corpo 10 settimanale online

Simonetta è stata oltre ad essere una nobile, un precursore dei pempi. Possiamo dire che è stata la nostra Coco Chanel.

abiti di simonettaabito di simonetta con sfondo colosseoSecondo voi, esiste un nesso tra alta moda e nobiltà? Si, e non parlo delle teste coronate che la indossano, ma chi la crea e l'ha creata. Emilio Pucci era  marchese, Irene Galitzine principessa, Federico Forquet aveva nobili discendenze nell'aristocrazia francese, Egon von Fustemberg, Barbara Rosa Angelini Desalles era contessa, e assieme alla principessa Giovanna Caracciolo erano le creative dell' atelier Carosa, e, non ultimo, Antonio Ventura Coburgo de Gnon duca e "anima" di questo giornale. E fra queste teste coronate non potevo non ricordare Simonetta di Cesarò duchessa di Reitano, marchesa di Fiumenidisi, contessa di Sant'Alessio, baronessa di Jancascio e Realturco, signora di Joppolo, e di Onze 40, sulla regia dogana di Messina. Ma non sarà ricordata per questi titoli, ma per essere stata una delle fautrici dell'alta moda italiana. Simonetta nasce a Roma nel 1922. Il nobile padre è ministro nel primo governo fascista, ma non condividendone più i metodi e le ideologie, finisce per diventare un sorvegliato speciale, con gravi conseguenze per l'intera famiglia. Simonetta fu pure arrestata a causa della frequentazione di un diplomatico americano, malvisto dal regime. Per lei si aprono le porte del carcere (le Mantellate). Dopo 15 giorni di reclusione viene mandata al confino in Abruzzo, per poi raggiungere dopo diversi mesi Sorrento, dove ritrova la madre e la sorella. Con loro dà vita ad una piccola attività sartoriale, realizzando, tra gli altri, abiti per le figlie di Benedetto Croce. Nel 43 incontra il nobile Galeazzo Visconti di Modrone, che diventerà il suo primo marito. Con lui, la sorella e il di lei fidanzato, viene nuovamente arrestata. Le ragazze saranno recluse alle Mantellate, e i ragazzi a Regina Coeli. L'accusa che li ha portati all'arresto, è quella di aver fiancheggiato la resistenza romana. Nel 44, esce dal carcere e di lì a poco sposa Galeazzo, con il quale avrà la prima figlia: Verde Emanuela. L'attività di sartoria iniziata a Sorrento, si concretizza a Roma, dove Simonetta apre il suo primo atelier, nel palazzo di famiglia in via Gregoriana. È il 1946, e l'Italia sta vivendo un momento difficilissimo dopo la fine della guerra. Anche i nobili sono costretti a lavorare, e l'intraprendente Simonetta decide di mettersi in società con Michela Belmonte, e l'acronimo dei loro cognomi, "Visbel" diventa il marchio dell'atelier. In seguito sciolta la società, la casa di mode diventerà "Simonetta Visconti", fino a rimanere semplicemente "Simonetta", dopo il divorzio con Galeazzo. La prima collezione è formata da 14 modelli, sicuramente particolari ed originali. La guerra è finita da poco, ed è difficile trovare buone materie prime, e così Simonetta utilizza strofinacci, fodere, passamanerie. Gli abiti, nella loro originalità, sono accolti molto bene, sia dalla stampa italiana, che quella estera, che comincia a rendersi conto che non c'è solo la Francia a dettare moda. La collezione successiva presenta 18 abiti, anche alcuni capi da sera. La gente ha voglia di ricominciare a vivere, sognare, e un abito da sera può rappresentare questo. La moda di Simonetta, si può collocare in quella che all'epoca si definiva "moda boutique", fatta di capi estrosi, ricercati, che strizzano l'occhio all'isola di Capri, meta del bel mondo internazionale. Vogue UK già nel 48, dedica alla moda di Simonetta, un servizio ambientato proprio nell' isola dei faraglioni. E la sua fama all'estero non può che aumentare. Nel 51, anche lei è tra i protagonisti del primo fashion show della moda italiana, quello organizzato dal marchese Giorgini a Firenze. In quell'occasione stipula un contratto con un grande magazzino statunitense, il primo di una lunga serie di collaborazioni oltreoceano. Nel 52 sposa il famoso sarto Alberto Fabiani che le darà il secondo figlio, Bardo. Le loro attività restano separate fino al 62, quando si trasferiscono a Parigi per aprire un atelier. La stampa boccia la loro prima collezione parigina, ma va a ruba tra le clienti. A quel punto entrano a far parte del sindacato moda francese. Pur lavorando a Parigi, Simonetta continua a stipulare contratti con gli Stati Uniti e il Canada. Lei è tra le prime couturier, a collaborare direttamente con le aziende tessili, come la Marzotto, che già nel 54 organizza una sfilata a Palazzo Pitti a Firenze, presentando i suoi modelli insieme a quelli di Emilio Pucci. Insieme ad altri colleghi fonda il Siam (sindacato italiano alta moda), convinta del fatto che l'alta moda abbia bisogno di essere supportata, tutelata, riconosciuta come elemento prezioso per l'economia. La prima mossa del neonato sindacato, è quella di anticipare di due giorni le sfilate romane, rispetto alle date fiorentine. Nel 55, seguendo l'esempio di altri colleghi, lancia sul mercato il suo profumo, dal nome "Incanto". È lei a creare il famoso abito "a palloncino ", che si pone tra il più classico abito da cocktail e quello da gran sera. E anche nei servizi di moda il "palloncino", esce da ambientazioni eleganti e sofisticate, e nelle pubblicità affianca automobili, come Chevrolet e Cadillac. Nel 57 Simonetta e Fabiani sono a Londra dove si respira un'aria di novità, anche nella moda. Meno alta moda e più pret-a-porter, non più volumi ampi ma capi fluidi. Simonetta inventa il collo/mantella, la cappa corta con le ampie maniche, il poncho. Nel 63, Simonetta chiude il suo atelier in via Gregoriana, e l'anno successivo, il marito rientra in Italia per riaprire il proprio. Simonetta rimane a Parigi e collabora con un ex assistente di Dior. Con lei dà vita alla cosiddetta "Haute boutique ", i cui modelli sono pronti per essere venduti, o essere personalizzati per la singola cliente in breve tempo. La formula ha un gran successo, anche tra clienti particolari come Elsa Schiaparelli, la duchessa di Windsor, Leonor Fini. E in quel periodo, collabora con il noto designer di calzature Roger Vivier. Nel 73, finisce il suo matrimonio con Alberto Fabiani. Alla fine degli anni 60, Simonetta si appassiona alle filosofie orientali, allo yoga e si avvicina alla cultura hippy, viaggiando da oriente ad occidente. A fine anni 70, i drastici cambiamenti sociali, la moda ispirata dalla strada, fanno sì che la sua avventura nella moda finisca. A settembre 2011 ci lascia dopo una lunga vita segnata dal fascismo, ma anche dalla cultura hippy, in un caleidoscopio di emozioni. 

Daniele Lorenzetti 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

Scelte dell'utente per i cookie
Utilizziamo i cookie per fornirti i migliori servizi possibili. Se si rifiuta l'uso di questi cookie, il sito Web potrebbe non funzionare correttamente..
Accettare tutto
Rifiutare tutto
Maggiori informazioni
SOCIALS
Facebook
Accettare
Rifiutare
Twitter
Accettare
Rifiutare
Linkedin
Accettare
Rifiutare
COOKIE ANALITICI
GOOGLE
Accettare
Rifiutare
Salvare