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Una delle più apprezzate e conosciute giornaliste di moda e non solo, è Patrizia Vacalebri. Per anni è l’informatrice ufficiale a tutti noi, tramite l’ANSA, alla quale appartiene. In questa mia intervista, potete scoprire i molteplici aspetti di Patrizia.

 

 

Patrizia Vacalebri Essere una giornalista dell’Ansa, è diverso da essere una giornalista della carta stampata?

E’ molto diverso. L’ANSA è un’agenzia di stampa, la fonte primaria di notizie per i giornali le tv e i siti. L’ANSA fornisce a queste testate, tutte abbonate, circa 3mila notizie al giorno, verificate controllate e veritiere. Poi, i giornali e le tv, fanno i loro approfondimenti e le loro inchieste. Oppure “schiaffano” i nostri articoli in pagina, come talvolta succede, cambiando il titolo e mettendo la firma del giornalista del giornale, non quella del vero autore. E’ bruttissimo e scorretto, ma succede. Noi giornalisti dell’ANSA, abbiamo una sigla, ma per servizi importanti, ai quali abbiamo dedicato tempo ed energie in esclusiva, firmiamo per esteso.

Quando hai capito che la tua professione sarebbe stato il giornalismo, e quali scuole hai dovuto seguire?

Avevo, e ho sempre avuto dentro di me la voglia di raccontare. Da piccola inventavo favole tutti i giorni, che raccontavo a mia sorella più piccola, e ai miei cugini che giocavano con noi. Loro stavano buoni per ore ad ascoltare, con la bocca aperta dalla meraviglia. L’altro mio gioco preferito, era disegnare modellini di carta, che mettevo ad una modella di cartoncino rigido, disegnata e ritagliata da mia madre, che aveva la sagoma di una Barbie. Oppure, giocavo a principesse e regine con mia sorella, con i gioielli  fintissimi di Rocco Giocattoli, ma inventavo anche corone e vestiti regali, usando sciarpe e pellicce di mia madre. Alla fine, le due passioni sono diventate una, e sono diventata una giornalista della moda. Ma so anche disegnare molto bene. Dopo aver studiato Lettere Moderne a La Sapienza, ho frequentato il master biennale, di Giornalismo e Comunicazione di Massa alla Luiss. Infine, ho preso il diploma in design di gioielli all’Accademia di Costume e Moda.

Posso affermare, che la tua specializzazione sia nel campo della moda. Scelta avvenuta per caso o per volontà?

Dopo quello che ho detto secondo te è un caso?

So che oltre ad essere una giornalista, sei stata, e forse lo sei ancora, una creatrice di gioielli. Ti manca quella parte creativa?

No, perché continuo a disegnare gioielli per me stessa, e li faccio anche realizzare dal mio gioielliere.

Sei stata sempre obiettiva, nello scrivere di stilisti, sia dell’alta moda che del pret à porter?

Ho sempre cercato di fare il mio lavoro onestamente, mettendoci passione e professionalità. Quando non mi piaceva una sfilata, tagliavo corto. Poche righe per descrivere la collezione e l’ambientazione. Chi mi conosceva, lo capiva che non mi era piaciuta. Non trovo giusto distruggere il lavoro altrui con un articolo. Quello che non è piaciuto a me, può essere piaciuto ad altri.

Perché l’alta moda romana è finita?

E’ una lunga storia, e questa non è la situazione giusta per parlarne. Ma la moda romana non è mai finita. Ti faccio i nomi di alcuni atelier, che hanno sede a Roma, e lavorano con successo: Antonio Grimaldi, Sylvio Giardina, Jamal Taslaq, Gianni Molaro, Michele Miglionico, Gattinoni, Fendi, Valentino, Biagiotti.

Si può far risorgere?

Non si tratta di farla risorgere, ma di trovare una sede degna, che possa ospitare le sfilate dell’alta sartoria. Oppure una sede museale centrale, che possa ospitare grandi mostre e sfilate di un certo livello. Ce la vedi una mostra di Alexander McQueen, nella ex Dogana o al Mattatoio? Sono spazi adatti, ad ospitare le sfilate dei giovani

debuttanti e delle scuole.

Conciliare lavoro e famiglia, per una donna credo sia più difficile che per un uomo. Hai dovuto sacrificare qualcosa dall’una o dall’altra parte?

Ho sacrificato le promozioni, restando per nove anni giornalista part time, per poter crescere mio figlio adottato, quando aveva un anno, e portarlo fino all’età scolare, sei anni. Non mi sono mai pentita. Ne è valsa la pena, anche se non sono mai diventata un capo servizio. Credo di avere però avuto il potere di un capo redattore. Oggi ho un figlio meraviglioso di 20 anni, ben educato, intelligente, buono e dolce. Sono stata fortunata? No, sono stata una mamma sempre presente e l’ho educato. Anche dopo aver ripreso il tempo pieno all’ANSA, ho continuato a seguirlo giorno dopo giorno nella crescita. Certo andare alle sfilate a Milano per una settimana, due volte l’anno, e a Firenze due volte l’anno, quando lui era piccolo, è stato un incubo, perchè mio figlio si ammalava spesso. Ma in quelle occasioni, era presente il padre e la baby sitter. Io dico che: “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, ma dietro una grande donna c’è sempre una grande tata”.

Perché la moda oggi, nelle passerelle, fa vedere delle esasperazioni, a volte di cattivissimo gusto, o cose, non si possono definire abiti, assolutamente carnevalesche, per non usare un termine più volgare?

Dovresti chiederlo a chi le fa queste cose. Io credo che la moda ha sempre in sé una grande dose di esibizionismo. In dieci minuti devi far vedere quanto sei bravo, figo e cose sempre nuove. Non è facile farlo ogni sei mesi per trent’ anni. L’unico serio e coerente con sé stesso, finora, è stato solo Giorgio Armani

Sei stata insignita di numerosi premi, ma uno di sicuro ti è più caro rispetto agli altri. Quale, e perché?

Il premio che maggiormente, mi ha gratificato ed emozionata, è stato il Tao Awards alla carriera, che mi hanno dato a Taormina sei anni fa. Forse una questione di dna, viste le mie origini siculo-calabresi. Ma anche il premio che ho ricevuto l’estate scorsa in Calabria mi ha emozionato.

Rimpiangi di non aver seguito la carriera come designer?

No perché continuo a disegnare gioielli per me stessa. E li faccio anche realizzare.

Cosa non hai fatto nella tua carriera giornalistica, che avresti voluto fare?

Avrei voluto seguire di più le sfilate di alta moda a Parigi, ma non è stato possibile. Due volte l’ho fatto, pagando tutte le spese da sola. Una follia.

Cosa c’è dietro l’angolo per te?

Uno sito di moda e lusso tutto mio. Scrivere libri, e l’insegnamento di Storia della Moda e del Costume, nei corsi statali ITS.

In fin dei conti, come ti definiresti?

Direi che sono una donna tosta, che ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati, con sacrifici personali e grande impegno. Il mio motto è sempre stato “Volere è Potere”. E quando ho incontrato difficoltà, che sembravano insormontabili, capi che mi hanno odiata e “bullizzata”, fino al punto da costringermi a fare causa, malattie che mi stavano uccidendo, io mi sono sempre detta: “ce la farò a superare tutto”. Gradino per gradino, alla fine la mia costanza, e la mia “tigna”, saranno premiate. Così è stato.

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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