Una domanda che mi sono sempre fatto è: Artisti si nasce o lo si diventa? Le risposte sono state diverse, ma sono convinto che qualcosa è insita nel DNA. A volte tentano diverse strade come nel caso di Antonello, per poi trovare la giusta collocazione, e nel suo caso, la pittura. Difficilmente rimango colpito nel vedere delle opere pittoriche, ma nel caso di Antonello, sia i colori vivaci e solari, sia la forma, che pur essendo figurativa, sfocia in un geometrico gradevole. Con vero piacere desidero che attraverso questa intervista possiate conoscerlo.
Cosa ha significato essere figlio del grande Za?
Essere figlio di Nino Za, mi ha abituato a vivere in mezzo all'arte, a capire e sentire la bellezza. Mio padre era un signore, pur venendo da una famiglia umile, e si è fatto da solo. Nessuno nella sua famiglia ha avuto un accenno di interesse per l'arte. Mi ha dato la possibilità di conoscere personaggi come Federico Fellini che era anche diventato negli anni amico mio, Giulietta, Giorgio De Chirico, Massimo Campigli, Alfonso Gatto e tanti altri che erano spesso a cena da noi. Mia madre, era oltre che bellissima, una ottima cuoca e una gentile padrona di casa.
Aver scelto come studi l’architettura, è stata una scelta di passione o un indirizzo della famiglia?
Io volevo fare il designer di automobili, ma avrei dovuto andare a studiare a Milano o Torino, mio padre non voleva... Avevo poi pensato di fare il liceo artistico, che era a duecento metri da casa mia, ma anche lì mio padre me lo impedì, temendo che le “brutte persone” che lo frequentavano, avrebbero potuto influenzare la mia vita.
In casa, se non erro, hai avuto due culture alquanto differenti, della quale una se non erro napoletana. Quanto hanno influito le due culture?
Mio padre era emiliano, anche se nato a Milano, mia madre di Napoli. Si sono incontrati a Udine dove sono nato, e ne sono orgoglioso.
Quando le culture si incontrano, senza prevaricazione di una verso l'altra, è sempre positivo.
Erano genitori amorevoli, non mi hanno mai dato un ceffone, né fare gli autoritari. L'educazione si impara da piccolissimi, poi si conferma ogni giorno della propria vita.
Da architetto, sei poi passato alla moda con un discreto successo negli anni 80. Cosa ti ha fatto abbandonare il mondo dorato, che poi dorato non è, per fare altro?
Ho studiato Architettura, ma per pochissimi esami non mi sono laureato. Sono entrato nel mondo della moda come indossatore e modello.
Poi ho deciso di fare lo stilista senza nessuno studio.
Mi sono presentato alla prima ditta, senza portare nemmeno un disegno, dicendo se le piaccio io, se mi trova interessante, le piaceranno anche i miei abiti. La titolare mi diede fiducia.
In seguito ho disegnato per grandissimi marchi, ed alla fine ho fatto una mia linea che aveva fatto molto scalpore. Per gravi motivi familiari ho lasciato tutto improvvisamente, in un giorno...
...e quella è stata la fine della mia prima vita.
Ora il tuo mondo è la pittura, una passione sbocciata in tarda età o era sempre nel tuo DNA ma in stato latente?
Ho sempre vissuto attorniato da quadri appesi alle pareti.
Da bambino feci qualche dipinto, alcuni dei quali conservo ancora.
Un giorno venne a cena a casa nostra Giorgio De Chirico, e mio padre gli fece vedere un mio dipinto. Ricordo ancora il vocione del maestro che disse: "è più bravo di me!" Era un modo per farmi dei complimenti, e di scherzare del maestro, che era un tipo piuttosto serioso. Mi fece talmente effetto, che smisi di dipingere.
Non ho preso da mio padre, non so fare caricature o tanto meno ritratti, non sono nemmeno fisionomista, se dovessi descrivere le caratteristiche fisiche di un criminale, farei un identikit che farebbe arrestare sicuramente una persona innocente!
Ho comunque ripreso anni dopo, ma ho uno stile diversissimo da mio …
Sei cresciuto nel mondo dell’arte ed hai avuto in casa opere di grandi pittori, sin dalla nascita. Come ti rapporti con l’arte, la vivi come se fosse una normalità o l’hai sempre considerata un’eccezione?
L'aver conosciuto dei grandi artisti mi fa capire che non sono assolutamente paragonabile a loro...
Detesto essere adulato, so che i miei quadri sono belli, ho personalità, ma gli artisti sono un’altra cosa.
Sono bravo con i colori, mi ricordo che dopo una mia sfilata, una giornalista, di cui non ricordo il nome disse: "Si vede che è figlio di un pittore, non sbaglia un colore!" E’ il più bel complimento che mi sia stato fatto.
Una tua grande passione è la musica, che credo sia stato poi il tuo primo lavoro. Che ricordi hai di quel periodo?
La musica è il mio grande amore. La sento con grande intensità ed emozione. Ho fatto il dj in varie località, tra cui Gallipoli dove ci siamo conosciuti secoli fa. Ho fatto programmi alla radio per anni, Una volta improvvisammo un’ora di programma con Fabrizio Frizzi e ci siamo divertiti un mondo. Era il sogno della mia vita ma ero troppo timido.
Nella tua vita hai conosciuto importanti personaggi, ne cito uno: Fellini, ma altri e che rapporto hai avuto con loro?
Con Federico eravamo amici, certo era più amico di mio padre, anche perché erano della stessa generazione, ma si era instaurato un bel rapporto anche con me, soprattutto quando ho recitato nel film "L'intervista". Un’esperienza incredibile vederlo sul set! A casa eravamo semplicemente amici, anche con Giulietta che era sempre affianco a mia madre. Si adoravano con tenerezza.
Hai scelto di firmare le tue opere con il nome abbreviato come faceva tuo padre. Perché?
Mio padre quando dipingeva da pittore si firmava Zanini, ma come caricaturista si firmava Za, io come figlio ritengo un onore firmare allo stesso modo... Per mio padre era un abbreviativo di Zanini, per me è Zeta di Zanini e A di Antonello, o forse no, ma é sicuramente un omaggio a papà.
Ci racconti brevemente chi erano i tuoi genitori?
Ci sono poche parole per definire i miei genitori. Germana, napoletana era bellissima, con due occhi profondi come il mare e un sorriso dolcissimo... Era anche molto intelligente ed aveva i piedi per terra.
Mio padre era un artista gentiluomo, sempre elegante, affascinante, un po' alla De Sica, onesto e con grandi intuizioni.
Quanto le amicizie influenzano la tua vita?
Ho sempre creduto molto nell'amicizia, ed ho dato molto agli amici.
Poi sono rimasto molto deluso ed ho praticamente tagliato i rapporti con tutti.
Ora qualcuno tramite I social mi ha ritrovato e mi fa molto piacere.
Ho pochissimi amici ma molto cari, ma praticamente sono sempre solo, con Fabrizio, il mio compagno da 35 anni.
Mi pesa ma preferisco evitare persone non sincere.
Progetti per il futuro?
Dipingo, senza farmi illusioni.
Mio padre aveva una galleria, esponeva quadri di alto livello, di artisti che sono poi diventati amici intimi, parlo di Giorgio De Chirico, Mafai, Campigli, De Pisis e tanti altri, ma se vedeva un artista sconosciuto, lo faceva esporre gratis, Ora galleristi ti affittano la galleria e non guardano nemmeno il tuo lavoro.
Sto scrivendo un libro, ma sono molto pigro e vado avanti a rilento... In realtà non è pigrizia, ma chiamiamola così.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
