La lunga carriera di un uomo, che è stato simbolo perfetto del secolo che ha vissuto.
Ottavio (Tai) Missoni, è nato a Ragusa nel 1921, nell'allora regno dei serbi, croati e sloveni, da padre di origine giuliana e madre di antica e nobile famiglia dalmata. All'età di 6 anni si trasferisce a Zara, dove rimane fino ai 20 anni. Ottavio, si divide tra lo studio e l'atletica leggera, dedicandosi alla specialità dei 400 metri piani, per poi passare ai 400 ostacoli. Nel 38 partecipa ai campionati europei e nel 39 diventa campione mondiale studentesco a Vienna. Finita la guerra partecipa ai giochi olimpici a Londra nel 48 dove si classifica al 6°posto nella finale dei 400 metri ad ostacoli. Qui conosce Rosita Jelmini, che diventerà sua moglie, con la quale darà vita ad un vero impero di moda. Nel 50 partecipa agli europei di Bruxelles classificandosi 4°. Nella sua carriera agonistica ha conquistato ben 7 titoli nazionali. Verso i 50 anni ha ripreso l'attività agonistica, partecipando a diverse gare federali ed internazionali di atletica master, conquistando diversi titoli, sia italiani che europei. Durante la seconda guerra mondiale, partecipa alla battaglia di El Alamein dove viene fatto prigioniero dagli alleati, e dopo aver passato 4 anni in un campo di prigionia in Egitto nel 46 torna in Italia, a Trieste, dove si iscrive al liceo. Nel 53 sposa Rosita, la cui famiglia possiede una fabbrica di scialli e tessuti ricamati, in provincia di Varese. Ottavio nel frattempo, aveva aperto un laboratorio di maglieria a Trieste, con un socio ex atleta come lui. Con Rosita, in seguito, apre un'attività in un capannone preso in affitto a Gallarate per poi trasferirsi definitivamente a Sumirago, sempre in provincia di Varese. Quel luogo diventa il quartier generale, sia dell'azienda, sia della famiglia Missoni. Nel 60 i loro capi di maglieria cominciano ad apparire nelle riviste di moda e nel 62 utilizzano una macchina tessile per la realizzazione di scialli per creare abiti leggeri e colorati. E questa è un'idea veramente vincente. Anna Piaggi, famosa giornalista di moda, e particolarmente abile per fiutare talenti, nota le creazioni di Ottavio e Rosita, che seguirà con crescente interesse, collezione dopo collezione. Il 1966 è l'anno della loro prima sfilata, al teatro Girolamo di Milano, suscitando molto interesse tra stampa, buyer e addetti del settore. L'anno dopo i Missoni sono a Firenze a Palazzo Pitti. Poco prima di uscire in passerella, Ottavio, nota che la biancheria indossata dalle modelle, fa a pugni con i colori degli abiti, decidendo cosi di eliminarla. L'effetto delle luci, rende trasparenti i capi con un effetto nude look. Questo fa nascere uno scandalo, e nonostante l'anno seguente Saint Laurent a Parigi, propone una collezione tutta improntata sul nude look, per i Missoni non ci sarà più posto a Firenze. Ma loro rimangono fedeli a Milano, e decidono di presentare la loro collezione, alla piscina Solari, con una memorabile sfilata acquatica. È il 68 e Missoni sbarca a Parigi con grande successo. Nel 69 la rivista statunitense "Woman's wear daily", dedica una copertina ai capi colorati dei Missoni, e i magazzini Bloomingdale's, aprono al loro interno una boutique monomarca, la prima in America. Nel 71 presentano a Cortina una collezione "patchwork", e i giornali paragonano le loro composizioni cromatiche, alle opere d'arte contemporanea. In effetti in quegli anni il brand si avvale della collaborazione di artisti tessili come Kaffe Fassett. Nel 78 i Missoni ricevono il prestigioso Oscar della moda, il "Neiman Marcus Fashion Award". Nel 74, assieme ai colleghi Krizia e Walter Albini, i Missoni decidono di presentare le collezioni di pret-a-porter a Milano, abbandonando di fatto Firenze. Da quel momento il capoluogo meneghino, diventa a tutti gli effetti una delle capitali della moda accanto a Parigi, Londra, New York. Nel 75 Renzo Cardazzo, organizza per Ottavio un'esposizione alla Galleria "Il Naviglio" di Venezia, dove i suoi tessuti sono esposti come quadri. La loro prima boutique la aprono nel 76 a Milano e l'anno successivo Milano premia Ottavio con una medaglia d'oro al valore civile, il primo di una lunga serie. Nel 1983 Ottavio e Rosita, disegnano i costumi per la "Lucia di Lammermoor", che inaugura la stagione alla Scala. Nel 1986 Ottavio, viene insignito dell'onoreficenza di "Cavaliere del lavoro". Nel 1986 Missoni ridisegna gli interni della Lancia Y 10, apparendo anche nello spot pubblicitario. Una delle caratteristiche che accompagna Ottavio, per tutta la vita, è quella di non prendersi mai troppo sul serio. Nonostante facesse moda da sempre, Ottavio sembra sempre distante da quel mondo. Nella sua carriera non ha mai espresso opinioni sui colleghi, semplicemente perché non ha modo di frequentarli, tranne Krizia l'amica di sempre. In un'intervista ha raccontato che quando fu invitato al Quirinale, come da cerimoniale avrebbe dovuto indossare lo smoking, e non avendone uno, e non producendo abiti di quel tipo, è andato da Armani a comprarne uno. E questo la dice lunga sul rapporto con la moda istituzionale di Ottavio. In effetti, siamo sempre stati abituati a vederlo con i suoi splendidi cardigan jacquard, dai colori fantastici. Nel 2002 in occasione della loro prima sfilata in Cina, Ottavio riceve la laurea honoris causa all' università di Shangai. In azienda, oltre ad Ottavio e Rosita, lavorano pure i tre figli, Vittorio, Luca e Angela, e ha suscitato scalpore la prematura scomparsa del primogenito Vittorio a causa di un incidente aereo. Nel 2013, viene presentato al "Bari international film festival", il documentario "Missoni swing", del regista Cosmo Damiani Damato. Il film è un dialogo fra il regista e Ottavio, che racconta il duo vissuto, con lo swing di Renzo Arbore, come colonna sonora e un cameo di Dario Fo, che recita un testo di Enzo Biagi. Il documentario è un omaggio ai 60 anni dalla nascita del brand Missoni. Nell'aprile del 2013 Ottavio festeggia i 60 anni di matrimonio con Rosita, e purtroppo, il mese dopo, ci lascia all'età di 92 anni. Fino alla sua scomparsa Ottavio è stato sindaco del "libero comune di Zara in esilio". A chi gli chiedeva quale fosse il suo successo più grande, Ottavio rispondeva di essere "un vecchio senza padroni, che sperava di non aver rotto le scatole a nessuno”
Quasi una filosofia di vita che sarebbe da adottare. Questo è Ottavio Missoni, indubbiamente uomo eccezionale.
Daniele Lorenzetti