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NON SONO QUELLO CHE SONO: UN OTELLO SHAKESPEARIANO IN SALSA ROMANA

otello con desdemonaWilliam Shakespeare, il Bardo di Stratford Upon Avon, rappresentò per la prima volta la tragedia di “Otello, il Moro di Venezia” nel 1604, quattro secoli fa. A distanza di tutto questo tempo, a confermarne la modernità estrema, l'attore e regista romano Edoardo Leo, con un'operazione coraggiosa ed originale, cene fornisce una versione attualissima e al passo con i tempi. Qui non siamo più a Venezia, ma lungo le desolate spiagge invernali tra il mare di Anzio e quello di Nettuno. I personaggi del film parlano in romano, ma in un dialetto comprensibile ai più dalle Alpi alla Sicilia. I dialoghi sono presi pari pari (con le opportune rivisitazioni) dalla tragedia teatrale di Shakespeare ma il contesto è completamente diverso: Iago, membro di una banda di gangster, è fortemente contrariato per la scelta del Doge, il supremo capo della gang, di avergli preferito il moro Otello come suo luogotenente. E, per vendicarsi, intende colpire l'ignaro Otello in ciò che ha di più caro: la bellissima sposa-bambina Desdemona. E così, non apparendo per quello che realmente è, comincia ad insinuare in Otello il venefico tarlo della gelosia. Iago manipola non nominandogli mai apertamente la possibilità di un tradimento di sua moglie, ma anzi insistendo sulla circostanza che Desdemona gli è sempre fedele ed affezionata. Ma, dubbio su dubbio, la gelosia esplode nel cervello del moro. Le vicende finali dell'opera sono conosciutissime: Otello finisce per uccidere la fedele Desdemona e si toglie la vita quando capisce di aver commesso un tragico errore. Iago, in questa versione, viene catturato dalla Polizia, terminando la sua vita nelle patrie galere, da dove, vent'anni dopo, racconta la tragedia di Otello e Desdemona. Otello è la tragedia della parola, detta e soprattutto non detta: Lago manipola il moro con la semplice forza di un silenzio o con un'espressione del volto. La motivazione di Iago è chiara e terribile: egli agisce per cupo spirito di vendetta, servendosi degli altri come automi e manipolandoli a loro insaputa. I luoghi dove si svolge questa tragedia, sono dei non-luoghi, con questi arenili degradati della provincia romana dominati da un cielo plumbeo e minaccioso, che rende ancor di più oscura e tetra l'atmosfera: un' atmosfera da noir moderno, ma anche atmosfera di tragedia senza tempo. In fin dei conti, si parla del primo e più famoso femminicidio per gelosia nella storia della cultura occidentale, e l'idea di un così terribile evento non poteva essere resa in modo migliore, stigmatizzandola ferocemente ed attaccando il distorto concetto di possesso che un uomo può avere nei confronti di una donna. Bravissimi gli attori, a cominciare da uno straordinario Edoardo Leo (che è arrivato ad ingrassare di 20 chili per interpretare il ruolo) nei panni di uno Iago malefico e subdolo, per terminare con un convincente Jawad Moraqib, attore teatrale di origini marocchine, un Otello dubbioso ed insicuro nonostante la sua fama di duro e che pensa in arabo nei suoi monologhi interiori. Insomma, un'operazione culturale riuscitissima, e soprattutto un film che riconcilia con il cinema. Da vedere....

NON SONO QUELLO CHE SONO

REGIA: EDOARDO LEO

SCENEGGIATURA: EDOARDO LEO

INTERPRETI: EDOARDO LEO, JAWAD MORAQIB, AMBROSIA CALDARELLI, ANTONIA TRUPPO, MATTEO OLIVETTI

PRODUZIONE: ITALIA 2024,

Valter Cannelloni

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

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