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Ettore Giannì, si mostra a voi in tutta la sua modestia e semplicità. Un chitarrista che ha fatto della sua passione una professione.

Ettore Giannì in coppiaQuando ha capito che la musica sarebbe stata la sua professione?

In realtà, è stato tutto molto naturale, non so se riuscirei ad inquadrare il momento esatto, in cui ho pensato di volermi dedicare a questa professione. Probabilmente le mie imbarazzanti doti calcistiche hanno aiutato nella scelta! (ride)

Come è avvenuta la scelta dello strumento?

Sicuramente l’essere nato in una casa di artisti ha agevolato la scelta. Da quando ne ho memoria,  in casa sono sempre stati presenti strumenti musicali, in particolare le chitarre di papà. Sin da subito ho cominciato a nutrire una costante curiosità verso questo strumento e, pian piano, la voglia di imparare a suonarlo è cresciuta sempre più.

Pensi che un musicista debba essere polistrumentista?

Domanda complessa. Personalmente sono affascinato da molti strumenti oltre alla

chitarra: ad esempio, il basso e strumenti del folklore mondiale come banjo, ukulele,

mandolino; ma tutto dipende dalla direzione che si vuole prendere con lo strumento.

Sicuramente nel ramo del “turnismo”, saper suonare più strumenti, rimane sempre un

buon biglietto da visita per un musicista. Una prerogativa, che potrebbe garantire

degli ingaggi in contesti differenti.

Che tipo di studi hai scelto per perfezionarti?

Ho sempre legato lo studio dello strumento, alla pratica, e poi integrato la parte teorica.

Credo che questo approccio con lo strumento, porti a conservare un tipo di utilizzo più ‘’selvaggio’’ e affina l’orecchio. Concluso il liceo, ho deciso di iscrivermi in Conservatorio dove ho avuto modo di integrare tante altre nozioni che mi hanno aiutato, e continuano ad aiutarmi,

nel mio percorso. Forse, più che lo studio, la grande fortuna è stata poter cogliere da

grandi professionisti del settore, il maggior numero di “trucchi del mestiere”, cercando

sempre nuovi stimoli e spunti.

Quanto è stato difficile emergere vivendo in un piccolo paese del Salento?

In realtà emergere non è mai stato un obiettivo. Ho sempre cercato di fare al meglio il mio lavoro, non lasciando mai nulla al caso, e dando sempre il massimo.

Cosa serve ad un musicista per emergere?

Passione, dedizione e una buona dose di fortuna. Se deve succedere succederà, l’importante è dare sempre il massimo ed essere pronti a tutto!

Mi racconti come hai avuto il tuo primo contratto?

Il mio primo ingaggio importante è stato sicuramente ‘’Don’t Forget the Lyrics’’,

programma condotto da Gabriele Corsi (Trio medusa). La chiamata è arrivata grazie

a un amico bassista, che mi ha fatto conoscere il maestro Umberto Iervolino.

(produttore che ha lavorato con artisti con F. Renga e G. Grignani). Dopo aver superato il provino sono stato coinvolto in questa trasmissione, nella quale ho la fortuna di esserci da ormai cinque edizioni. A questo primo ingaggio è seguita una trasmissione Mediaset, fino poi al tour nei palasport con il giovane artista Alfa. A ciò aggiungo numerose e varie collaborazioni live e in studio.

Poi è stata in discesa la tua professione di musicista o sempre in salita?

Se si pensa di essere in discesa probabilmente si perde il focus sul lavoro quindi ti direi che preferisco mantenermi sempre in salita.

Sogni ed aspirazioni?

Sicuramente il mio sogno, è quello di continuare a suonare e divertirmi per lavoro come faccio ora. In merito alle aspirazioni non mi dispiacerebbe affatto il palco di San Siro per i live e Sanremo per il contesto televisivo.

Comporre, è per tutti o è necessaria una marcia in più?

Comporre è uno step successivo, a quello del saper suonare uno strumento. Con un

minimo di dote musicale, chiunque può suonare uno strumento, e per fortuna esistono tanti amanti ed amatori della musica. Comporre prevede un’adeguata preparazione che discerne   dallo strumento stesso, come la conoscenza completa degli strumenti, che si scelgono per il proprio arrangiamento, la scrittura e l’arrangiamento musicale.

Quale artista ti ha fatto da esempio o meglio a quale artista ti sei ispirato?

Come, probabilmente, per tutti i chitarristi del mondo, non sono mai mancati esempi come Hendrix, Gilmour o Slash, ma negli anni potrei dire di aver toccato diversi stili, e conosciuto vari artisti che mi hanno introdotto a nuovi linguaggi

Musicali, e innovazioni nell'approccio allo strumento. In generale posso dirti che

ho sempre cercato l’ispirazione in tutto ciò in cui mi sono imbattuto, senza mai soffermarmici troppo.

Che genere di musica ti piacerebbe suonare e che per motivi di mercato non fai o la fai poco?

Personalmente, adoro la chitarra ritmica. Sono molto legato al funky, e per fortuna, in

molti brani, torna utile lo studio sullo stile, che ti avvicina, a mio modesto parere, all’incastro ritmico con altri strumenti ed alla percezione più concreta del “groove” del brano.

È difficile emergere come solisti?

È una cosa che non è mai stata nelle mie corde, (per rimanere in tema) rischierei di non dare una risposta utile o corretta.

Cosa c’è dietro l’angolo?

Se te lo dicessi poi dopo dovrei ucciderti (rid

Antonio Ventura Coburgo de Gnn

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