Nel programma coordinato dal Comune di Orvieto laboratori aperti e una mostra collettiva dei ceramisti orvietani "Terrae - Dalla natura della terra i prodotti delle nostre mani". Esposizioni anche in biblioteca e al Museo archeologico
Sabato 17 e domenica 18 maggio 2025 torna “Buongiorno Ceramica!”, la manifestazione organizzata da Aicc – Associazione italiana Città della Ceramica di cui fa parte anche Orvieto, giunta quest’anno alla sua undicesima edizione,
L’iniziativa coinvolge contemporaneamente 57 comuni italiani in una vera e propria festa diffusa a cui partecipano tutte le realtà impegnate nella produzione e promozione culturale della ceramica artistica e artigianale italiana. Quarantotto ore per esplorare la ricchezza dell’immenso patrimonio prodotto da una tecnica insieme antica e contemporanea, un viaggio che attraversa antichi borghi e centri urbani grandi e piccoli, riconosciuti come territori di “affermata tradizione ceramica”, con le loro botteghe, gli atelier, i musei, le scuole, le gallerie d’arte e gli spazi pubblici.
A Orvieto, secondo il programma promosso e coordinato dal Comune di Orvieto, i ceramisti apriranno le porte dei propri laboratori nel centro storico e si ritroveranno nella mostra collettiva “TERRÆ – Dalla natura della terra i prodotti delle nostre mani”, che sarà ospitata sotto gli archi della Collegiata di Sant’Andrea. Le otto botteghe aderenti esporranno una selezione delle loro produzioni con lo scopo di valorizzare e promuovere le attività della ceramica orvietana nelle sue diverse forme, sia classiche che moderne, e si potrà anche assistere a dimostrazioni pratiche su alcuni passaggi della lavorazione e della produzione della ceramica.
Nel weekend la presenza della ceramica sarà diffusa anche in luoghi della città. Alcune produzioni contemporanee saranno esposte al Museo archeologico nazionale di Orvieto, in Piazza Duomo, dove i manufatti degli artigiani di oggi incontreranno i preziosi reperti etruschi. Altre opere saranno invece in mostra nella grande sala di lettura della Nuova Biblioteca Pubblica Luigi Fumi, in Piazza Febei. Tutti i punti di interesse, botteghe o esposizioni, saranno segnalati da appositi totem metallici realizzati per l’occasione dal Comune di Orvieto.
L’attenzione sulla ceramica non si esaurirà tuttavia in queste due giornate ma proseguirà anche nei due fine settimana successivi: il 1° e 2 giugno a Rocca Ripesena, con la mostra al Paese delle Rose, e poi di nuovo nel centro storico, con Orvieto in Fiore, che vedrà una presenza di manufatti in argilla all’interno degli addobbi floreali della città, oltre che delle ceramiche come premi delle infiorate, del Palio e del Paliotto dei balestrieri.
“Quest’anno – spiega il sindaco con delega alla Cultura, Roberta Tardani – abbiamo voluto dare un’impronta significativa a questa manifestazione promuovendo e coordinando, come amministrazione, un programma di iniziative diffuso nelle botteghe, nei musei e negli spazi pubblici con cui i cittadini e i visitatori avranno la possibilità di conoscere da vicino il lavoro di abili ceramisti che con passione e competenza portano avanti un sapere artigiano che ci distingue e ci qualifica a livello nazionale. Sarà un’occasione importante per riaffermare il valore di una tradizione che ha radici profonde nella nostra storia e che continua a esprimere, ancora oggi, creatività, identità e capacità artigianale. La ceramica per Orvieto non è soltanto un mestiere antico, ma un linguaggio culturale vivo che può essere capace di dialogare con il passato, con l’arte contemporanea e con il territorio“.
Il programma completo con tutti gli appuntamenti in Italia su www.buongiornoceramica.it
Cenni storici
La tradizione ceramica ad Orvieto (Terni) inizia con i primi insediamenti millenari e accompagna la vita degli abitanti sulla rupe riflettendo nella qualità della produzione la storia stessa della città, con le sue fasi alterne di massimo splendore e di decadenza.
In epoca etrusca furono sperimentate, non senza innovazioni, tutte le tecniche ceramiche più antiche, dai vari tipi di bucchero in forme eleganti arricchite anche da elaborate decorazioni “a cilindretto“ alle ceramiche dipinte a figure rosse o nere, a quelle cosiddette “argentate“ che imitavano gli oggetti in metallo sbalzato. Ma la manifattura in cui furono raggiunti i risultati artisticamente più rilevanti fu quella delle terrecotte architettoniche policrome che sono considerate capolavori di tutta l‘arte etrusca. In epoca medievale risale alla fine del XII secolo la produzione di ceramica dipinta ed invetriata che precede all‘introduzione dello smalto ed al grande sviluppo artistico della maiolica arcaica. Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione.
L’adozione di un sistema di campitura “a reticolo”, complementare ai disegni geometrici o fantasiosi sui fondi smaltati, conferiva un‘apparente profondità alle superfici dipinte mentre la pratica corrente delle applicazioni a rilievo su alcune forme chiuse di elementi figurativi o simbolici arricchiva realisticamente la tridimensionalità limitata dell‘uso del tornio. Per questa ricerca di carattere estetico che i ceramisti di Orvieto – partecipi dei processi artistici che si sviluppavano sul grande cantiere della cattedrale per la quale fornivano le tessere dei mosaici della facciata – applicarono alla prima maiolica italiana, la produzione raggiunse un livello qualitativamente elevato tanto che il cosiddetto “stile orvietano” si diffuse in molti centri dell‘Italia medievale in cui era più o meno presente un‘attività ceramica.
Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione. Essendo l’arte ceramica in Orvieto maggiormente sviluppata in epoche antiche come quella etrusca e quella medievale, la sua riscoperta non poteva che essere legata alla ricerca archeologica.
Fu nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, che iniziarono le campagne di scavo per riportare alla luce i templi e le necropoli etrusche e, con esse, nacque anche l’interesse per tutti i materiali ceramici sepolti sotto terra e nelle tombe. Analogamente fu nei primi anni del Novecento che si verificò l’inattesa scoperta di particolari giacimenti nel sottosuolo della città, cioè numerosi “butti” scavati sistematicamente sotto le case medievali dove si erano ben conservati in notevole quantità ceramiche frammentarie, ma ricostruibili spesso integralmente, dei secoli XII – XVII. Lo svuotamento febbrile di quei “butti”, che divenne un’attività redditizia per gli antiquari, restituì una documentazione eccezionale della produzione orvietana di maiolica arcaica fino ad allora del tutto ignota e i più importanti musei del mondo se ne procurarono facilmente molti esemplari.
Nel 1919, proprio con il proponimento di una rivisitazione della ceramica medievale, fu fondata l’Arte dei Vascellari di Orvieto, e quell’esperienza trovò continuità nei decenni successivi con l’attività di Ilario Ciaurro il quale, con la sua opera di rinnovamento, consolidò quella tradizione a cui ancora oggi si fa riferimento nelle botteghe artigiane orvietane.
Marina Bertucci