Ernesto Calindri, un attore che in una pubblicità declamava: ”dura minga, dura no”! Non è stato vero per la sua vita professionale di attore durata fino alla sua morte!
Per chi come me, è stato bambino negli anni 60/70, una delle regole fisse era quella di andare a letto dopo Carosello. Carosello è stato un programma televisivo pubblicitario trasmesso tutte le sere, dopo il telegiornale, dal 1957al 1977. Inizialmente si trattava di una serie di filmati, che spesso prendevano spunto dal teatro leggero, seguiti dai messaggi pubblicitari veri e propri. Dietro questi brevi filmati, c'erano registi importanti come Fellini, Emmer, Pupi Avati e i fratelli Taviani, giusto per nominarne qualcuno, mentre gli interpreti, erano attori tra i più celebri, sia di cinema che di teatro. Oggi voglio ricordarne uno, che ha avuto una lunga carriera, divisa tra teatro, cinema e televisione, ma che deve grande fama, ad un amaro pubblicizzato in mezzo al traffico stradale, il grande Ernesto Calindri. Calindri nasce a Certaldo, in provincia di Firenze nel 1909. Possiamo dire che attraverso lui, è passata la storia del teatro italiano, in tutte le sfaccettature. Sia i genitori che la sorella Dora erano attori di teatro. Ernesto in gioventù, non è particolarmente attratto da quel mondo. Infatti decide di iscriversi ad ingegneria, ma a 20 anni, quasi per caso, debutta in una compagnia di prosa, dove ha modo di distinguersi, sia per la presenza scenica, che per l'ottima dizione. Nel 37 viene chiamato a Venezia per interpretare "Il bugiardo" di Goldoni. Si può asserire, che da quel momento prende il via una brillante carriera, che lo vede sempre in ruoli di primo piano, in un vasto repertorio teatrale. I partner che dividono il palcoscenico con lui, sono Sergio Tofano, Luigi Cimara, Antonio Gandusio, Emma Gramatica, Evi Maltagliati, il gotha del teatro italiano. In quegli anni Calindri debutta al cinema con un film di Duilio Coletti nel 35. "La sposa del re". Dopo aver interpretato alcune pellicole del genere "telefoni bianchi", ci offre un ruolo particolarmente significativo ne "I bambini ci guardano" diretto da De Sica nel 1943. Il dopoguerra è un momento particolarmente felice per la carriera di Calindri. L'innata eleganza, l'ironia, l'essere sempre sorridente, ne fanno l'interprete ideale della commedia borghese leggera. Il suo primo grande successo, l’ottiene recitando accanto a Laura Adani, Tino Carraro e al giovane Gassman, al teatro Odeon di Milano. E nel 45, è diretto da Luchino Visconti in opere di Schiller e Cocteau. La sua vera prima compagnia a nome Calindri la forma nel 50, con Lia Zoppelli, Valeria Valeri, Lauretta Masiero, Franco Volpi e Alberto Lionello. Spesso al suo fianco troviamo la moglie, l'attrice Roberta Mari, sposata nel 39. Nonostante fosse toscano, Calindri fa di Milano la piazza preferita per esibirsi, e il luogo dove vivere, diventandone così uno dei personaggi simbolo. L'attore negli anni contribuisce alla fondazione dei teatri stabili sia di Milano che di Genova. Ed è proprio nella città meneghina, che dirige il teatro San Babila dal 69 al 74. La televisione offre a Calindri una platea indubbiamente più vasta che ha modo di apprezzarlo ne "La spada di Damocle" del 58, "Sole d'autunno" del 63 e "Paura per Janet" diretto da Daniele D'Anza. E con il suo garbo, la sua eleganza nel 1962 è il padrone del varietà "Il signore delle 21". Qui intrattiene ospiti come Frank Sinatra, Maurice Chevalier, il Quartetto Cetra, Mina, Milva e tantissimi altri. E sempre in quell'anno, è al cinema accanto a Toto` e Nino Taranto, in "Toto`truffa 62", dove diventa un reale terzo protagonista, non sfigurando accanto ai due comici. L'avvento della televisione, segna un drastico calo di presenze sia al cinema che a teatro, e a Calindri, come a suoi illustri colleghi, viene proposto di interpretare i piccoli filmati di Carosello. Il primo di questi lo interpreta accanto a Franco Volpi, e per reclamizzare un noto amaro crea lo slogan "Dura minga, dura no" (oggi si direbbe tormentone). Ma il Carosello che gli dà notorietà, è quello del liquore al carciofo, che lui sorseggia mentre legge il giornale, tranquillamente seduto davanti a un tavolo sistemato in mezzo al traffico. Lo slogan è "Contro il logorio della vita moderna". Negli anni 70 e 80, nonostante il successo televisivo, Calindri continua a recitare in teatro, spaziando da Feydeau a Pirandello e Ionesco, e parallelamente, si dedica all'attività di insegnante di teatro, all'Accademia dei filodrammatici di Milano. Nel 90 è ancora in tv diretto da Gigi Proietti nella sit-com "Villa Arzilla", ed è in teatro accanto a Lauretta Masiero nello spettacolo "Casina" di Tito Maccio Plauto. All’età di 80 anni, riesce ancora a sorprendere pubblico e critica di Colette interpretando "Gigi`" dove si esibisce come cantante e ballerino. Calindri muore nel sonno a 90 anni. Solo poche ore prima, aveva cenato con gli attori della sua compagnia teatrale, con i quali aveva interpretato "Il borghese gentiluomo" di Moliere. Il suo funerale viene celebrato a San Babila, vicino al teatro che aveva diretto. In sua memoria, è stato istituito un concorso per il teatro e la drammaturgia, e Certaldo, suo paese natale, gli ha dedicato un premio teatrale. Giusti tributi ad un grandissimo attore, diventato quasi uno di famiglia grazie a un Carosello.
Daniele Lorenzetti