Un grandissimo artista che le varie emittenti hanno dimenticato. Dovrebbero far conoscere ai giovani questo Mattatore sempre eterno ragazzino.
Renato Ranucci, in arte Rascel, è stato senza dubbio, uno dei protagonisti dello spettacolo italiano del novecento. Romano da ben 8 generazioni, nasce nel 1912, per caso, a Torino, durante una tappa della tournée della compagnia di operetta, della quale facevano parte il padre Cesare Ranucci cantante, e la madre Paola, ballerina. Il piccolo Renato viene battezzato in Vaticano, nella Basilica di San Pietro, proprio per volontà del padre, romano DOC, e Roma sarà sempre nel suo cuore. A causa del lavoro dei genitori, Renato cresce con una zia assieme alla sorella Giuseppina, che purtroppo muore giovanissima. Frequenta la Scuola Pontificia Pio IX, dove oltre all'insegnamento scolastico vero e proprio, si organizzano corsi di canto, musica e recitazione. Renato dimostra fin da piccolo un talento precoce, al punto che a soli 10 anni entra a far parte del coro di voci bianche della cappella Sistina. In quel periodo, si esibisce pure come batterista in un complesso jazz di dilettanti. Poco dopo esordisce a teatro, accanto al padre, che nel frattempo è diventato direttore di una filodrammatica. Il
suo ruolo è quello di un ragazzino che muore, a causa di un sasso tiratogli da un compagno di giochi, nel dramma popolare "Più che monelli". Consapevole del fatto che la carriera artistica, non è sicuramente facile e sicura, il padre cerca di avviarlo verso lavori più sicuri, come il garzone o il muratore. Ma il richiamo dell'arte è forte, e a soli 13 anni, viene ingaggiato come musicista in locali come "La bomboniera" prima e la "Sala Bruscolotti" più tardi. Due anni più tardi, entra a far parte del gruppo musicale "Arcobaleno", e il loro impresario, colpito dalla sua esuberanza, lo convince ad improvvisare tra gli intervalli dell'orchestra. Con numeri di danza e arte varia, riesce a divertire il pubblico. Da giovane, Renato gioca a calcio come ala destra nella "Fortitudo", che negli anni successivi, si fonde con altre società per diventare l'attuale "Roma", squadra della quale sarà tifoso per tutta la vita. E a lui si deve la mitica frase "La Roma non si discute, si ama". Nei primi anni 30, dopo aver lavorato in diverse compagnie di avanspettacolo, Renato decide di cambiare il cognome Ranucci, in quello più esotico "Rachele", che era il nome di una famosa cipria francese. Per paura che quel cognome potesse venire storpiato, decise di sostituire CH con SC. Nasce così Renato Rascel. Durante il regime fascista, secondo le direttive del gerarca Starace, che dà vita ad una vera e propria guerra all'esterofilia, Renato è costretto ad italianizzare il cognome diventando Rascele. Nel 32 viene scritturato dalla celebre compagnia dei fratelli Schwarz per recitare nell'operetta "Al Cavallino bianco". Nel 41, con la prima moglie Tina De Mola, crea la propria compagnia, dove ha modo di cominciare ad esprimere la sua vena comica assurda, dando vita al personaggio anticonformista, che sarà una vera e propria maschera. La bassa statura, se da una parte sembra condizionarlo, in realtà lo favorisce. E quello che può sembrare un difetto, si rivela una virtù, che lo porta a diventare il "piccoletto nazionale" Il suo look fatto da una larga palandrana, con una tasca sulla schiena, e un buffo cappello a “caciottella”, lo accompagna in tutte le sue macchiette, che lo rendono famoso come "E`arrivata la bufera "(malcelato attacco agli eventi bellici, "Il piccolo corazziere", "Napoleone". Nel 42 Rascel debutta al cinema nel film "Pazzo d'amore" di Giacomo Getiluomo. È il primo di una lunga serie di pellicole, che negli anni 50 e 60 lo vedono protagonista. Non tutte sono degne di nota, anche perché gli viene spesso chiesto di riproporre sketch già presentati a teatro. Tuttavia in diversi film, Rascel dimostra ṭutto il suo talento come "Il cappotto" un film di Lattuada tratto da Gogol, dove passa magistralmente dal patetico al grottesco. E non possiamo non ricordare altre pellicole, come "La passeggiata" del 54, "Questi fantasmi" sempre del 54, "Policarpo ufficiale di scrittura" diretto da Mario Soldati nel 59. Alcune di questi film gli valgono premi come il David di Donatello e il Nastro d'argento. Una delle più grandi prove d'attore, gli viene offerta da Zeffirelli, che gli affida il ruolo del cieco Bartimeo, nel Gesù di Nazareth, lo sceneggiato televisivo del 77. Anche se è un piccolo ruolo Rascel lo interpreta con tono drammatico e commuovente, come solo un grande attore può fare. Nonostante i grandi successi a teatro, al cinema e in televisione, dove Rascel ha avuto modo di dimostrare il suo talento, è nella commedia musicale dove riesce a toccare livelli altissimi. Grazie a Garinei e Giovannini trionfa al teatro Sistina, con titoli entrati nella storia del teatro leggero italiano. Il primo successo è "Attanasio cavallo vanesio" del 52, e da quel momento, è un susseguirsi di spettacoli, dove con maestria Rascel recita, balla, canta incantando sera dopo sera il pubblico. Ad "Attanasio" seguono "Alvaro piuttosto corsaro" del 53, "Tobia la candida spia" del 55, "Un paio d'ali" del 57, "Rascelinaria" del 58, "Enrico 61", "Il giorno della tartaruga", "Alleluia brava gente". In questi spettacoli si trova a dividere il palcoscenico con stelle di prima grandezza, come Delia Scala, Giovanna Ralli, Gigi Proietti. E come dimenticare il Rascel cantante e autore di canzoni? La sua "Arrivederci Roma" scritta con Garinei e Giovannini, è ormai un classico tra le canzoni romane, che gli dà fama internazionale, ma anche "Venticello de Roma", "Con un po' di fantasia", "Vogliamoci tanto bene", fino alla celebre "Romantica", che lo vede trionfare al festival di Sanremo del 60. E dopo l'avanspettacolo, la prosa, il cinema, la commedia musicale e la canzone, non dimentichiamo il Rascel personaggio televisivo. Il suo personaggio, un po' surreale, è protagonista di "Rascel la nuit" del 56 e "Rascel city" del 64, due veri "one man show" (termine all'epoca sconosciuto). Rascel, è di fatto uno dei personaggi che riempiono i palinsesti della nostra televisione fin dai suoi albori, sia nei programmi musicali come "Senza rete", dove duetta con illustri colleghi, sia negli sceneggiati come "I Boulingrin" del 67. E poi l'indimenticabile "I racconti di padre Brown" del 70, dove veste i panni di un prete investigatore, impegnato a risolvere casi. (decenni prima di Don Matteo!) La sua vita affettiva, è stata costellata da amori, avventure, matrimoni. La prima moglie è stata la soubrette Tina De Mola, poi Huguette Cartier. L'incontro che è destinato a cambiargli la vita, avviene sul palcoscenico di "Alleluja brava gente". Lei è la bella e brava Giuditta Saltarini, che gli rimarrà accanto per il resto della vita, e lo rende padre di Cesare che, seguendo le orme dei talentuosi genitori, è un bravo musicista e uomo di spettacolo. L'ultima parte della carriera di Rascel è legata al teatro di prosa, che aveva già affrontato con successo già nel 67, quando aveva messo in scena "La strana coppia" di Neil Simon accanto a Walter Chiari. E sarà sempre accanto a Walter che nel 1986 interpreta uno straordinario "Finale di partita" di Samuel Beckett. Se pensiamo a tutta la lunga carriera di Rascel, mi piace pensarlo come ad una specie di Re Mida dello spettacolo, ogni cosa che fa la trasforma in successo. Quando nel 91 Rascel muore, ci lascia con la consapevolezza di non aver lasciato nulla di intentato. Nessuno come lui ha dimostrato un talento così poliedrico. Ogni forma di spettacolo l'ha affrontata nel migliore dei modi. Dalla commedia alla prosa, dalla commedia musicale alla canzone. Ci mancano personaggi come Rascel, ci manca il suo talento, la sua ironia, e quella dote innata di arrivare al pubblico più vasto. Dote sempre più rara.
Daniele Lorenzetti