A volte non basta essere belli, ci si stanca del ruolo, e si cercano nuovi orizzonti. E dallo stare davanti alla cinepresa preferisce stare dietro, ma non come regista, bensì come documentarista
Ricordate il film "Pane amore e...", terzo capitolo della saga del maresciallo Carotenuto, interpretato da Vittorio De Sica, con Sophia Loren? La bella Sophia, pur facendo perdere la testa al maturo De Sica, era innamorata di un bel giovane moro e tenebroso. E nella trasposizione cinematografica de "Le ragazze di San Frediano", per mano di Valerio Zurlini, chi interpretava il bello e un po' guascone, Bob che intreccia storie amorose con tutte le ragazze del quartiere? Sempre lui, il bell'Antonio Cifariello, tanto affascinante e talentuoso, quanto sfortunato. Antonio Cifariello nasce a Napoli nel 1930, ed è figlio dello scultore Filippo, che muore quando lui ha solo 6 anni. La sua avventura nel mondo del cinema, nasce dall'incontro casuale al circolo canottieri, con un famoso regista di passaggio a Napoli, che rimane colpito dalla bellezza di Antonio. In seguito a quell'incontro, Cifariello decide di iscriversi al Centro Sperimentale di cinematografia, dove si diploma. Per interpretare i primi
film, decide di adottare il nome d'arte di Fabio Montale, a cominciare da "Eran trecento" diretto da Gian Paolo Callegari nel 1952. Ma è grazie ai film "Villa Borghese" di Vittorio De Sica, e "L'amore in città" diretto da Fellini, entrambi del 1953, che la sua carriera ha una rapida ascesa. I ruoli interpretati da Cifariello, sono quasi sempre quelli del giovane di bell'aspetto, seduttore un po' sbruffone, tipico della commedia all'italiana. Ben diretto da registi, come i già citati Zurlini, De Sica, Risi, oltre a Mario Camerini e tanti altri, Cifariello ha come partner Sophia Loren, Silvana Pampanini, Virna Lisi, Giovanna Ralli, Elsa Martinelli, facendo sognare platee di donne che lo adorano. Cifariello, è anche protagonista di alcuni sceneggiati televisivi come "Il dottor Antonio" del 54, tratto dall'omonimo romanzo di Gianni Ruffini, e "Le avventure di Nicola Nickleby" del 58, tratto da un racconto di Dickens. Nonostante il successo, quel cinema oscillante tra il patetico e il farsesco, comincia a stargli stretto. Il suo personaggio stava diventando un cliché, quasi un luogo comune e, nonostante rappresentasse per lui una strada comoda, che gli procurava comodi guadagni, Antonio decide di dare una svolta alla carriera. È in quel momento che l'attore brillante, simpatico, bello ma superficiale sul grande schermo, dà` spazio all'uomo che, armato di cinepresa, inizia a viaggiare con lo scopo di far conoscere la realtà. Una scelta che, purtroppo, gli sarà fatale. La trasformazione di Cifariello da attore a documentarista, per molti è sembrata sorprendente, all'apice di un grande successo. In realtà, pur senza rinnegare il passato, lui crede tantissimo in questo nuovo progetto. Tutto ciò non nasce a tavolino, con la precisa volontà progettuale di raccontare storie, ma c'è la voglia di filmare ciò che vede, gli uomini dell'epoca, le loro città, la loro vita. La serietà con cui si dedica al nuovo lavoro, va di pari passo con un grande impegno, come testimoniano amici, colleghi e collaboratori. Serietà unita anche ad una grande modestia. Con una particolare attrezzatura per le riprese, Cifariello gira il mondo per i suoi reportage, dal Sudamerica al Giappone, fino alla Cina di Mao. Il suo lasciapassare per tutti questi paesi? Lui affermava che la sua capacità di sorridere a tutti, era indubbiamente la sua carta vincente. (Come era successo per il suo lavoro di attore). Per TV7, il programma di approfondimento giornalistico della Rai dell'epoca, era stato in Israele, poi in Corea, e nella Grecia dei colonnelli, in Vietnam e fra i guerriglieri del Sudan. Ma durante uno di questi viaggi, purtroppo Cifariello perde la vita in un incidente aereo nello Zambia, a soli 38 anni. Dopo la sua morte, la Rai manda in onda i suoi ultimi due reportage, per la rubrica "Cordialmente". Il latin lover, interpretato sullo schermo, non corrisponde esattamente alla sua vita privata. Si sposa infatti con Patrizia Della Rovere, all'epoca valletta del "Musichiere" di Mario Riva, accanto a Patrizia De Blanck. Dal matrimonio nasce Fabio oggi affermato musicista e compositore. Dopo la fine del matrimonio si lega all'attrice Annie Gorassini. E chissà cos'altro ci avrebbe potuto riservare il bell'Antonio se la sua vita non si fosse fermata così presto lui che aveva rinunciato a fare il divo per cercare la verità delle cose.
Daniele Lorenzetti