Intervista a Patrizia Fabri, nota creatrice romana di cappelli interamente fatti a mano per un perfetto Made in Italy




Il cappello è stato sempre un completamento dell’abbigliamento, e non solo. Nei tempi passati, era la dimostrazione di appartenenza ad un ceto sociale. In effetti era un vero e proprio simbolo di femminilità, che andava a completare la bellezza e l’eleganza di chi lo portava. Il tempo e la vita frenetica di oggi, hanno tolto questo piacere, sia alle donne, ma anche agli uomini. Un mondo a parte esiste in Roma, in via dell’Oca, ad un passo da piazza del Popolo, dove la titolare, Patrizia Fabri, propone le sue creazioni, con metodi classici, ovvero fatti artigianalmente e rigorosamente a mano, e non industrializzati. Con la sua arte creativa cerca di riportare la cultura del cappello. Ho avuto il piacere di porre una breve intervista che troverete di seguito.
Perché ormai le donne non usano più i cappelli?
Non è colpa delle donne, chiaramente, è colpa di una massificazione che è iniziata già negli anni 90, e non si è più fermata. Adesso sembra stia rallentando, e quindi c’è una voglia di ritornare all’individuo, all’individualità, alla femminilità e all’unicità.
Il cappello ha sempre completato l’abbigliamento di una donna, ma ultimamente, anche nelle collezioni sembra sia scomparso, si vede ogni tanto qualcosa ma non come una volta, perché?
Prima non si usciva senza cappello, il cappello come sappiamo è sulla testa, la parte più importante del corpo, ed era un fortissimo segno di identità, di identificazione, di messaggio, e quindi di relazione tra sè ed il mondo, in questa sorta di chiusura quasi autistica, del bisogno appunto di, o far parte di una massa, o di non entrare in sintonia con il resto.
Con questi presupposti, è venuto a mancare il cappello, e per farlo tornare, servirebbe istruire, far tornare la cultura e quindi il piacere nel portare un cappello.
Una volta esistevano le modiste che costruivano i cappelli. lo so perché mia madre ne aveva una su Lecce ed una su Gallipoli. Molto spesso portava anche i tessuti per far realizzare il cappello. Adesso di modiste, mi sembra che non ce ne siano più, per quello che mi risulta, non ci sono state sostituzioni, ma esiste una scuola?
Chiaramente è venuto meno il desiderio di chiudere un outfit, con il cappello, che è l’elemento più importante dell’outfit, al di là di questo, è venuta meno la figura professionale, come son venute meno tutte le materie prime, tutto l’indotto del mondo cappello. Noi siamo forse un anello di congiunzione tra il passato ed il futuro. Abbiamo istituito una scuola e per ora abbiamo una sola apprendista modista, che sta imparando l’arte del cappello. Piano piano, speriamo di poterne formare delle altre.
La gran sera come si può completare con un cappello?
La gran sera non richiede un cappello, richiede una piccola decorazione, un piccolissimo accento su di se, una piccola impercettibile cosa.
Velette o non velette?
Velette si nella situazione giusta e quindi…
…Quali sarebbero le situazioni giuste?
La situazione giusta…sarebbe una situazione di stato, o un funerale, una messa dal Papa, e fino a situazioni in cui c’è una forma di rispetto, spesso sacrale per il luogo dove si va, e quindi, il sollevare la veletta potrebbe quasi significare un incontro sentimentale.
Quanto può essere seducente o sexy portare un cappello?
Tantissimo! Per questo io dico di scoprire l’uso del cappello, perché dietro il cappello ci si cela, ci si nasconde, ci si apre, ci si dona, si ha tutto un gioco di sguardi e di vedo non vedo, che ormai, ahimè, si è perso. Ed è il massimo! Non c'è niente di più seducente!
Antonio Ventura Coburgo de Gnon