La fama per un attore è strana, per quanto grande e bravo sia, basta una pubblicità per tenderlo famoso. E’ il caso di Tino Scotti.

Ernesto (Tino) Scotti nasce a Milano nel 1905. La madre è una cantante lirica, discendente dal ramo nobiliare dei conti Scotti di Bergamo. Durante una tournée conosce un messicano, rimane incinta e decide di crescere da sola il piccolo Tino, con l'aiuto di una zia materna. Di fatto il piccolo Tino non conoscerà mai il padre. Dopo aver frequentato ragioneria, Tino si iscrive all'accademia di Brera dove segue i corsi di pittura e decorazione. In quel periodo gioca come attaccante in diverse squadre di calcio come l'Inter, l'Arona, la Trevigliana. Tino non finirà l'accademia decidendo di guadagnarsi da vivere facendo il caricaturista e il grafico pubblicitario. Durante questi lavori ha la possibilità di conoscere il famoso pittore/disegnatore Giacomo (Giaci) Mondaini, il padre della futura soubrette Sandra. Mondaini ne apprezza il talento e lo convince a proseguire in quella direzione. (Il destino farà sì che il debutto artistico di Sandra avvenga proprio accanto a Scotti). Nonostante gli apprezzamenti, quel lavoro non dà a Tino stabilità economica, e così si trova costretto a fare il rappresentante di commercio prima, l'impiegato all'Italcable poi. Parallelamente continua a coltivare la passione per la caricatura che lo porta a collaborare con "La gazzetta dello sport" e "Il resto del Carlino" realizzando vignette dedicate ai campioni dello sport dell'epoca. In quel periodo, la passione per il palcoscenico, lo fa debuttare in modeste compagnie di rivista e avanspettacolo. Qui ha modo di distinguersi, per la straordinaria memoria e la velocità di linguaggio, unita ad un'eloquenza non comuni. Per questo sarà denominato Tino Scatti. È il 1940, quando al teatro Smeraldo di Milano, nella rivista "Follie di primavera", propone la macchietta del cavaliere milanese, chiacchierone ed inconcludente. Quel personaggio, che viene perfezionato negli spettacoli successivi, diventa quasi una maschera, destinata ad accompagnarlo nella lunghissima carriera. Il suo esordio al cinema, avviene accanto al grande Macario e a Wanda Osiris, nel film di Mario Mattoli "Non me lo dire" del 40. Il regista, decide di metterlo sotto contratto, facendogli interpretare ben 7 pellicole, dove si fa notare per l'uso sapiente del dialetto milanese, e per la recitazione, frutto della buona conoscenza dei grandi comici del passato, come Charlie Chaplin, Buster Keaton, Ridolini. Con l'arrivo delle truppe anglo/americane a Roma, Scotti assieme ai futuri registi Steno e Fellini, e al grande umorista e sceneggiatore Marcello Marchesi apre un negozio di caricature in via Nazionale. Finita la guerra, Tino Scotti torna a calcare i palcoscenici e nel 49, è in scena al teatro Del Verme a Milano con la rivista musicale "Sotto i ponti del Naviglio", a cui segue "Ghe pensi mi", scritta a 4 mani con l'amico Marchesi. Il successo è enorme e i suoi concittadini milanesi lo adorano. In quel periodo il bravo Scotti crea un altro personaggio che affianca quello del "cavaliere", lo spaccone "bauscia", millantatore e vigliacco, che sarà protagonista di parecchi spettacoli di rivista. Il personaggio del cavaliere, è invece presente in tantissime pellicole al cinema, rendendo di fatto Tino Scotti uno dei più grandi e apprezzati caratteristi. La carriera di Scotti spazia dall'avanspettacolo alla rivista, dal cinema alle commedie musicali, non esitando a confrontarsi con generi teatrali più impegnati, e per lui inesplorati. Per non rimanere legato al teatro milanese, nel 59 si affida al regista Franco Enriquez, all'epoca, direttore della compagnia stabile della città di Napoli, che lo dirige in ruoli comici in due testi Shakespeariani. Nel 63 recita in "Sogno di una notte di mezza estate" diretto da Beppe Menegatti. Ma la meritata consacrazione artistica, avviene grazie a Giorgio Strehler che lo vuole ne "Le baruffe chiozzotte" di Goldoni. Dopo questi successi, Scotti torna al suo grande amore, il teatro milanese, e nel 69 è chiamato per inaugurare la stagione del teatro stabile di Torino, con la commedia grottesca di Giovanni Arpino "Donna amata dolcissima " accanto a Milly. Gli anni 70, lo vedono partecipare a film importanti come "La strategia del ragno" di Bernardo Bertolucci, e "I clowns" di Fellini entrambi del 1970, e "Todo modo" di Elio Petri del 76. Questo a conferma di come si sia sviluppato il suo spessore artistico, quello di un attore maturo, completo, con un talento fuori dal comune. La sua ultima fatica teatrale, non poteva che essere un ritorno al teatro dialettale milanese. Nel 74 porta in scena al teatro Girolamo "El diavolo e l'acquasanta", accanto agli amati colleghi della compagnia stabile del teatro milanese. Questo è il suo ultimo spettacolo in teatro, ma la sua carriera prosegue in televisione. Nel 77, è ancora il "cavaliere " nello spettacolo "Bambole non c'è una lira", di Antonello Falqui, a cui segue "Buonasera con...Tino Scotti" del 1980. E nel 1984 Dino Risi lo dirige nello sceneggiato tv "...e la vita continua". Nel 1985, accudito dalla moglie Tiziana, ci lascia nella casa di Tarquinia. Tino Scotti è stato, senza ombra di dubbio, uno dei più bravi e talentuosi uomini di spettacolo del nostro paese. Il cinema, il teatro e la televisione lo hanno visto protagonista, ma per noi che abbiamo vissuti i begli anni di Carosello, Tino Scotti rimane il testimonial di quel confetto pubblicizzato con lo slogan......basta la parola!!!
Daniele Lorenzetti