingresso. Ha ottenuto un grande successo sia l’inaugurazione che in seguito per la presenza di visitatori.

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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