corpo 10 settimanale online

 

 

 

          

Credo che nel campo della moda, ci siano delle false informazioni o credenze. In queto mio breve articolo cerco di fare ordine, su alcuni punti.


Erte romain De Tirtoff The Nile 768x439Iniziare a parlare di moda e di stilismo in Italia e poi nel mondo, occorrerebbero pagine e pagine. Ma vedrò di sintetizzare il più possibile. Prima di iniziare a parlare di stilismo e della sua nascita, gradirei chiarire alcuni concetti, che si usano normalmente. Che cosa significa, o è moda? Un vocabolo ricorrente che tutti usiamo, e che indica un modo di vestire indossato da molti. Cosa significa essere trendy?  Avere un tuo modo personale  di vestire e che non è facilmente imitabile, ed è assolutamente unico e con un pizzico di ricerca all’avanguardia. Quindi quando si sente dire, che una collezione è trendy, è un concetto errato. Desidero chiarire poi, alcune branche della moda. L’alta moda, è il diamante più prezioso nell’ambito dell’abbigliamento. Significa che è fatto tutto a mano, in modo sartoriale, ed ogni capo è un capo assolutamente unico e non ripetibile. E’ disegnato e creato appositamente per una donna o un uomo in base all’occasione ed alla sua personalità. Ricordiamo che l’abito è un biglietto da visita che ci contraddistingue a prima vista, e che può dire molto di noi. Poi c’è il prèt a couture, che è una riproduzione di un abito sartoriale in più esemplari. Il Pré a Porter, è soltanto una serie di abiti riprodotti industrialmente in moltissime copie. Se ben ricordate, vi è stato un periodo in cui vestirsi casual, era quasi necessario. Bene cosa vuol dire vestirsi casual? Dall’etimologia della parola significherebbe a caso o casualmente. In effetti sarebbe un miscelare vari stili a caso o meglio seguendo il proprio caso e creando quindi degli outfit personali, attingendo qui e là nel proprio guardaroba a caso. Ma quando è iniziata la moda? Posso affermare che è nata con la nascita dell’uomo. Certo non con la consapevolezza di fare moda ma con la              certezza che si dovessero coprire. Ma se facciamo mente locale con le varie etnie primitive, vediamo che con il coprirsi con le pelli e pellicce, o con gonnelline di raffia, o piume o altro, è decisamente un modo primitivo di creare abiti e per conseguenza fare moda. Poi per moltissimi anni e parlo di centinaia di anni, l’abito ha contraddistinto un ceto sociale. E se vogliamo anche un colore. Difatti, nella Serenissima, l’abito rosso era prerogativa solo ed esclusivamente della preferita del Doge. Dire quando nasce la moda è difficile da stabilire. Dobbiamo fare un salto di secoli ed arrivare al rinascimento, dove la moda era solo appannaggio della nobiltà o del ceto sociale alto come mercanti e banchieri. Nel 1600, possiamo azzardare che so iniziava a copiare gli abiti di alcune persone molto influenti a corte o nell’alta borghesia. Il far copiare l’abito o lo stile di queste dame o damerini, può considerarsi un inizio di moda. Ma il concetto di moda vero e proprio nasce con l’industrializzare la confezione. Ma prima che cosa c’era? Vi era L’Alta moda, ovvero l’alta sartoria. Le case di moda che iniziavano ad avere anche la creazione di nuove linee. Ne cito uno per tutti che è Ertè. La sartoria era unica a dettare legge in fatto di abiti e le riviste poi servivano a far copiare dalle sarte di ogni donna di realizzare ciò che era più consono ai loro gusti. Poi c’è da dire che si creava una connivenza tra sarta e cliente, tanto da poi modificare e quindi creare, capi personalizzati ed unici. Quindi nasce il concetto dell’alta moda che è avere un capo sartoriale assolutamente unico. A questo punto, mi piacerebbe citare un inconveniente accaduto negli anni 50. Due Dive del cinema che se ben ricordo Una era Liz Taylor, e l’altra se il ricordo non mi ottenebra, era la nostra Gina Lollobrigida. Ad una festa ad Hollywood si presentarono con l’identico abito del famoso creatore Emilio Schuberth. Dovevano essere capi esclusivi, ma forse il buon Emilio pensando che una fosse americana e l’altra italiana, la possibilità di incontrarsi sarebbe stata quasi impossibile. Ma, quando il diavolo ci mette lo zampino, le due dive fanno accorciare l’abito e tutte e due capitano con l’abito modificato sullo stesso ricevimento. Alla faccia dell’esclusivo! Quindi fino agli anni 50 non si può proprio parlare di stilismo. Quello nasce verso la fine degli anni 50 ed il titolo di stilista viene coniato per Walter Albini. Quindi cosa significa essere uno stilista? Vuol dire creare uno stile che lo contraddistingue rispetto agli altri, e che pur modificandosi negli anni, conserva comunque l’impronta del creatore. A tale scopo, ne cito solo due, Giorgio Armani e Gianfranco Ferrè. Ma certamente non sono i soli. Poi vi sono una marea di cosiddetti stilisti che, lasciano un’impronta negativa nel mondo della moda. Poi, tra il serio ed il faceto, distinguo gli stilisti in tre categorie: Quelli che odiano le donne e le vestono per penalizzarle, quelli che amano le donne e per conseguenza con le loro creazioni le migliorano e le rendono attraenti. E poi la terza categoria, quelli che vorrebbero indossare le proprie creazioni. Con questo mio escursus spero di aver chiarito qualche dubbio, e dato qualche incipit per scelte ben mirate.

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

  

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

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Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

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