La mia generazione rimpiange il cinema di qualità, e gli sceneggiati televisivi, che hanno caratterizzato la nostra adolescenza


l suo è stato definito "uno dei più bei volti del neorealismo", anche se la sua carriera d'attrice inizia prima. Il suo vero nome è Maria Luisa Attanasio, ma è nota come Carla Del Poggio. Figlia di Ugo, un colonnello dell'esercito, che a fine carriera diventa attore, e di un'attrice. Carla frequenta il liceo, che abbandona per frequentare il corso sperimentale di cinematografia, e in contemporanea, studia linguee gioventù. e segue corsi di danza. Al centro sperimentale, viene notata da Vittorio De Sica, che la fa debuttare, appena quindicenne, nel delizioso film "scolastico", Maddalena zero in condotta, nel 1940. Qui impersona un'allieva indisciplinata, ma simpatica, dimostrando un buon temperamento e ottime doti recitative. Dal ‘40 al ’43, interpreta ben 8 film, dove è spesso collegiale e studentessa, secondo il cliché del personaggio del film di De Sica. Il 1943 è l'anno di svolta per Carla, perché sul set del film "Incontri di notte", ha modo di incontrare il regista Alberto Lattuada, più vecchio di lei di 11 anni. Lui la vorrebbe in un suo film, tratto da un romanzo di Moravia, la corteggia, si innamorano per poi sposarsi 2 anni dopo. Dal dopoguerra in poi, Carla Del Poggio, dimostra una decisa maturità recitativa, risultando molto credibile in ruoli drammatici, nei film diretti dal marito: "Il bandito", "Senza pietà", "Il mulino del Po'". Successivamente è diretta da Giuseppe De Santis, in "Caccia tragica" e "Roma ore 11", e da Pietro Germi in "Gioventù perduta", un noir in stile americano. Il suo talento, non la fa sfigurare nemmeno accanto a grandi divi dell'epoca, come Anna Magnani, Amedeo Nazzaro, Massimo Girotti. Ma la sua interpretazione più importante, è quello di Liliana, l'aspirante subrettina di "Luci del varietà", diretto a 4 mani dal marito e da Fellini. Nel film, è accanto a Giulietta Masina e Peppino De Filippo, per raccontare le vicende di una compagnia di avanspettacolo. Purtroppo al botteghino, è un insuccesso, anche se, a parer mio, il film è un piccolo capolavoro. Analogo insuccesso, è il coevo "Vita da cani" di Steno e Monicelli, che parla anche quello, di avanspettacolo. Forse il taglio neorealista, per parlare di un genere di spettacolo, mettendolo a nudo in modo crudo, non piace al pubblico. "Luci del varietà", è l'ultimo film in cui Carla viene diretta dal marito. Alcuni anni dopo la Del Poggio, recita in 2 film accanto al padre, diretti da Guido Brignone, ed a seguire, la commedia "Cose da pazzi" del 54, con la quale dice addio al cinema. Ma se Carla abbandona il grande schermo, il teatro e la televisione, la vedono ancora protagonista per parecchi anni. A teatro debutta nel ’46, accanto a grandi attori, come Margherita Bagni, Leonardo Cortese, Luigi Almirante. E poi la Masina, Lea Padovani e Franco Scandurra, con i quali porta in scena "Gli indifferenti" di Moravia. A metà anni ’50, si mette in gioco, recitando in dialetto napoletano, accanto al grande Eduardo, ne "A'nanassa" di Eduardo Scarpetta, e poi la rivista "Tutte donne tranne io" con Macario. Teatro classico, farsa napoletana, rivista, come nel miglior repertorio di una grande attrice. Carla è anche una delle protagoniste e testimoni di un momento artistico importante. Parlo della felice stagione degli sceneggiati televisivi, le trasposizioni televisive di grandi classici, recitati in diretta da grandi attori. "Piccolo mondo antico", "David Copperfield" e non solo, la vedono tra i protagonisti. Carla Del Poggio decide di abbandonare lo spettacolo per dedicarsi al marito e ai figli. Nel 2005, dopo 60 anni di matrimonio, rimane vedova del grande regista da tempo malato di Alzheimer, e 5 anni dopo ci lascia pure Carla, all'età di 89 anni. Chi come me l'ha amata sbarazzina, e un po' insolente quindicenne al suo debutto, fatica a pensarla anziana signora. Di lei, oltre ai tanti film interpretati, rimane il ricordo del suo sorriso. Uno dei più belli del neorealismo, e non solo.
Daniele Lorenzetti