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Giò Staiano è stato il primo gay dichiarato e Fellini lo volle nel film "La dolce vita" per interpretare se stesso. 

Giò StaianoCi sono persone, che nascono dalla parte del mondo sbagliata, chi nella famiglia sbagliata e chi nell'epoca sbagliata, e poi chi come lei, in un corpo sbagliato. Lei nasce in Salento nel 1931, con il nome di Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico, più brevemente Giò Stajano. Il padre, è un conte, e la madre Fanny, è l'unica figlia del gerarca fascista Achille Starace. Un aneddoto racconta, che proprio il nonno Achille diede in braccio a Mussolini proprio il piccolo Giò, che in quell' occasione, fece la pipì addosso al duce. Inconsapevolmente la sua prima provocazione. La caduta del fascismo, coincide con la fine del matrimonio dei genitori del dodicenne Giò. I suoi studi iniziano presso il collegio dei Gesuiti a Frascati, e successivamente, all' accademia delle Belle arti di Firenze. In seguito segue dei corsi di architettura alla Sapienza di Roma. Nel 1956, durante la fiera d'arte di via Margutta a Roma, espone alcune sue opere con successo. Qui ha modo di conoscere personaggi come De Chirico, Guttuso e Moravia. Con Novella Parigini, la pittrice famosa per i suoi "gatti", stringe una forte amicizia, grazie alla quale comincia a frequentare quegli ambienti romani, così ben raccontati da Fellini nella “La dolce vita". Nel 59 Giò scrive il suo primo libro, che è un 'autobiografia, dal titolo "Roma capovolta", dove racconta le sue scorribande nella dolce vita romana e, contemporaneamente, la realtà omosessuale dell'epoca. Il libro, naturalmente, provoca scandalo e viene sequestrato, con l'accusa di propagandare idee contrarie alla “pubblica morale”. L'attenzione della stampa, specialmente quella scandalistica, si focalizza su Giò, che viene così consacrato come “omosessuale più famoso d' Italia”. La sua seconda pubblicazione ha per titolo "Meglio l'uomo oggi" dove allude, non proprio velatamente, all' omosessualità di vari personaggi pubblici, non risparmiando neppure l'ex re Umberto II. Di libri ne scrive altri, che vengono puntualmente sequestrati, che non fanno altro che aumentare la sua fama. È innegabile che Giò diventa uno dei protagonisti più noti delle notti della capitale. Apre un locale e diventa addirittura di ispirazione per Fellini, che lo vede fare il bagno, nella fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna. Il regista replicherà nel film “La dolce vita”, con la Ekberg al posto di Giò, e fontana di Trevi invece della Barcaccia. Fellini offre a Giò un ruolo nel suo iconico film. Ma non è la sua unica esperienza sul grande schermo, infatti in seguito lavora con Steno, Risi e Freda. Tra il 58 e il 61 Giò Stajano cura una rubrica di gossip per il settimanale "Lo specchio", vera e propria bibbia per chi ama la vita privata dei personaggi famosi. Nel 61 è convocata come testimone in un famoso processo/scandalo, denominato "dei balletti verdi", dove si presenta, in maniera decisamente teatrale, con una mise da vedova affranta, decisamente in linea con il suo personaggio. Alla fine degli anni 60 inizia la collaborazione con un mensile per adulti del titolo "Men", del quale, successivamente, ne diventa responsabile. In questa rivista Giò, tiene una rubrica dove parla liberamente di omosessualità con i suoi lettori. Con il passare il personaggio Giò Stajano comincia a perdere interesse, anche perché salgono all'attenzione della cronaca altri personaggi che non nascondono, finalmente, la propria natura. Nel 1982 il cambiamento di sesso diventa legale e così, l'anno successivo Giò decide di mettere in pratica, ciò a cui sentiva di appartenere, l'essere donna e non uomo. Si sottopone così ad un'operazione di riattribuzione chirurgica del genere asessuale. L'operazione viene eseguita a Casablanca, e così Giò diventa Maria Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico. Dopo l'operazione fa parlare ancora di sé, rilasciando la prima intervista da donna, al giornalista Francesco Caridi, de "Il Borghese". Con quel giornale Giò, aveva già collaborato, scrivendo articoli sulla mondanità romana, con lo pseudonimo "Pantera rosa". A fine anni 90 Giò, continua a provocare e stupire girando alcuni fotoromanzi a carattere pornografico. Nel 92 pubblica un'ulteriore autobiografia, "La mia vita scandalosa". Giò in quel periodo si avvicina alla religione cattolica, dichiarando alla stampa di voler entrare in monastero, impossibilitata però dal cambio di sesso, non riconosciuto legittimo dalla chiesa cattolica. Viene accolta in seguito come suora laica, presso le monache di Betania del Sacro Cuore. Le sue ultime apparizioni in tv la vedono ospite di Paolo Bonolis ne "Il senso della vita", e di Chiambretti in "Chiambretti night" del 2009. Giò ci lascia nel 2011 a 79 anni, in una casa di riposo che la ospitava. Viene sepolta nella cappella di famiglia a Gallipoli. È rimasta famosa una sua frase, rivolta ad un giornalista che le chiese, "chissà che direbbe tuo nonno Achille Starace se ti vedesse”? Lui che voleva tutti gli italiani maschi, forti e virili". Giò replicò cosi: "Direbbe che dopo tanta virilità in famiglia, un po' di relax ci vuole".

Daniele Lorenzetti 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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