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Doris Duranti, “l’orchidea nera del cinema italiano”. La diva del regime che contende il primato del sen nudo nel cinema del tempo a Clara Calamai

doris duranti neraRicordate la guerra del primo seno nudo del nostro cinema, e le due protagoniste? Di Clara Calamai ho già parlato, ed ora tocca a Doris Duranti, "L'orchidea nera del cinema italiano". Dora Durante nasce a Livorno nel 1917, e giovanissima raggiunge un cugino a Roma, grazie al quale, riesce ad ottenere piccole apparizioni al cinema. Modifica il nome nel più esotico Doris, e cambia la finale del cognome. Nasce così Doris Duranti, destinata a diventare una vera e propria diva del cinema del momento. Il primo film importante è "Sentinelle di bronzo" dove la Duranti, cosparsa da uno strato di cerone scuro, interpreta una donna di colore. I tratti somatici quasi esotici, l'eleganza e i lineamenti aggressivi fanno di Doris una vera e propria "femme fatale" nostrana, proprio nel momento in cui il cinema straniero, era stato messo al bando dal regime. Altri successi di quel periodo sono "Cavalleria rusticana" del 39, e in particolare "Carmela" di Flavio Calzavara, girato nel 42. Il suo seno nudo, appare proprio in questa pellicola, dando vita ad una vera e propria controversia, che la contrappone a Clara Calamai, anche lei senza veli nel coevo "La cena delle beffe". La Duranti ha sempre fatto notare, che il suo seno ripreso in posizione del corpo eretto, era tutt'altra cosa rispetto a quello della Calamai sdraiata sul letto. Durante il fascismo, la nostra attrice è la più pagata e la più ammirata, e fra i tanti ammiratori, ce n'è uno speciale, Alessandro Pavolini. Pavolini, livornese come lei, è il ministro della cultura popolare il famoso "Minculpop" non può che subire il fascino della diva con la quale intreccia una lunga relazione nonostante sia sposato. La storia diventa nota a tutti e la cosa sembra non fosse gradita a Mussolini, ma la visione della Duranti nel film "Il re si diverte lo fa ricredere. A questo punto, la storia ha la benedizione anche da parte del Duce. La diva non ha mai nascosto la sua brillante vita amorosa, ed i gossip dell'epoca, raccontano una rocambolesca fuga in deshabillé, dell'attore Andrea Checchi, sorpreso proprio dal ministro in atteggiamento amoroso con Doris. La storia con il ministro fa da imput positivo alla carriera dell'attrice, e alla caduta del fascismo, Doris abbandona Roma per seguire Pavolini al nord, inizialmente a Venezia e in seguito sul lago di Como. La Duranti fa parte di quel gruppo di attori che continua a lavorare al Cinevillaggio di Venezia, voluto dal fascismo, al contrario dei tanti rimasti a Roma che, spesso, sono costretti a nascondersi o a recitare in condizioni di semi clandestinità. La condanna a morte e la fucilazione poi dell'amico e concittadino Galeazzo Ciano mettono in crisi la Duranti, anche perché chi firma la condanna è anche il suo amante. A quel punto l'attrice capisce che gli eventi stanno precipitando, e la sua figura di attrice vicina al regime sta diventando pesante. Cercherà di tutelare e proteggere la famiglia con scarsi risultati. L'imminente fine del regime costringe la Duranti a fuggire in Svizzera. La fuga rappresenta l'ultimo atto d'amore di Pavolini, che poco dopo sarà giustiziato. In Svizzera Doris finisce in carcere dove tenta il suicidio. In Svizzera sposa con rito religioso un proprietario di cinema di Chiasso e, in seguito, è costretta a fuggire in Sudamerica. Negli anni 50 rientra in Italia e ricomincia a recitare senza però tornare ai successi passati. In quel periodo conosce il famoso giornalista e radiocronista Mario Ferretti. I due si innamorano e il giornalista abbandona la famiglia e insieme si trasferiscono a Santo Domingo, dove aprono un ristorante. Anche dopo la separazione da Ferretti, Doris decide di restare nella Repubblica Dominicana. Torna in Italia nel 76 per interpretare il film "Divina creatura" di Giuseppe Patroni Griffi accanto alla bella Laura Antonelli. Terminato il film torna a Santo Domingo e lì muore nel 95. La Duranti ha pubblicato un'autobiografia "Il romanzo della mia vita", ed è assolutamente una vita piena di emozioni, passioni, trasgressioni quella della bella diva livornese. Una vita che intreccia i tragici eventi del fascismo con i fasti di Cinecittà. Con passioni fatali e amori pericolosi, come nelle migliori sceneggiature. Questa era Doris Duranti. L'ultima grande diva del regime. 

Daniele Lorenzetti 

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