Annunziata o meglio conosciuta come Titina no è stata solo una grande attrice, ma era sceneggiatrice, scrittrice, pittrice, e moglie devota.

Posso affermare, senza timore di essere smentito, che l'attrice che voglio ricordare è stata una delle maggiori interpreti del nostro teatro, e del nostro cinema. Ma Titina De Filippo, non è stata solo una grande interprete, ma un'artista nel senso più ampio della parola. Titina (Annunziata) nasce nel 1898 a Napoli, figlia naturale di Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, dalla quale prende il cognome, come i fratelli Eduardo e Peppino. Fin da piccola, accompagna la madre dietro le quinte degli spettacoli di Scarpetta, e comincia a lavorare con lui debuttando in piccole parti, anche maschili. Nel 1913, è già una generica nella compagnia, e a 18 anni diventa "attrice giovane". Fin dagli esordi, Titina dimostra di possedere una voce dall'impronta decisamente teatrale, da
poter usare e modulare in tutto ciò che recita, adatta al canto. Dopo il debutto con Scarpetta, Titina fa parte di diverse compagnie e nel 1922, in una di queste, conosce l'attore Pietro Carloni, che sposa, che sarà al suo fianco per tutta la vita. Nonostante la scarsa avvenenza fisica, Titina non ha mai sfigurato accanto alle varie soubrette, anche se più belle di lei, merito del suo talento, il carisma e la padronanza con il palcoscenico. Dopo essersi cimentata con la sceneggiata, la pochade in chiave napoletana, e la rivista, nel 33 fonda con i fratelli "Il teatro umoristico De Filippo", che debutta il 25 dicembre di quell'anno, con "Natale in casa Cupiello" scritto da Eduardo. Il trio funziona, e le loro rappresentazioni sono sempre un gran successo. Nel ‘39 Titina abbandona i fratelli, per recitare accanto a Nino Taranto, nella commedia "Finalmente un imbecille". Nel ‘45, quando i fratelli si separano, a causa di contrasti e insofferenze, Titina decide di restare accanto ad Eduardo, e insieme formano "La compagnia di Eduardo", dando vita a capolavori come "Napoli milionaria" e "Filumena Marturano". Filumena è il personaggio scritto dal fratello, proprio pensando a Titina, sulle sue corde, sulle sue capacità recitative, sulla sua intensità. Il personaggio, destinato a diventare una pietra miliare del nostro teatro, è stato ed è ancora, la figura femminile più ambita dalle interpreti italiane e non solo. Da Regina Bianchi, Sophia Loren, Mariangela Melato e Vanessa Scalera. Tutte interpretazioni di successo, ma quella di Titina è ineguagliabile. Ma Titina non dimostra di essere solo una grande attrice. Lei è brava come autrice teatrale, scrivendo ben 21 commedie, come "40 ma non sentirli" portata In scena da Peppino, e "Virata di bordo" per Nino Taranto e Angela Luce. Nel ‘46 Titina inizia ad avere problemi di salute, e le viene diagnosticato un serio problema cardiaco. Dopo un periodo di convalescenza, e lo scioglimento della compagnia con Eduardo, Titina decide di abbandonare il teatro, per dedicarsi al cinema e alla pittura. Il cinema la vede protagonista in film drammatici, ma anche in molte commedie, dove da volto a donne spesso bisbetiche, brontolone, lavora nei film la moglie despota di Totò, e "Totò Peppino e i fuorilegge", e va oltre il personaggio, diventando quasi una maschera. Ma al cinema Titina non è solo attrice ma anche sceneggiatrice e dialoghista, al punto di vincere un nastro d'argento, per la sceneggiatura di "Due soldi di speranza" di Renato Castellani. La sua ultima fatica, sul grande schermo, è "Fernando I° re di Napoli", dove, per l'ultima volta, recita accanto ai fratelli. Titina muore a Roma nel dicembre del 63, a causa dei già citati problemi cardiaci. Le cronache del tempo raccontano che Totò, collega e grande amico, abbia vegliato la salma per tutta la notte. Subito dopo la sua morte, Vittorio De Sica le dedica il fortunato "Matrimonio all'italiana", trasposizione cinematografica di Filumena Marturano. Bellissimo e doveroso tributo, ad una delle più grandi protagoniste del nostro spettacolo. Una vera e grande artista.
Daniele Lorenzetti