corpo 10 settimanale online

Sicuramente le nuove generazioni non conoscono questo attore dalla voce vellutata ed inconfondibile che ha conquistato almeno tre generazioni di donne.

mina lupo carràSe oggi tutte impazziscono per tronisti, bellocci da reality, interpreti di soap turche, ieri le nonne, le mamme e le figlie per chi perdevano la testa? Dalla fine degli anni 50, e per tutto il decennio seguente, gli sceneggiati o, per meglio dire, i teleromanzi, oltre a far conoscere i classici della letteratura, portano nelle case degli italiani una serie di nuovi eroi, a cui danno il volto giovani attori, e non solo. Sicuramente un beniamino dell'epoca, amatissimo, è Alberto Lupo. Alberto Zoboli, questo il suo vero nome, nasce a Genova in una famiglia Borghese e fin dalla prima gioventù, dimostra una vera passione per la recitazione. Passione che coltiva prendendo lezioni private da due attori. Per assecondare i desideri paterni si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, non abbandonando però il mondo artistico, al punto di fondare una filodrammatica nella fabbrica di elettrodomestici, dove è assunto come impiegato. Con i compagni d'arte, mette in scena "Piccola città" di Wilder, che riscuote un lusinghiero successo. Nel 48, entra al Centro Universitario Sperimentale di Genova, e vi rimane fino al 52. In seguito lo troviamo al Piccolo Teatro di Milano, e poi al Nuovo, dove nella stagione 53/54, è Cyrano accanto a Gino Cervi. Il 54 è l'anno del suo esordio al cinema, nel peplum "Ulisse" di Mario Camerini. Nonostante i numerosi film interpretati, dal cinema non avrà mai i ruoli che gli riserva la televisione. Gli sceneggiati dell'epoca, spesso diretti da Anton Giulio Majano, lo vedono quasi sempre mattatore, in titoli come "Piccole donne", "Una tragedia americana", "Resurrezione", "Come un uragano", "Un certo Harry Brent". Ma chi gli dà la vera fama è "La cittadella" di Cronin, dove è un bravo e credibile dottor Manson. Il successo è tale, al punto di essere creduto un vero medico, a cui chiedere diagnosi ed essere invitato a convegni medici. In quel periodo, Alberto è protagonista anche di alcuni fotoromanzi, all'epoca diffusissimi. Con la sua voce calda e ben modulata, è inevitabile una naturale incursione nel doppiaggio e non solo. Infatti alcuni discografici gli chiesero di incidere brani recitati, come il famoso "Io ti amo" del 67. La televisione per Alberto Lupo non è solo "teleromanzo". Le sue doti di presentatore/intrattenitore sono perfette per gli spettacoli del sabato sera. Cantagiro, Partitissima, Senza rete, Mille luci, sono solo una parte degli show presentati da Alberto, sempre con la classe che lo contraddistingue. Lo show più importante della sua carriera televisiva, è sicuramente "Teatro 10", dove divide la scena con la grande Mina, con la regia di Antonello Falqui. Lo spettacolo più visto del 71. Gli autori per la sigla finale, scrivono una canzone che coinvolge entrambi. Il brano è recitato da Lupo e cantato da Mina, destinato a diventare una grande hit, italiana e non solo. "Parole parole" arriva al numero 1 in classifica, ed avrà successo anche all'estero. La versione più celebre è quella d'oltralpe interpretata da Dalida e Alain Delon. Nel 1977, all'apice della carriera, decide di tornare al teatro con "Chi ha paura di Virginia Wolf". Lo spettacolo però non andrà mai in onda, a causa di un grande malore che lo colpisce. In seguito alla malattia, deve sottoporsi ad un 'importante riabilitazione, per poter recuperare voce, la sua bellissima voce, e le facoltà motorie. Fortemente provato, torna in televisione, ospite in vari programmi, non potendo però, ovviamente, ritornare ai fasti del passato. Muore per un infarto a soli 59 anni. Alberto Lupo sposa nel 1964, la bella attrice triestina, Lyla Rocco già miss Cinema 1952. All'apice di una felice carriera cinematografica, con il matrimonio decide di abbandonare le scene, per dedicarsi totalmente ad Alberto, fino alla sua morte. Grazie alle teche Rai Alberto Lupo continua a far sognare con la sua voce e l'indiscussa classe le ragazze di ieri, quelle di oggi e, sono sicuro, quelle di domani.

Daniele Lorenzetti 

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