corpo 10 settimanale online

Un couturier che ha fatto della moda un suo stile di vita personale trasferendolo nei suoi abiti che hanno impreziosito corpi di attrici famose

emilioemilio semilio con le modelleSpesso si pensa al creatore di moda come ad una persona eccentrica. Ma chi è stato il sarto del passato più estroso ed anticonformista? Sicuramente Emilio Schuberth, il couturier dal cognome altisonante, destinato ad essere uno dei padri dell'alta moda italiana. Emilio Federico Schuberth, nasce a Napoli nel 1904, e giovanissimo si trasferisce a Roma, dove impara il mestiere presso la famosa casa di mode "Montorsi". È il 1940, quando assieme alla moglie, apre un proprio atelier in via Condotti.  Sul suo cognome Schuberth riesce a costruire storie fantastiche, inventando una madre granduchessa austriaca, e un padre discendente dal celebre compositore viennese (nonostante una 'h' in più nel cognome). E poi 3 mogli e una ricchezza spropositata. E già questo fa capire il suo amore per il lusso, il barocco, l'eccesso, che si fonde perfettamente con il glamour hollywoodiano, catapultato a Roma nel secondo dopoguerra. A Cinecittà, sbarcano in massa attori e attrici che si innamorano dello stile di quel bizzarro sarto. E l'atelier Schuberth, verrà definito "la quinta basilica di Roma", come racconta la figlia Gretel. Le sue clienti sono Bette Davis, Gloria Swanson, Martine Carol. E le stelle di casa nostra Anna Magnani, Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Alida Valli, Valentina Cortese, e Sophia Loren. Quando la Lollobrigida dopo il successo a miss Italia arriva nel suo atelier, Schuberth le rivoluziona il look, dagli abiti al taglio dei capelli. Gli abiti del sarto portano fortuna anche a Sophia Loren, che ha la fortuna di indossarli per partecipare al famoso concorso di bellezza nel 1950. Lei non vince ma, forse grazie anche ai suoi abiti, guadagna la fascia di Miss eleganza. Da quel momento Schuberth, diventa il sarto di fiducia dell'attrice. L'atelier di Schuberth ha l'eleganza delle maison parigine, con divani e poltrone di raso, grandi specchi, sontuosi tendaggi e un suo grande ritratto. Tutto all' insegna del grande lusso, segno tipico del suo stile. Schuberth fu eccentrico protagonista della vita mondana romana, immerso nella magia della dolce vita, al punto che i matrimoni delle sue due figlie, sono eventi di costume, trasmessi dai cinegiornali. Siamo a cavallo tra gli anni 50 e gli anni 60, e Schuberth ha già intuito quanto fosse importante il suo essere personaggio, così stravagante, eccentrico, così dotato di magnetismo. Non ha problemi ad esibire vistosi gioielli, indossare stravaganti pellicce, sia da giorno che da sera. E poi ostenta un parrucchino, usa il fondotinta e il trucco. Schuberth non si è mai vestito da uomo, ma da artista, l'artista che era. È stato inoltre il primo couturier ad andare in televisione in trasmissioni come "Il Musichiere" e "La via del successo", ed il primo ad offrire il proprio atelier, come set cinematografico. I suoi abiti sono noti anche per gli insoliti accostamenti di materiali, come lo spago e il filo di seta e la paglia con gli strass, e insoliti sono anche i loro nomi come "Schuberth ha sognato, “Chopin", "Estate al polo ","La nonna aveva ragione ". Ma il leit motiv, era sempre la declinazione di un'idea tesa ad esaltare la femminilità. I suoi abiti da sposa, erano il sogno di ogni ragazza, al punto che chi aveva la fortuna di indossarlo, per il proprio matrimonio, aveva il vezzo di scriverlo sulle partecipazioni. Quello che le sue clienti cercavano, non era il semplice abito, ma l'abito che le faceva sentire dive. Non a caso era "il sarto delle dive" e "Il fiore aristocratico della società ". I numerosi gioielli tintinnanti, che era solito indossare, ricordavano il nomignolo che gli avevano dato "chic- sciu-scia`", chic per il suo stile, sciu come il nome del suo primo profumo, scià in onore di Soraya, moglie ripudiata dallo scià di Persia, sua affezionatissima cliente. (i giornali raccontano della fuga di Soraya dalla Persia vestita Schuberth). Non dobbiamo dimenticare, che Schuberth è stato uno dei protagonisti, chiamati dal marchese Giorgini a Firenze nel 53, in quella prima, pionieristica sfilata, che ha dato via all'alta moda italiana. In seguito fonda a Roma, assieme ad altri prestigiosi colleghi, il SIAM cioè il sindacato italiano alta moda, che poi diventerà Camera nazionale della moda italiana. Dopo aver lasciato una significativa impronta nella moda italiana, Schuberth muore a Roma nel 72. Il brand ha una nuova vita, grazie ad un gruppo di imprenditori napoletani, e una collezione Schuberth viene presentata nel 2007 alla fashion week milanese. La collezione è disegnata da Francesco Scognamiglio. Nel 2021 Emilio Schuberth, viene iscritto nel registro dei marchi storici, ulteriore testimonianza della sua grandezza. E se Fellini ha inventato la dolce vita, Flaiano l'ha raccontata, certamente Schuberth l'ha vestita. 

Daniele Lorenzetti 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

Scelte dell'utente per i cookie
Utilizziamo i cookie per fornirti i migliori servizi possibili. Se si rifiuta l'uso di questi cookie, il sito Web potrebbe non funzionare correttamente..
Accettare tutto
Rifiutare tutto
Maggiori informazioni
SOCIALS
Facebook
Accettare
Rifiutare
Twitter
Accettare
Rifiutare
Linkedin
Accettare
Rifiutare
COOKIE ANALITICI
GOOGLE
Accettare
Rifiutare
Salvare