Un viaggio tra Oriente e Occidente: Ruijun Li incanta Roma presso l'Accademia d’Ungheria in Roma
Ci sono serate che rimangono impresse non per la grandiosità dell’apparato ma per la
qualità rara di ciò che si ascolta. Il recital della pianista e soprano Ruijun Li, svoltosi
venerdì 29 maggio presso la prestigiosa sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma, in
collaborazione con AIMART, è stato esattamente questo: un evento autentico, costruito
con intelligenza e generosità artistica, capace di lasciare il pubblico in silenzio anche
dopo l’ultimo applauso.
Giovane polistrumentista di formazione internazionale, Ruijun Li ha presentato un
programma ambizioso e ben calibrato, che ha saputo intrecciare la grande tradizione
europea - Mozart, Händel, Puccini, Bach, Haydn, Chopin - con alcune delle perle del
repertorio classico cinese. Non un semplice accostamento di stili, ma un dialogo
autentico tra mondi musicali distanti che, nelle mani di questa artista, hanno rivelato
affinità profonde e insospettate.
Una voce che emoziona
La serata si è aperta con il fuoco e la brillantezza dell’Exsultate jubilate di Mozart, il
celebre mottetto che da sempre mette alla prova le vocalità più agili. Ruijun Li ha
affrontato il brano - e in particolare il conclusivo Alleluja - con sicurezza tecnica e
luminosità timbrica sorprendenti, lasciando trasparire fin dai primi minuti una
musicalità matura, consapevole, dotata di una naturale proiezione vocale che ha
riempito la sala con eleganza.
Con Batti, batti dal Don Giovanni mozartiano il colore si è fatto più intimo e
giocoso: la Li ha restituito la doppiezza di Zerlina con freschezza e un senso del
fraseggio ammirevole, bilanciando la grazia del belcanto con un’espressività teatrale
autentica. Particolarmente toccante è stata poi l’interpretazione di Lascia ch’io pianga
di Händel: la linearità melodica del brano, affidata alla voce con sobrietà e profondità,
ha commosso il pubblico in sala. Nessun eccesso, nessuna ornamentazione fuori luogo,
solo la forza di una linea vocale pura capace di parlare direttamente al cuore.
Con O mio babbino caro di Puccini, la serata ha toccato uno dei suoi momenti più
attesi. Ruijun Li ha saputo cogliere l’anima malinconica e appassionata di Lauretta con
un fraseggio naturale e sincero, gestendo il legato con padronanza e offrendo
un’interpretazione calda, commossa, senza mai cedere alla facile retorica.
Il dialogo con l’Oriente
È stato nel momento del passaggio alla musica cinese che la serata ha acquistato
una dimensione del tutto particolare. Con Yang Guan San Die (阳关三叠) di Wang
Zhengya - uno dei più antichi e amati brani della tradizione musicale cinese,
originariamente una canzone per liuto basata su una celebre poesia di Wang Wei della
dinastia Tang - Ruijun Li ha portato in scena un mondo sonoro diverso: intimo,
meditativo, carico di senso del silenzio. L’interpretazione ha rivelato una sensibilità
musicale che trascende i confini stilistici e geografici, confermando come questa
giovane artista sappia muoversi tra culture con la stessa naturalezza con cui respira.
Al pianoforte: tecnica e poesia
La seconda parte del programma ha visto Ruijun Li sedersi al pianoforte,
affrontando un percorso che ha spaziato dal contrappunto barocco al romanticismo
polacco, passando per il classicismo viennese. Il Preludio e Fuga No. 11 dal
Clavicembalo ben temperato di Bach è stato eseguito con nitidezza e senso
architettonico genuino: ogni voce era presente, equilibrata, viva. La Li ha dimostrato di
comprendere la logica interna della polifonia bachiana senza renderla meccanica,
infondendo in ogni frase un respiro musicale naturale.
La Sonata in Mi minore Hob. XVI di Haydn ha confermato la solidità tecnica della
giovane pianista: il senso del ritmo, il fraseggio idiomatico e la chiarezza delle
dinamiche hanno reso piena giustizia al carattere arguto e malinconico di questo brano,
spesso trascurato a favore dei grandi capolavori del catalogo haydniano.
Con le Quattro Mazurke Op. 68 di Chopin, Ruijun Li ha dato prova di una maturità
espressiva non comune. Brani apparentemente brevi e semplici, ma in realtà carichi di
complessità ritmica e di una poesia nascosta: la Li li ha affrontati con rispetto stilistico,
senza eccessi di sentimentalismo, con la giusta dose di rubato e di colore. La Fantasia-
Impromptu Op. 66, capolavoro postumo chopiniano, ha chiuso in bellezza la parte
europea del programma: velocità, controllo, canto nella mano destra, tutto
magistralmente dosato.
Il finale: le nuvole rincorrono la luna
A concludere il recital è stata Cai Yun Zhui Yue (彩云追月) di Wang Jianzhong -
letteralmente “Nuvole colorate rincorrono la luna” - uno dei brani più evocativi e amati
del repertorio pianistico cinese moderno, ispirato a una melodia tradizionale della
regione del Guangdong. Il pezzo, con il suo carattere danzante e visionario, i suoi colori
brillanti e la sua vena poetica, ha offerto alla Li l’occasione di mostrare un lato più
solare e luminoso del suo pianismo, chiudendo la serata con leggerezza e con uno
sguardo aperto sul mondo.
Il recital di Ruijun Li all’Accademia d’Ungheria è stato, in sintesi, una serata di grande
musica e di riflessione silenziosa sul senso del dialogo tra culture. In un’epoca in cui la
musica rischia troppo spesso di diventare semplice intrattenimento, questa giovane
artista ha ricordato che suonare e cantare è, prima di tutto, un atto di comunicazione
profonda: tra compositori e interpreti, tra passato e presente, tra Oriente e Occidente.
Un talento autentico e generoso, da seguire con attenzione e con gratitudine.
Recital svoltosi venerdì 29 maggio 2025
Accademia d’Ungheria in Roma · in collaborazione con AIMART
Francesco Caruso Litrico