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                         Tra tradizione e politica, i teatri lirici in Italia non sono più né carne né pesce!

teatro alla scalaIl bel canto, come veniva definito il canto lirico, è stato un caposaldo della nostra Italia. Esportato in tutto il mondo, ora patrimonio dell’Unesco, e con teatri specializzati nel mettere in scena opere liriche, non solo di autori italiani. Grandi compositori, che hanno fatto sognare intere generazioni e far diventare dive, dei soprani o dei tenori, voci più utilizzate. Non che i contralti, i mezzo soprano, i baritoni, i bassi, lo siano di meno. Comunque, tornando al problema dei teatri, molti, sono a gestione strana, sono fondazioni con interventi statali, e per conseguenza si perdono in ferruginose burocrazie, a volte con risentimenti politici. Essendo il bel canto, un patrimonio della nostra penisola, lo stato dovrebbe non solo intervenire con cospicue sovvenzioni, ma anche garantire stipendi più meritevoli ai lavoratori dipendenti, tanto per citare una figura, i componenti del coro. Ma credo, e questo è un mio parere personale, che i direttori dei teatri, e non parlo di quelli famosi come La Scala, La Fenice, o l’Opera di Roma, che hanno possibilità maggiori, essendo alquanto famosi nel mondo, ma di quelli minori come, per citarne uno, il teatro comunale di Bologna. Domando ai direttori, il costo di una messa in scena di un’opera, è data dalla somma di varie componenti, che vanno dalla scenografia ai personaggi. Bene! Se il teatro ha nel suo attivo già stipendiati tutte le figure vocali necessarie, perché non utilizzare quelle, con solo un gettone in più, per le prove e le recite, come si fa, per esempio in Rai? Certo, e dico purtroppo, in Italia si va a vedere un’opera, perché canta quello e dirige quell’altro. D’accordo ci vogliono due nomi? Li si prenda pure, il Direttore d’orchestra, o il Soprano, o il Baritono, o chicchessia come nome trainante. Tutti gli altri personaggi, perché non farli fare alle voci presenti nel coro? Che a bravura non sono certo di meno della tanto decantata Ricciarelli o chi per lei! Si risparmierebbe molto, ne sono sicuro, e si potrebbe dare luce a cantanti meritevoli, ma che non hanno avuto la fortuna di poter intraprendere una carriera da solisti. Se si vuole avvicinare i giovani alla lirica, diamo giovani artisti, e soprattutto, fare rappresentazioni di mattina per le scuole, sin dalle medie, per far comprendere questo enorme patrimonio che noi possediamo. La politica, o meglio i politici, dovrebbero capire, e saper gestire al meglio questo patrimonio, che non deve portare incassi ai teatri da accantonare, ma da spendere e spendere bene. Ma tanto è inutile parlare a chi non vuol sentire. Comunque io ci sto provando a far sentire almeno la mia voce, forse, lo spero, qualcuno ascolterà!

Il teatro è di proprietà quindi niente affitto ma solo spese di manutenzione ordinarie e straordinarie. Che se le ordinarie sono fatte con cognizione di causa, le straordinarie possono poi essere di minore entità, sempre che non voglia o si debba ristrutturare.

I dati e le notizie di seguito sono stati presi dal loro sito ufficiale.

Il teatro di bologna che ho preso in considerazione, paga per il deposito delle scenografie, che potrebbero essere riutilizzate, ma questo poi sarebbe un altro discorso, dicevo paga ben 161.651,00 mila euro per un capannone ove depositare le scenografie. Se lo avesse costruito a quest’ora ci sarebbe stato un notevole risparmio.  Gli uffici direzionali situati in altro stabile costano al teatro la bellezza di 72.000 euro annui. Ora io mi chiedo? Ma di quanti uffici direzionali si devono avere per un teatro? Non possono trovare spazi nel teatro stesso? Io credo di sì! Gli organi di indirizzo politico amministrativo, e sono troppi, secondo me, si potrebbero raggruppare, sono pagati o sono a titolo gratuito? Se sono pagati perché non trasformare in cariche onorifiche con solo rimborso spese a piè di lista? Lo stesso vale per il consiglio di indirizzo e sovraintendente. E vale anche per il Consiglio di indirizzo e Sovraintendente, e per il Collegio dei revisori. Leggo anche nel vostro sito, che vi sono una marea di direttori di vari settori. Questi sono a stipendio come manager? Non vi sembrano un po' troppi? Raggruppare due incarichi no? O poverini si ammazzano di lavoro? Leggo ancora ed è poi quel che peggio che non sono previsti premi di produzione. Ma non c’è vergogna? Già gli stipendi sono da fame, e un premio di produzione può fare la differenza, ma tanto ai che decide non importa, perché sicuramente non hanno il problema di arrivare a fine mese.

 Firma non pervenuta

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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