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Sergio Valente, uno dei più grandi parrucchieri italiani famoso e riconosciuto in tutto il mondo.

Meryl Streep URL images/Meryl_Streep.jpg Testo alternativoOrmai di questi tempi la professione di parrucchiere ha assunto un aspetto per le donne e non solo per loro, molto importante, quasi indispensabile. Ma quanti poi sono in grado di essere all’altezza delle aspettative professionali? Ho il piacere di avere come amico uno dei più grandi parrucchieri che ha avuto e conserva ancora una fama mondiale. Parlo di Sergio Valente, che potrete conoscere tramite la mia intervista.

Parrucchiere, o come si dice oggi hair stylist, è una professione che s’impara o ci deve essere altro?

Ci sono scuole e ci sono state scuole, ma, quando ho iniziato io, ho rubato con gli occhi. Per mia fortuna ho avuto un ottimo maestro, il parrucchiere Filippo a Roma, uno dei più prestigiosi del periodo. Ho iniziato per caso, ero solito passare le vacanze dai nonni, in campagna, ma decisi di non andare, e iniziai a lavorare in via dei Condotti, chiaramente a Roma, solo per due mesi. Ero al 3 anno di ragioneria. Ho visto passare le donne più belle di Roma e non solo, oserei dire del mondo. Il terzo giorno che ero da Filippo, capii che quella sarebbe stata la mia strada. Sono stato assistente per molti anni, per poi mettermi in proprio.

Quanto conta una scuola, e quanto conta la passione?

La passione è la dote primaria, la scuola può indirizzare, ma è indispensabile scegliere una buona scuola. Li verranno insegnate le basi, ma la pratica in un negozio, è decisamente più formativa. Anche oggi, a 60 anni da quando io ho iniziato, diventa tutto più difficile. Se non si ha un attestato non si può fare apprendistato.

Tu sei stato un grande o meglio lo sei ancora, quando hai capito che non eri il solito parrucchiere ma che avevi qualcosa di più?

Ho capito che iniziavo ad avere successo quando le Fendi mi hanno voluto per collaborare con Karl Lagerfield. Ma molti anni prima avevo iniziato collaborare con stilisti che sfilavano a palazzo Pitti, avendo già la fiducia di stilisti come Pucci, Fabiani, Galitzine. Poi tramite il conte Savorelli, che era il P.R. delle sorelle Fendi, sono stato chiamato come detto prima, dalle sorelle Fendi. Da quel momento la mia salita con collaborazioni pluriennali sia con le sorelle Fendi, che con Lancetti, Antonelli, e poi Valentino e tanti altri. La mia collaborazione con Valentino ad un certo punto si interruppe per poi riprendere dopo qualche anno. La mia vita professionale è stata tutta un susseguirsi di emozioni.

Quanto è cambiata la professione del parrucchiere?

 

Posso affermare che si è evoluta passando da tagli e pettinature artefatte, con applicazioni di posticci e toupet, a quelle più naturali. Ora si vedono delle cose terribili, per cercare di fare tagli e pettinature, volutamente spettinate. Ma se la “spettinatura” non ha una base di taglio ben fatto, il risultato potrebbe essere come detto prima un disastro. Alcune tecniche di taglio, che potrebbe sembrare facile, in effetti poi è tra i più difficili da realizzare.

So che hai avuto come clienti, e forse poi amiche, molte dive del cinema sia hollywoodiano che nostrano. Vi erano delle differenze nel modo di affidarsi a te?

La mentalità d’oltre oceano, è differente dalla nostra. Inizialmente ho ascoltato quello che mi dicevano, ma poi si sono affidate completamente a me. E parlo di vere grandi attrici, come Sharon Stone, Meryl Streep, Charlize Theron, e tante altre. Si lasciavano consigliare tranquillamente. Un aneddoto su Sharon Stone, posso anche dirlo. Per me è stato alquanto gratificante. Per un grande ed importante evento, sono stato costretto a pettinarla senza un luogo ideale e senza anche uno specchio. Quando ho finito le ho chiesto se voleva andarsi a specchiare in una toilette. Lei mi ha risposto: “Non ne vedo la necessità, mi fido”. Comunque il mio metodo è farle parlare, per capire i loro desideri. Questo per poter consigliare taglio e colore che si addica alla loro personalità ed al loro incarnato. Sotto questo aspetto non ho avuto mai problemi.

So che da gentiluomo sicuramente non mi risponderai, ma te lo chiedo ugualmente. Chi hai preferito tra tutte, e chi invece non avresti mai volto avere come cliente?

NO COMMENT!

Giro la domanda in un altro modo. Chi era o chi è la più esigente o la meno?

Comincio con un ricordo. Ero ancora con Filippo, siamo negli anni 50/60, ed abbiamo creato un toupet per Silvia Koscina che girava un film insieme a Monica Vitti, con la regia di Blasetti. Ho seguito le riprese sul set, occupandomi della testa della Koscina, e della Vitti, e non ho avuto nessun problema. Come non ho avuto problemi con le grandi di quel periodo come Claudia Cardinale, Rosanna Schiaffino, e tante altre. Sarebbe lungo l’elenco. Nessuna mai si è resa insoddisfatta.

Chiaro è, che con la tua grande professionalità, puoi fare, o meglio fai scuola a tanti. Quale consiglio daresti a chi si avvicina alla professione di parrucchiere?

Il mio inglese romanesco, le divertiva molto. Con mia grande sorpresa, l’emittente CNN, mi proposero 10 donne internazionali chiedendomi come il avrei visto il loro look. Disegnai le dieci teste, cambiandole completamente. Le donne che mi proposero erano grandi personalità a livello mondiale. Ne cito qualcuna. La regina Elisabetta, Hillary Clinton, Liz Taylor, Cher ed altre. In diretta spiegai, utilizzando i miei disegni, spiegai come le avrei cambiate. Tanta esperienza anche in campo maschile, con Marcello Mastroianni, cliente ed amico e con Fellini, per il film Otto e mezzo. Ho creato i capelli grigi di Mastroianni, con un risultato eccezionale visto che a quell’epoca non vi erano né le tecniche né i prodotti che vi sono ora.

Che differenza fa tra parrucchiere ed acconciatore?

Oserei dire nessuna, perché la professione del parrucchiere non si limita solo al taglio alla tintura, ma spazia anche nella creazione delle acconciature. Nel cinema e forse molto di più nel mondo della televisione si usa il termine di trucco e parrucco. In effetti i parrucchieri che sono preposti, per regolamento interno, possono solo pettinare ovvero acconciare le teste. Non per essere polemico, ora i neo parrucchieri escono dopo aver fatto solo tre anni di scuola, acquisendo un diploma. Ma è triste, perché loro pensano di sapere tutto, ma la scuola da solo delle basi E’ con la pratica che si acquisisce la professionalità. Poi non tutti sono portati a fare tutto, ci si può specializzare in taglio, o solo tintura, o solo acconciature. Raro e difficile trovare uno che riesce ad eccellere a 360 gradi. Per emergere, bisogna avere passione, fare sacrifici, vestirsi di umiltà, e non credere che in tre anni di scuola si possa apprendere tutto. Poi c’è scuola e scuola, e bisognerebbe stare attenti a quella che si sceglie per non fare perdere soldi inutilmente ai genitori.

Come si fa a decidere la lunghezza, o il taglio o il colore giusto per una testa?

E’ facile e difficile allo stesso tempo. Bisogna tener presente diversi fattori. La conformazione della testa, la conformazione del viso, il colore dell’incarnato e non ultimo l’aspetto generale e la personalità. In base a tutte queste caratteristiche poi si decide il taglio ed il colore.

E’ vero che dopo i 40 anni una donna dovrebbe portare i capelli corti, perché il lungo invecchia?

Si in effetti i capelli lunghi dopo una certa età appesantiscono ed a volte invecchia. Ma non è una regola generale. Tutto dipende dalla personalità della donna matura e dalla conformazione del viso e del fisico. Poi sicuramente dopo una certa età, schiarire il colore dei capelli potrebbe portare un vantaggio.

Che ne pensi delle teste iper colorate che si vedono, non solo nel mondo dello spettacolo, ma anche per strada?

Mi piacciono molto e mi divertono, ma nei limiti. Pensate al colore bluette di Lucia Bosè, che le ha donato freschezza e personalità. Ad una certa età essere spiritose è un vantaggio e la cosa mi diverte. Comunque tutto deve essere fatto a modo, onde evitare di scadere nel ridicolo o nel carnevalesco. Prendiamo lo shatush. Era molto di moda un po' di anni fa. Ma spesso era fatto male, con punte bruciate e con le sembianze di un’enorme crescita. Anche li essere con la tecnica giusta è necessario. Partendo dalle radici scure ed arrivando alle punte, decisamente molto bionde o rosse deve essere un passaggio graduale e non degli stacchi netti che possano dare idea ad una abnorme ricrescita. Per la top model Veruska, per un servizio su Vogue creammo una testa con vari tipi di colori.

Il premio dell’arte e della momoda asanremo nel 70

Hai creato acconciature in molte sfilate di stilisti grandi e meno grandi. Decidi in libertà vedendo gli abiti o segui i dettami dello stilista?

Nei tempi di Valentino, di Lancetti, di Lagherfiel, si andava alle prove generali dove si potevano vedere sia le modelle che gli abiti. Poi con gli stilisti si decidevano che tipo di acconciature eseguire. Spesso si usavano piccoli cappelli. Lagherfiel, per esempio i diceva solo che voleva i capelli tirati poi lascia libertà a me per il resto. In seguito la Curiel, Versace, Sarli, mi mandavano i disegni. Altri erano meno attenti, ed a volte volevano delle acconciature che avevano visto su riviste o altre sfilate

Alla fine, che è Sergio Valente?

Uno che ama la vita, e che ama vivere. Sono stato molto fortunato. Cerco di seguirei giovani, ed ho creato un premio “ Sergio Valente”

Sei stato insignito di numerosi premi ed attestati. Sono un giusto riconoscimento di sicuro, ma quanto incidono sulla carriera?

Una grande emozione l’ho sentita quando sono stato insignito a New York, al Word Congress. Un altro riconoscimento che mi ha sorpreso, avvenne nel 1970 a Sanremo. Premio dell’arte e della moda. Essere insignito con il titolo di commendatore dal Presidente della Repubblica, è stata una vera sorpresa

Fatti una domanda e datti una risposta?

Qual è il mio proposito?

La gioia di vivere e la possibilità di trasmettere il mio sapere professionale ai giovani ed alle persone che mi sono vicine.

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

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