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Raf Vallone, forse meritava più di un Davide di Donatello, e forse dei premi gli sarebbero dovuti elargire anche postumi.

vallonevallone raflattore raf valloneIl mondo del cinema ha prodotto tanti sex simbol, sia declinati al femminile che al maschile. Mia madre, nata nel 1930, ne ha amato uno in particolare, un eroe sempre positivo, l'antagonista del torbido protagonista, insomma...il cavaliere senza macchia e senza paura: Raf Vallone. Raffaele nasce a Tropea, per poi trasferirsi, da bambino, a Torino. Qui, dopo aver frequentato il liceo classico, si laurea in filosofia e poi in giurisprudenza, avendo Luigi Einaudi e Leone Ginzburg come docenti. Durante il periodo dall'università, si dedica al gioco del calcio a livello agonistico, arrivando a giocare in serie A con il grande Torino, vantando ben 33 presenze, vincendo addirittura la coppia Italia, nel 1936. Nel 41 decide di abbandonare lo sport, per diventare giornalista, diventando redattore capo delle pagine culturali de "L'unità", e fu pure critico cinematografico per "La stampa". Dopo l'armistizio, nel 43, entra nella resistenza, grazie ad un amico dirigente di "Giustizia e libertà". Viene catturato e incarcerato a Como, riuscendo

  a fuggire gettandosi nel lago. Rientrando nelle file della resistenza, viene impiegato in attività di propaganda. Ma la fama di Raf Vallone è legata alle sue attività artistiche, che lo vedono protagonista al cinema, in teatro, in televisione. Il debutto avviene nel 42 nel film di Goffredo Alessandrini: "Noi vivi/Addio Kira e l'anno successivo a teatro con "Woyzek". Il regista De Santis, lo vede recitare Garcia Lorca, e lo sceglie come protagonista per il film "Riso amaro". La pellicola è un ottimo esempio di film neorealista. Ambientato nelle risaie vercellesi, nel secondo dopoguerra, il film ha un forte impatto sia sul pubblico che sulla critica. Il triangolo Vallone, Mangano, Gassman, rappresenta tre ben distinte tipologie. L'eroe positivo pronto a smascherare le malefatte del personaggio torbido, entrambi innamorati della bella mondina. Il finale tragico contribuisce a far emergere il buon Raf Vallone nel ruolo di "eroe positivo", il primo di una lunga serie. Il film successivo di Vallone è ancora diretto da De Santis, e l'attrice che recita al suo fianco è Lucia Bosè, da poco eletta miss Italia, il titolo del film è "Non c'è pace tra gli ulivi". Seguono poi titoli come "Cuori senza frontiere" di Luigi Zampa, e "Il cammino della speranza" di Pietro Germi. Sul set di questo film conosce la bella attrice Elena Varzi, che diventerà sua moglie e la madre dei suoi 3 figli. Tutti questi film, fanno di Vallone uno dei volti simbolo del cinema neorealista, e lo convincono che, la recitazione è il suo mestiere. Negli anni 50, è protagonista di parecchie pellicole, decisamente di prim'ordine come: "Cristo proibito" di Curzio Malaparte, "Anna" e "La spiaggia" di Lattuada, "Roma ore 11" di De Santis.  Il film "Anna" ripropone il trio Vallone-Mangano-Gassman, ed è un enorme successo, ed è la prima pellicola italiana che è arrivata ad incassare più di 1 miliardo, cifra assolutamente folle per l'epoca. Nel 52, impersona Garibaldi in "Camicie rosse" di Alessandrini, ed è il protagonista in Francia di "Teresa Raquin" di Marcel Carne`. Curiosamente nel 53, si ritrova calciatore ne "Gli eroi della domenica" di Mario Camerini. Nel 55, è diretto da Dino Risi ne "Il segno di Venere", dove si trova tra le attenzioni amorose delle cugine Franca Valeri e Sophia Loren. Nel 60 è di nuovo accanto alla Loren, ne "La ciociara", capolavoro del grande De Sica, che fa vincere a Sophia un meritato Oscar. Attivissimo anche all'estero Vallone interpreta "Uno sguardo dal ponte", "El cid", "Fedra", "Jean Harlow", "The italian job", "Il magnate greco", fino al ruolo del cardinale Lamberto, ne "Il padrino parte III " di Francis Ford Coppola. E se nel cinema Raf Vallone è stato uno dei massimi interpreti, anche nel teatro ha scritto pagine memorabili. Nel 58, in Francia, Arthur Miller lo vede nell'interpretazione del suo dramma, "Uno sguardo dal ponte", ne rimane talmente colpito da imporlo al regista Sydney Lumet, per la versione cinematografica. (Per quel ruolo Vallone vincerà il David di Donatello). Nel 70 la compagnia Vallone – Vazzoler, mette in scena "Proibito da chi?", scritto, diretto e interpretato da Vallone stesso. E poi non si può non parlare del Vallone televisivo, pure lui come tanti grandi attori, legato alla felicissima stagione dei romanzi sceneggiati. Da "Jane Eyre" al "Mulino del Po", e poi  "Il costruttore Solness", "Nostalgia" e "Luci di Boheme". Sia il figlio Saverio che la figlia Eleonora hanno tentato di seguire le orme dei genitori, non riuscendo però ad eguagliare il loro successo (non è così facile come si pensa essere figli d'arte). Raf Vallone, ha attraversato un secolo, raccogliendo successi in ogni continente, accanto a grandissimi attori e grandissime attrici, diretto da registi unici, passando da volto del neorealismo a criminale di origini italiane, dal western alla commedia, dal noir ai film storici...solo come un grande attore può fare.

Daniele Lorenzetti 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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