corpo 10 settimanale online

 

 

         

Dedizione, unita alla passione ed alla bravura, fanno di lui un candidato atto ad assurgere a calcare le tavole dei palcoscenici più famosi d’Italia.

Ho intervistato per voi lettori di Corpo 10.eu l’attore Bruno Petrosino, al debutto a teatro di un’opera della quale oltre che attore è anche regista. Un giovane che mette impegno e passione in quello che fa, e che spero riesca, io glielo auguro, ad accedere all’Olimpo degli attori.

bruno petrosinoDa attore a regista in un lasso di tempo relativamente breve. Come questa decisione?

Relativamente breve…è passato quasi un anno da quando ho fatto la prima regia da solista. Avevo fatto delle co-regie, per cui breve relativamente. Ci vuole il tempo che ci vuole! Già è difficile il mestiere dell’attore, quello del regista, lo è ancora di più. Si incontrano non poche difficoltà, che portano frutti e fanno scoprire cose interessanti.

Come ti comporti con te stesso essendo regista e attore?

Questa è la prima volta in cui sono regista solista, ed anche attore. Sicuramente è abbastanza faticoso. Mi dedico molto agli altri attori in scena come regista, e la fatica più grande è lasciare andare il lavoro che fanno gli altri e dedicarmi al mio come attore. Comunque devo sempre tenermi concentrato sugli altri attori con il rischio di non dedicare a me l’attenzione necessaria. Ma è un equilibrio interessante da trovare e da esplorare.

 

Per la tua prima opera come regista, almeno credo, sia la prima, come hai scelto il soggetto?

Non è la mia prima opera come regista, ma la seconda. Sono stato co-regista in altre opere teatrali, nelle quali ero anche interprete. La mia prima regia in assoluto, è stato un pezzo di Giorgio Tosi, “Unicum”. Ho avuto la possibilità de scegliere gli attori, perché il soggetto mi è stato proposto dallo stesso autore. Ho trovato interessante il soggetto, parlava dell’amore ad una certa età. Per questo nuovo spettacolo “Karibuni”, “Il sangue è rosso per tutti”, si parla di ricordi di vita vissuta in Africa da uno dei personaggi.

 

Cosa ti ha fatto innamorare del soggetto tanto da volerlo mettere in scena?

Ho conosciuto Giancarlo Di Giacinto, che mi ha fatto conoscere questo libro, “Karibuni”, “il sangue è rosso per tutti”, me ne sono perdutamente innamorato. In questo libro, si parla di Africa, in un modo tutto nuovo, attraverso i suoi occhi. L’ho trovato molto poetico, ed ho avuto subito il desiderio di lavorarci. Ho impiegato un paio d’anni per trovare l’occasione giusta, e fare il lavoro per l’adattamento.

 

Come hai scelto gli altri attori? Ovvero con quali criteri li hai scelti?

Giancarlo, come attore si era preso una lunga pausa dalla recitazione. Non calcava un palcoscenico da dieci anni, ma avevo già la voglia di mettere in scena, facendone una riduzione teatrale, del suo libro. Tra l’altro avevo anche il desiderio che fossimo in scena insieme. Era necessario che fossimo uno lo specchio dell’altro. Lui, racconta al presente il suo passato per l’Africa, ed io dovevo esser l’alter ego dell’epoca.  Per quanto riguarda Andrea Causapruna, il musicista dello spettacolo, avendo sempre apprezzato il suo talento, gli ho proposto di collaborare a questo progetto, in maniera molto sperimentale, chiedendo di comporre la musica, che fosse importante per lo svolgimento della storia, e che il suono, fosse il perno necessario nel coinvolgimento dello spettacolo, ma anche parte integrante. Il maestro Andrea tra l’altro si esibirà dal vivo.

 

Ti sei auto prodotto?

In questo caso mi sono autoprodotto, almeno per il debutto. Penso che il teatro si possa fare con poco, con le nostre forze, e poi se il prodotto vale, può spiccare il volo. Siamo riusciti a mantenere i costi, perché la maggior parte degli ed oggetti autentici africani di scena, sono di proprietà di Giancarlo che li ha messi a disposizione.

 

Diventa difficile trovare un produttore per il teatro, oppure è solo questione di fama?

Credo che sia un argomento complesso. Sono un attore, non un grande nome per il momento, ma sto lavorando per farmi conoscere, e spero anche apprezzare. Trovare un produttore non è facile, bisogna aver l’idea giusta, il testo giusto, gli attori più che conosciuti, e giusti per le parti, il regista famoso, oltre al momento giusto. Tanti fattori che non sempre combaciano. Comunque mai disperare!

 

Quando hai capito che volevi fare l’attore?

La mia prima passione è stata la musica. Volevo cantare ed a 13 anni ho iniziato a studiare canto. Rimane ancora la mia passione, ora solo un hobby. In alcuni spettacoli ho avuto l’occasione di cantare, come in questo che andrete a vedere. Il mio incontro con il teatro è avvenuto a 16 anni, quando mi sono ritrovato a lavorare come assistente alla regia. Il testo parlava di adolescenti. Mi sono sentito toccato nell’intimo da questo testo, che mi ha fatto scoccare la scintilla per il teatro ed il desiderio di entrare in questo mondo.

 

Ed il cinema?

Argomento scottante, ho avuto delle occasioni. Molto significativa, quella con il regista Giovanni Coda, nel film “Storia di una lacrima” che ha fatto il giro del mondo. Un film molto particolare. La considero una grande esperienza.

 

Adesso per Bruno, cosa c’è dietro l’angolo?

Dopo il debutto, portare avanti lo spettacolo con le repliche. Poi ancora in tour lo spettacolo “Cartoline da casa mia” testo di Antonio Mocciola. Un monologo, che ormi porto da 5 anni in giro, con molto orgoglio. Una replica al teatro Vittorio Gassman di Ripi, provincia di Frosinone, il 24 marzo. In preparazione una commedia con Romano Maggiora Vergano, Andrea Brunamonti, e Francesco Maggi con la regia di Laura Iacobbi. La commedia andrà in scena al teatro Anfitrione il 22 e 23 di aprile. A maggio dal 14 al 19, ritorno con gioia a fare uno spettacolo di Roberto D’Alessandro. “Hotel Dante”. Un format itinerante sulla divina commedia, già andato in scena l’anno scorso e quest’anno verrà riproposto al Teatro Quirino, a Roma.

 

Quanto influisce sull’attore la vita privata?

Il mondo del teatro ed i suoi personaggi si fondono con l’uomo attore. Ci vuole poi concentrazione sul lavoro e fare in modo che il personaggio non influisca sull’uomo. Per quanto possa essere difficile, perché parte del personaggio rimane dentro, e parte dell’uomo entra nel personaggio. Il tutto aiutato da una buona saluta ed un equilibrio interiore, e se possibile della serenità, che ti aiuta sia nell’interpretazione che nella vita privata.

 

Il tuo sogno come attore?

Al momento, portare avanti i miei progetti, con la speranza che raggiungano vette alte, e soddisfacenti. Certo mi piacerebbe raggiungere la notorietà con lavori di altri. Importante è che già qualcuno creda in me, per meritare un bel posto nel mondo degli attori.

 

E come uomo?

Trovare un po’ di serenità, stabilità economica, sentimentale, e stare bene con me stessi, e con gli altri. Avere un posto tranquillo per accudirmi.

 

Chi è in effetti Bruno Petrosino?

È uno spirito inquieto, ma che racchiude in sé delle cose speciali. Ha bisogno di condividere, essere ascoltato, amato e rimanere nei cuori.

 

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

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