Conosco Anna Mazzamauro da moltissimi anni, e ricordo il nostro primo incontro a Otranto, durante una manifestazione. Posso affermare che siamo diventati amici, e che personalmente trovo, e non è una sviolinata, che sia ormai una delle poche e rare attrici vere di teatro e non, che lo star sistem abbia ancora. A teatro l’ho potuta ammirare più volte e la sua versatilità è unica. Non posso definirla un comico, ma riesce a volte a combinare le risate alle lacrime. L’ultimo spettacolo al quale sono potuto intervenire, lei indossava i panni di donne diverse, e ricordo, che per una aveva indossato un costume imbottito che la faceva diventare più che obesa. Sembrerebbe che io sia di parte, ma non è così, lei è proprio un animale da palcoscenico come poche.
Anna quando hai capito di voler fare l’attrice?
Nella pancia di mia madre…Anna ridacchia…ho esitato a nascere, perché dovevo provare il mio primo vagito, che doveva essere universale, e quindi, quando sono stata sicura, e ho provato questo vagito al meglio, sono nata. Ma al di là degli scherzi, è un modo scherzoso per dirti da sempre. Non ho avuto un momento in cui mi sono detta che cosa voglio fare da grande? L’attrice! Sono nata con questa deformazione, fisica e mentale.
Hai fatto tanto, anzi tantissimo teatro, cinema fiction, ma la tua grande passione è il teatro. Perché questa scelta?
Un attore, è essenzialmente un animale da teatro, poi che sia un animale che non sa recitare, o che sappia recitare, è un altro discorso. Per me un attore è teatro, nasce a teatro, e non dico che debba morire sul palcoscenico, ma deve crescere nel teatro, perché il resto, possiamo definirlo intelligenza artificiale, le chiamo così adesso, per far vedere che sono al corrente per come si muove la modernità. Ma scherzi a parte, il cinema, la televisione, sono dei mondi espressivi meravigliosi, di cui ora non potremmo fare a meno. Sono nati dopo il teatro, e sono nati meccanicamente, per riproporre cinematograficamente il teatro, non riuscendoci quasi sempre, perché il teatro è un miracolo a parte, è un miracolo che consente all’attore, di trasmettere in diretta dal vivo, anche in televisione, che si può fare dal vivo, in diretta. A teatro l’attore, essendo
presente, si assume la responsabilità di tutto quello che può accadere in scena, di non ricordare la parte, di cadere, che non piaccia lo spettacolo, o che stia piacendo. In televisione, anche se è in diretta, c’è sempre la giustificazione dell’emozione. Nel cinema, non esiste questa emozione, perché orrenda cosa, si possono ripetere molte volte le scene, quindi togliere in questo modo, l’immediatezza la bellezza dell’emozione che l’attore regala al pubblico. Il teatro è tutto questo! Poi non mi fai dire, perché credo risulti retorico, il concetto di poter definire il teatro, il teatro dal greco è théatron, è vedere, quindi questo è…vedere il pubblico che vede e sente e percepisce nel momento in cui tu fai.
Tu, ad un certo momento, hai iniziato a scrivere i tuoi testi. Quando hai capito di poter essere l’autrice di te stessa?
Quando ho recitato con un “cane”, e ho dovuto recitare delle commedie, che oltre a dei testi ignobili…ma vedi, per carità, non mi considero Shakespeare, e ne desidero diventare, sono un’attrice, e mi basta recitare. Ho avuto modo di evolvermi nel teatro, ed è stato l’aver intuito…di
aver capito…o, non oso dire, che non c’è mai il capire a sufficienza in teatro, ma ho intuito che le mie emozioni, le mie parole, arrivavano al pubblico, e il pubblico le recepiva. A quel punto mi sono detta: “Io ci provo”, e ci ho provato, ed è andata bene. Sono diversi anni, che scrivo i miei testi. Non potrei scrivere una commedia, non ne sarei capace, bisogna avere un altro modo di impostazione, così come non ci si improvvisa poeti, come non ci si improvvisa romanzieri. Ecco, io sono una monologhista, nel bene e nel male, un’attrice che recita quello che sente e percepisce, e vuole regalare attraverso le mie parole, emozioni al pubblico, e mi sembra di riuscirci. Infatti, l’ultimo spettacolo che sto portando, in giro in Italia, si chiamo “brava bravissima anche meno”. L’ironia di questo titolo è il rappresentare un mio modo di stare in scena, senza autorità, senza ingombro, senza dire: “Ecco io sono”…è il pubblico che deve definire quello che io sono, non io, io osso solo proporre.
Parliamo di cinema, nota dolente. So che la tua fama è derivata dal personaggio della signorina Silvani. Ma cosa ti ha dato il cinema, un punto in più o niente?
E’ la domanda, che quasi tutti i giornalisti mi pongono, e d io non posso dare risposte diverse a second di chi me la pone. La signorina Silvani, mi ha dato la grande riconoscibilità, mi ha fatto differenziare, rispetto alle altre mie colleghe, mi ha dato la possibilità di essere riconosciuta per la strada, mi ha dato la possibilità di fare gli autografi, le foto, tutte cose bellissime, alle quali l’attore aspira. E’ naturale aspirare a questo…però mi ha impedito…quindi riconoscente al personaggio della signorina Silvani, ma non riconoscente, perché mi ha impedito di fare Medea. Il teatro, quello grande, al quale aspirano le grandi attrici…piccola risatina…ho vitato Medea, perché ad un certo punto, io avrei dovuto dire a Giasone: “Giasone, lei è una merdaccia schifosa”. Ergo, non posso impersonare Medea, ma devo riconoscere che mi ha giovato…il pubblico che viene, non è che lo si possa ingannare, però, quando apprende che ci saranno i miei spettacoli in vari teatri, il primo pensiero è, andiamo a fare due risate. E si, alcune risate accadono, ma a me piace dare un cazzotto nello stomaco alla gente, per poi rinfrescarli attraverso un sorriso, attraverso l’ironia, che già dal titolo in questo mio ultimo lavoro si capisce, “brava bravissima anche meno”. Questo sta a significare che amo più l’ironia, che la comicità.
Per questa domanda, puoi anche non rispondere. Quasi sempre nei tuoi passaggi in TV, ti si chiede sempre, di fare quel verso con la bocca, che credo appartenesse al personaggio della Silvani. Non ti dà fastidio?
Risatina di Anna…in realtà di verso con la bocca, farei delle pernacchie, invece del bacio storico della Silvani. A parte il fatto che adesso non posso farlo, non ti arriverebbe attraverso il telefono…
…anche se lo facessi chiaramente lo conosco benissimo e posso immaginarlo…
…ecco, fa sempre parte di quello che prima, che ha diviso le due cose positive, che mi ha dato la Silvani, e il bacio, fa parte della riconoscibilità. Spesso incontro gente, che mi dice: “la prego mi dica merdaccia schifosa”, e l’accontento, regalandole la battuta “lei è una merdaccia schifosa…uh come sono contento…e vabbè! Contento lei…ancora risatina di Anna…però alla fine è come quando…non so se a te succede…quando hai avuto una bella giornata e ti addormenti in modo tranquillo, io non mi addormento, ma continuo la mia vita in maniera tranquilla, qualcosina ho combinato, perché se la gente per la strada mi ferma, e vuole da me un bacio…bhe!…è quello…
Certo! Non ti sei mai pentita di non aver accettato un ruolo che ti era stato proposto?
…un monologo…
…no al cinema…
Intanto posso dire che mi sarebbe piaciuto essere diretta in un film di Almodovar. Nei suoi film, lui ha sempre delle creature selvagge e sincere, pietose ma tragiche. Sto traducendo con aggettivi, momenti teatrali. L’altro anno, ero felicissima per la chiamata di Francesca Archibugi, meravigliosa regista. Abbiamo trascorso tre ore autentiche dalle 15 fino alle 18, chiacchierando amichevolmente, con gioia reciproca, di tutto quello che pensavamo, io e lei, a proposito del cinema e teatro. Non era un’intervista, ma era un modo di comunicare per capire chi fossi personalmente. Non mi conosceva, e ho pensato che dopo tre ore di chiacchierata, magari mi avrebbe dato una parte meravigliosa. Mi hanno consegnato il copione, e…c’erano tre battute, tre…allora…questo silenzio fa capire come io abbia recepito la cosa…
…certo…
Allora le ho detto: Scusami Francesca, sei straordinaria, e sono felice di averti incontrata, ma proprio perché ti ho raccontato che non sono affetta da voglia e desiderio di protagonismo, e di soliloqui, chiamali “”come te pare”, di monologhista. Come faccio, essendo abituata ad essere protagonista a teatro, e tutto sommato anche la Silvani, era, ed è tutt’ora, una protagonista, a dire tre battute. Il mio personaggio sarebbe stato di una suora centenaria, e gobba… allora…vada per la gobba, un’attrice protagonista può essere anche gobba, e chi se ne frega, non è quello che mi spaventa, ma se la gobba deve dire solo tre battute, NO! Allora Francesca mi ha detto, va bene, ed io, scusami non voglio interferire nel tuo film, che sicuramente è bellissimo, però visto che stai mostrando simpatia nei miei confronti, e stima, mettimi un’altra scena. Tengo talmente a te, che scriverò un’altra scena. Invece di tre battute, sono diventate quattro…ancora una volta Anna ridacchia…dopo questo le ho detto: “Chiedo scusa, ma non posso proprio, mi dispiace”. Francesca Archibugi, è rimasta molto male. Questa è una confessione, che forse non avrei dovuto fare. Non sono un’attrice che bada molto alla remunerazione, a volte faccio gli spettacoli gratuitamente, per la gioia di recitare, ma la produzione, che insisteva tanto, asserendo che alla Archibugi le ero piaciuta tanto, insiste e vorrebbe…mi hanno fatto una proposta economica da comparsa, allora ho detto, scusate, “a sora gobba”, 4 battute, la partecipazione con una paga da comparsa, perdonate, ma evidentemente non sapete con chi avete a che fare. E poi, quasi dopo è arrivata una proposta che mi ha fatto quasi svenire. Mi telefona la mia agenzia cinematografica, e mi dice, guarda che Al Pacino…come hai detto scusa?...Al pacino, ha scelto te, insieme ad altri, perché ritiene che la tua faccia sia giusta per il film che devono girare. Capirai, dopo il primo svenimento, mi sono riavuta, e l’agenzia mi ha detto, che loro vogliono che tu faccia in inglese, una scena della parte che ti è stata assegnata, e una in italiano. Ho girato questa scena in cucina, perché il personaggio, doveva essere una calabrese. Una parte stupenda, che ho girato nella mia cucina, che è strana e curiosa, e poteva essere giusta per il film. Poi un’altra in italiano, e le ho spedite. Arriva la proposta della casting, che mi dice che il mio provino è piaciuto molto, ed è piaciuto quello che tu hai fatto…sono contenta che Al Pacino riesca a capire chi è un grande attore, oltre lui.
Quando hanno visionato tutte quelle che hanno partecipato al provino, selezionandone tre o quattro che potevano interessare veramente…
...quindi un’ulteriore selezione…
Una selezione molto pesante. Essendo tra le tre prescelte, mi sono recata presso gli studi cinematografici De Paolis dove ho incontrato il regista, che si chiama Dito Montiel, una simpaticissima persona, che si è divertito molto, perché mi ero portata da casa, che le altre attrici sicuramente non hanno fatto, il mattarello per fare la pasta. L’avevo portato, perché mi sarebbe servito. Dito, il regista mi ha chiesto a che cosa serviva il mattarello, a dartelo in testa se non mi scegli. Lui alla fine, mi ha detto in inglese, e non credo che lo capisca perfettamente, tu hai fatto un ottimo lavoro, spero di vederti presto. Capirai sono svenuta un’altra volta, e sono andata via. Senonché, a questo film, e tu vuoi lo puoi cercare, si chiama Kidnapped, significa rapito, è stato…la lavorazione del film è stata momentaneamente bloccata, per motivi economici, non riescono a trovare un accordo, e parliamo dell’altro anno. Credo che non si metteranno mai d’accordo, però è stata un’esperienza favolosa, e che Al Pacino, che è il mio attore preferito per il cinema, mi abbia fatto fare il “col bac” che poi è diventato “col cavolo”… …ridiamo entrambi. Rispondendo alla tua domanda, ho rifiutato, brutta la parola rifiutare, nel caso di Francesca Archibugi che è talmente brava, è una delle registe che io stimo di più nel cinema, ma l’avrei stimata ancora di più, se mi avesse infilato nella storia, come una delle protagoniste. Non è successo e non potevo accettare.
Ma con chi ti piacerebbe recitare a teatro, avendolo come partner, e che non hai mai potuto avere?
Ci ho provato a recitare con gli altri, ma è una fatica aspettare che dicano le battute, magari dette male, alle quali devi rispondere subito e con intensità. Sinceramente sono tutti morti quelli coni quali avrei voluto…per esempio Albertazzi, è stato un attore con il quale ho recitato in teatro 300 anni fa, anche Gianni Santuccio…forse la gente conosce Albertazzi ma di certo non Santucci. Gigi Proietti, Gigi era il mio fidanzato in quel periodo, eravamo all’università. Abbiamo recitato insieme, e che cavolo, era un modo diverso…adesso in teatro, si, ci sono degli attori bravi, per carità, ma non quelli per cui tu dici che bello, la sua interpretazione recitativa, mi ha dato un pugno nell’anima. Posso rispondere anche no, preferisco farmi i soliloqui, almeno “me la canto e me la sono da sola e sono felice”.
Prossima avventura
Continua la programmazione nei teatri dello spettacolo, che ho scritto, con il quale ho debuttato a Roma, e poi a Torino e poi un tour in Sicilia. Da ottobre in poi verrà riproposto, ed è ancora “brava bravissima anche meno”. Ho comunque un nuovo progetto, ma è decisamente prematuro parlarne.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon