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Una sua bella mostra appena terminata, allestita presso il prestigioso museo Revoltella di Trieste

 
 

Antonio LigabueCredo che chi come me, è nato a metà degli anni '60, e ovviamente, ha ben presente uno sceneggiato televisivo (non ho scritto fiction perché allora si diceva sceneggiato) del 1977, interpretato da uno strepitoso Flavio Bucci, sulla vita di Antonio Ligabue. Anche Elio Germano, ha prestato il volto del pittore, nel film Volevo nascondermi. La vita di Ligabue, tutt'altro che semplice, si è ben prestata ad essere raccontata al grande pubblico. Ligabue nacque in Svizzera da una donna di origini venete, la quale diede il proprio cognome al momento della nascita di Antonio. Il futuro marito della madre lo riconobbe dandogli così il proprio cognome cioè Laccabue. In futuro Antonio, per mantenere le distanze dal padre adottivo, creduto responsabile della morte della madre, lo trasformò in Ligabue. Successivamente Antonio fu adottato da una coppia che lo costringe a continui spostamenti, alla ricerca di una stabilità economica. Ciò non giovò assolutamente, alla precaria salute di Ligabue, che influì   negativamente, anche sul suo benessere psichico. Antonio cambiò diverse scuole, per problemi di condotta legati, al non facile carattere. La scuola, tuttavia, rivelò una facilità alla lettura, ed una predisposizione al disegno. Dopo la scuola lavorò come bracciante agricolo, fino a quando fu ricoverato in ospedale a causa di violente crisi nervose. Quello fu il primo di una lunga serie. Dimesso dall'ospedale, cominciò il suo vagabondare per la Svizzera, alla ricerca di un lavoro, fino a quando, a seguito di una aggressione nei confronti della madre, fu espulso. Decise così di trasferirsi a Gualtiero, vicino a Reggio Emilia, paese d' origine del padre adottivo. Qui, pur continuando a lavorare come bracciante, iniziò a dipingere. Nel 1928 l'incontro con Renato Maria Mazzacurati, che intuì che quel ragazzo, così problematico, aveva un indiscutibile talento artistico. Fu determinante per il futuro di Ligabue. Non furono anni facili i successivi, perché i ricoveri in strutture psichiatriche furono diversi. La sua attività pittorica, non si interruppe, e nel dopoguerra la critica cominciò ad interessarsi a quel pittore, così fuori da ogni schema. La vera consacrazione ci fu nel 1962, quando fu organizzata una sua personale, alla galleria d'arte "La barca via" a Roma. Una grave malattia lo vide subire diversi ricoveri fino alla morte nel 1965. Indubbiamente, il suo non facile vissuto, ha pesantemente influito il suo percorso artistico. Una sua bella mostra appena terminata, allestita presso il prestigioso museo Revoltella di Trieste, ha dato modo di conoscere questo percorso. Una stanza multimediale, da al visitatore la sensazione di entrare nelle sue opere. Indubbiamente il primo impatto, è quello del suo "bestiario", ed è quello che colpisce. Sono gli animali feroci, le fiere, apparentemente lontane dal suo vissuto. Per Ligabue, queste non sono altro, che una metafora del disagio umano, e la lotta alla sopravvivenza, argomento a lui ben caro. Altro discorso, quello legato agli altri animali, legati al suo vissuto tra il mondo contadino, sia svizzero che italiano, che lo accompagnerà per tutta la sua vita. Proseguendo, ci si imbatte in una serie di autoritratto. Si dice che ne abbia realizzati ben 123. Questo numero, piuttosto considerevole, porta a pensare, ad una forte ed ossessiva volontà di imporre la propria identità. E poi i paesaggi, reconditi ricordi della sua infanzia in Svizzera, che nello stile riportano alla tecnica della pittura fiamminga. Oltre ai dipinti, la mostra accoglie anche sculture di animali. Credo che in pochi conoscano il Ligabue scultore. Le sensazioni suscita la mostra sono diverse. La prima, è sicuramente quella legata al disagio di questo "matto" (così era chiamato dei compaesani) frutto di una vita travagliata, che viene trasformata in arte. Ligabue la racconta tutta, questa vita complicata, attraverso le sue opere, con i suoi colori cupi, decisi. Non è assolutamente un percorso onirico, ma di una concretezza da colpo al cuore. Fortunati quelli che in cambio di favori o per baratto hanno avuto in cambio una sua opera! 

Daniele Lorenzetti

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