Nel giardino dell’accademia, i nuovi talenti hanno voluto mostrare alla stampa ed al pubblico, quello che sono in grado di fare.
IED è arrivato nel 1973 nella Città Eterna. Un Campus diffuso abitato da spazi con un’identità fortissima: due sedi, a venti minuti da stazione Termini e collegate al centro da metro e bus, si sviluppano fra la Basilica di San Giovanni in Laterano e il quartiere Pigneto, noto per la movida serale e per il fermento culturale. La terza sede, a quindici minuti a piedi dal centro storico, è ospitata nel cuore di Testaccio, senza contare poi sedi di Firenze ed altre città
Nel giardino della superba sede dello IED (Istituto europeo di design) di Roma, abbiamo assistito alla presentazione degli allievi, che hanno messo in passerella le loro creazioni. Devo riconoscere che di creatività ne abbiamo vista, e forse anche troppa. La prima domanda che mi sino posto è: “Ma è arte per l’arte, o arte per la moda”? Francamente mi riesce difficile dare una risposta. In primis devo riconoscere che, l’impegno che i ragazzi hanno profuso per dimostrare la lora bravura sartoriale, è senza ombra di dubbio ben dimostrata.
Ad ogni allievo è stato dato un tema, che hanno dovuto sviscerare con la loro creatività e sartorialità. Tutti di creatività ne hanno profusa a iosa, e soprattutto hanno dimostrato una manualità sartoriale non indifferente. Magari manca va il concetto che un capo debba poi essere indossato? Forse sì o forse no! sicuramente hanno voluto stupirci con creazioni che a volte potrebbero essere da museo o da show di passerella. Alcuni di loro sono riuscite a coniugare lo svolgimento del tema scelto con una creatività un po’ più indossabile. Per alcuni, per quanto ben costruiti, mi è sembrato di vedere abiti più adatti a temi teatrali o cinematografiche felliniane, ed in alcuni casi da gay pride. Ma si sa che la fantasia creativa è difficile da imbrigliare. Certo mi sarebbe piaciuto vedere per ogni allievo almeno uno o due capi che potessero essere indossati da chiunque. Mi chiedo? Che fine ha fatto il concetto dell’alta moda, dove un abito era diverso per ogni momento della giornata? Forse i tempi sono cambiati ed anche la moda si è dovuta adeguare, ma personalmente rimpiango i bei tempi passati. Quello che mi ha fatto piacere sapere, è che non tutti i ragazzi volessero poi fare gli stilisti. C’è chi ha preferito scegliere il modellismo, ed ha fatto benissimo. Il modellista è una delle figure chiavi di una collezione, c’è chi poi ha preferito la comunicazione, e chi si è dedicato agli accessori ed ai gioielli. Nel campo della moda le figure sono tante e spesso, quelle che non siano stilista, ha più possibilità di introduzione sul lavoro. Quello che mi ha fatto piacere sapere, è che gli allievi si sono interessati di tutto. Dal disegno e realizzazione del tappeto della passerella, al gadget che ci è stato donato e che, visto il caldo torrido molto utile. Un bellissimo ventaglio, che se ho ben interpretato, era la D, di design. Magari nella prossima edizione, si daranno temi che lasciano meno spazio alla creatività esasperata, e molto di più pensando alla donna comune, che molto spesso e decisamente dal fisico mediterraneo, a volte anche un po’ troppo mediterraneo.
Foto di Paola Labianca
Antonio Ventura Coburgo de Gnon