corpo 10 settimanale online

 

 

La ricordo benissimo, sia per gli sceneggiati, che per lo show del sabato sera, con il trio Fabrizzi, Valori e Panelli.  

ninchi fotoCi sono attori e attrici apparsi in talmente tante pellicole da diventare figure quasi famigliari. Una di queste è sicuramente Ave Ninchi. La Ninchi nasce ad Ancona da un'agiata famiglia di conciatori. È talmente piccola e gracile al momento della nascita che, per paura che non riuscisse a sopravvivere, per una specie di voto fu battezzata Ave Maria. In famiglia si respira aria artistica. I cugini del padre sono i famosi attori Annibale e Carlo e altri parenti sono impresari teatrali. In seguito al trasferimento della famiglia a Trieste, Ave ha la possibilità di debuttare a soli 5 anni al teatro Verdi, nel capoluogo friulano, accanto al cugino Annibale. Nel 1935 si iscrive all'accademia d'arte drammatica di Roma, superando brillantemente l'esame di ammissione, grazie al quale ottiene una borsa di studio. Terminata l'accademia inizia a lavorare nella rivista, partecipando a due famosi spettacoli dell'epoca, firmati da Garinei e Giovannino: "Canta chiaro" e "Soffia so'". Contemporaneamente debutta al cinema accanto ad Aldo Fabrizi, destinato ad averla accanto in decine di pellicole. Il film del debutto è "Circo equestre Za Bum", di Mario Mattoli. La sua figura florida e rassicurante, è perfetta per rappresentare madri, mogli petulanti, popolane combattive. Nonostante non sia romana di nascita, sullo schermo è una perfetta popolana di Trastevere, o di Pietralata, perfettamente credibile come moglie di Aldo Fabrizi, autentico "romano de Roma". La lista degli attori affiancati dalla Ninchi è troppo lunga, e sicuramente citando li, potremmo dimenticare qualche nome. Mi piace ricordarla, fra i tanti, accanto al grande Toto'. Ave Ninchi spesso viene scritturata come caratterista, ma la sua bravura è tale da oscurare spesso i protagonisti veri e propri. Anche se il genere che ha più frequentato è la commedia, grazie al suo mix di simpatia e vis comica, i suoi ruoli in film drammatici sono convincenti, al punto di farle vincere un nastro d'argento, per il film di Luigi Zampa "Vivere in pace". Lo stesso regista le regala un altro bel personaggio, accanto ad Anna Magnani, ne "L'onorevole Angelina". Nel ruolo di una popolana di Pietralata, non sfigura affatto accanto a Nannarella. Dagli anni '50 agli anni '70 Ave si dedica moltissimo al teatro, sia quello leggero di Garinei e Giovannini (Un mandarino per Teo e Un trapezio per Lisistrata), sia quello di prosa, portando in scena i classici. E proprio a teatro, nel 1965, ritrova la Magnani in una fortunatissima versione de "La lupa" di Verga, con la regia di Franco Zeffirelli. Nella tv degli anni '50/'60 la prosa è protagonista nei suoi palinsesti, e Ave è spesso una delle protagoniste. Due titoli su tutti "Il mulino del Po'" e "Le sorelle Materassi". Ma è un varietà che le dà un ulteriore grande successo. Affiancata da Aldo Fabrizi, Paolo Panelli e Bice Valori è la protagonista di "Speciale per noi", di Antonello Falqui, destinato a diventare uno dei programmi più visti della stagione. Al varietà fa seguito un programma dove, per la prima volta, si parla di cucina e si intitola "A tavola alle 7", affiancando l'enologo Luigi Veronelli. La sua grazia innata, unita alle sue competenze culinarie, sono il valore aggiunto che contribuiscono al successo del programma. Nel 1979 la troviamo detective in un telefilm dal titolo "La vedova e il piedipiatti". Possiamo dire che Ave Ninchi fu un'apripista, sia per i numerosi programmi di cucina di oggi, sia per le diverse donne protagoniste di gialli. Nel 1981 è protagonista di "Buonasera con”, un programma dove dispensa consigli culinari, raccontando aneddoti della sua lunga carriera. Ave Ninchi ha una figlia, Marina, pure lei attrice (la famosa cliente 'taglia 42' in Commesse). Abbandonate le scene si trasferisce definitivamente a Trieste. Dopo la sua morte la città giuliana le ha dedicato un piazzale. Roma sua città adottiva e la sua Ancona le dedicano due strade. Per Ave Ninchi è la consacrazione...... meritatissima. 

Daniele Lorenzetti 

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