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Quando la bellezza della natura deve fare i conti con le problematiche legate all‘uomo

 

 alberi infestatiC’è un luogo nel basso Salento ionico in cui la natura, in milioni di anni di storia geologica, ha disegnato un paesaggio straordinario, ricco di roccia, fossili, canaloni naturali e anfratti misteriosi.

Come se non bastasse, madre natura ha completato l’opera inserendoci tantissime piante, animali, funghi e tantissimi altri esseri viventi, che nel tempo si sono evoluti, trasformati, fino poi ad incontrare l’essere umano, il quale ha modellato e modificato questo paesaggio trasformandolo in quello che è oggi, ovvero un mix affascinante di ambienti diversi.

Si tratta di località Li Fani, in agro di Salve, un luogo ricco di testimonianze storiche più o meno recenti.

In questo luogo uliveti, vigneti e campi oggi incolti hanno in parte sostituito antichi boschi, vecchie garighe, ampie zone di macchia mediterranea e praterie di piante erbacee dalle mille forme e dai fiori di mille colori.

Uliveti, si, beh…parlare oggi di uliveti nel Salento è un colpo al cuore, rievoca quella triste tragedia che agricoltori in primis e cultori del paesaggio salentino poi hanno dovuto affrontare, ovvero il complesso del disseccamento rapido dell’ulivo, l’ormai famoso CoDiRO, causato in primis dal famigerato batterio da quarantena  Xylella fastidiosa subsp. pauca, un organismo originario dell’America centro settentrionale.

Dopo il disseccamento degli uliveti secolari di località Li Fani, accadde qualche anno fa un qualcosa di molto particolare. Chissà quando e chissà come, una pianta esotica, rampicante ed invasiva di nome Ipomea indica conquistò uno di questi uliveti, trasformando gli scheletri degli ulivi secchi in sculture incredibili che la fantasia dell’uomo ha denominato “Elefanti dei Fani”.

Dalla loro scoperta si aprì un via vai di curiosi, escursionisti, spesso in gruppi di 50-60-70 persone, in barba ad ogni regola dell’escursionismo etico e rispettoso dei luoghi e delle proprietà private.

Notizia degli ultimi giorni è l’abbattimento di questi ulivi morti, un avvenimento che ha destato molta rabbia e risentimento nei confronti dei proprietari, tra l’altro non interpellati da nessuno e sottoposti ad una, fortunatamente moderata, gogna mediatica.

Eppure i numerosi incendi estivi, il bracconaggio in aree protette, le problematiche causate dalle specie esotiche agli ambienti autoctoni salentini, non destano solitamente tutto questo scalpore!

La pianta in questione, cioè l’Ipomea indica, ha invaso anche il Canale del Fano e gli ambienti umidi circostanti, come il giuncheto (ambiente umido costituito prevalentemente a specie del genere Juncus) e parte della macchia mediterranea che fa da contorno. Essendo una pianta tappezzante, rampicante e che si riproduce facilmente per via vegetativa attraverso radici avventizie, l’Ipomea indica può rappresentare un pericolo concreto per quei pochi ambienti naturali ancora in salute presenti in zona. In un certo senso può essere paragonata all’acetosella, Oxalis pes-caprae, una infestante esotica che in molte zone ha devastato intere aree prative e di sottobosco, causando la scomparsa di intere popolazioni di orchidee spontanee.

Davvero vogliamo paragonare la perdita di questi esotici “Elefanti” alla distruzione degli ambienti naturali autoctoni? Il paragone non regge.

Eppure questa meravigliosa località mantiene ancora oggi delle realtà dall’incredibile valore naturalistico, storico, culturale e paesaggistico; basti ricordare l’ampia pseudosteppa a monte della Serra ricca di orchidee spontanee e di lino delle fate, la splendida e ricca macchia mediterranea che fa da contorno agli ambienti umidi dei canali Fano e Traiano, la cripta bizantina di San Pantaleone, la copiosa sorgente dei Fani, la Grotta delle Fate, le numerose e antiche “pajare” sparse di qua e di là, i ruderi di Masseria Don Cesare, il meraviglioso paesaggio sul mare di Pescoluse e poi ci sono loro, i “veri Elefanti dei Fani”, ovvero dei bellissimi esemplari di leccio (Quercus ilex, una specie di quercia di origine mediterranea) presenti all’interno del piccolo bosco che costeggia il canale Traiano.

Insomma, citando un’espressione d’uso corrente: Ipomea indica spostati proprio!

Francesco Salvatore Chetta

Guida Ambientale Escursionistica AIGAE

         

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