E chi non beve con me ìeste lo colga, uno slogan che poi è diventato un simbolo di riconoscomento dell'attore Amedeo Nazzari, sòogan utilizzapo poi come oestimonial del liquore Biancosare. Amedeo nazzariun divo amato e molto spesso dimenticato e non apprezzato abbastanza dalla critica ma che il pubblico ha osannato.
Amedeo Carlo Leone Buffa, questo è il vero nome del grande Amedeo Nazzari, l'attore più celebre degli anni 30/40/50. Amedeo nasce a Cagliari nel 1907, e all'età di 6 anni si trasferisce a Roma con la madre e le sorelle, dopo la morte del padre. Nella capitale studia presso i Salesiani, dove ha modo di maturare la sua vocazione artistica, fin dalle prime recite scolastiche. Da giovane, recita con alcune filodrammatiche, e contemporaneamente si iscrive ad ingegneria, abbandonando poco dopo gli studi, per dedicarsi al teatro vero e proprio. L'esordio, avviene quando Amedeo ha 20 anni, ed entra a far parte della compagnia di Dilio Lombardi. In quel momento abbandona il cognome Buffa, utilizzando quello materno, Nazzari. Dopo quel debutto, l'attore inizia una carriera piena di soddisfazioni, recitando in compagnie prestigiose, come quelle di Annibale Ninchi, Marta Abba, Memo Benassi. La sua prestanza fisica, la vaga somiglianza con il divo hollywoodiano Errol Flynn, vengono notate da una delle dive dell'epoca, la brava Elsa Merlini, che lo vuole nel film "Ginevra degli Almieri". Il film non ha il successo sperato, e Nazzari decide di tornare al teatro. Però il suo destino
artistico sarà sempre più legato al grande schermo, e sarà ancora una volta un'attrice, a riavvicinarlo al cinema. L'allora esordiente Anna Magnani, convinse il marito Goffredo Alessandrini, famoso regista, a scritturarlo per il film "Cavalleria". La presenza di Nazzari, fu una componente del successo del film, che viene presentato alla mostra del cinema di Venezia, e fu un grande successo di critica, e di incassi in quel 1936. Nel 38, Nazzari è il protagonista di "Luciano Serra Pilota", scritto tra gli altri da Vittorio Mussolini, e fu un altro successo. La presenza massiccia dell'attore, sul grande schermo, favorisce la sua fama, ma la sua voglia di imporre le sue idee, su trame e dialoghi, gli creano la fama di personaggio scomodo tra gli addetti ai lavori. Nel 41, Nazzari riceve la coppa Volpi a Venezia, per la sua interpretazione di "Caravaggio, il pittore maledetto", ancora diretto da Alessandrini. L'anno successivo, è nel cast del film di Blasetti, "La cena delle beffe", tratto dal dramma di Sem Benelli. Il film, pur non rappresentando una pietra miliare del nostro cinema, è rimasto nell'immaginario comune per 3 elementi. Clara Calamai, in una scena appare a seno nudo (cosa impensabile per l'epoca). Tra gli interpreti, ci sono Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, che pochi anni dopo, verranno giustiziati, accusati di collaborazionismo. Nel film, Nazzari pronuncia quella frase, che lo accompagnerà per tutta la carriera, diventando un suo "marchio di fabbrica": "E chi non beve con me peste lo
colga", slogan che fu utilizzato per il liquore “Biancosarti”, per il quale Nazzari ne era testimonial. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, Nazzari aderisce alla Repubblica Sociale, anche se in realtà, non reciterà mai al cinevillaggio di Venezia voluto dal regime. Finita la guerra lo ritroviamo al cinema con "Un giorno nella vita" di Blasetti e "Il bandito" di Lattuada accanto ad Anna Magnani. Il film gli frutta il Nastro d'argento" nel 46. La sua fama, varca i confini, e Nazzari recita in 3 film in Spagna. È richiesto anche in Argentina, dove però gli viene proposto il ruolo di un italiano criminale e corrotto. L'attore rifiuta la parte, ritenuta negativa, ed interviene addirittura Evita Peron a sua difesa. Nel 49, Nazzari rientra in Italia, e recita in 2 pellicole, che fanno un po' da apripista alla stagione dei melodrammi, che lo vedranno protagonista assoluto. I 2 film sono: "Il lupo della Sila", e "Il brigante Musolino". E sempre in quell'anno, si apre un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera, quando, diretto da Raffaello Matarazzo, recita in "Catene" accanto all'attrice greca Yvonne Sanson. Il film è il classico dramma popolare, strappalacrime, dove il bene trionfa sempre sul male. La coppia Nazzari/Sanson, appassiona tutta Italia, facendo sbancare i botteghini, non convincendo tuttavia la critica, che definisce quei film 'banali fotoromanzi cinematografici. Solo dopo anni, anche i critici più scettici, si convincono che quelle pellicole, hanno ben rappresentato quel momento storico. (Basta pensare al premio Oscar "Nuovo cinema Paradiso" che tra le tante scene ha immortalato proprio il finale di Catene). In quel periodo, Nazzari recita accanto ad alcune delle più brave attrici italiane come: Gina Lollobrigida, Alida Valli, Clara Calamai, Gianna Maria Canale, Eleonora Rossi Drago e tante altre. Ma non solo melodrammi e commedie nella carriera di Nazzari. L'attore si cimenta anche nel cinema d'autore, come: "Processo alla città" di Luigi Zampa, "Il brigante di Tacca di Lupo" diretto da Pietro Germi, e "Proibito" di Monicelli. In quest'ultimo film, per la prima volta, Nazzari interpreta un personaggio sardo in una storia di faide famigliari. Nel 57, Fellini lo dirige in uno dei suoi capolavori, "Le notti di Cabiria", dove praticamente fa il ruolo di sé stesso. Nella carriera del nostro Nazzari ci sono anche un paio di occasioni mancate. Credo che in pochi sanno, che il personaggio del principe di Salina, ne "Il gattopardo" di Visconti, era stato pensato proprio per Nazzari, ma poi gli fu preferito Burt Lancaster, per poter avere finanziamenti da una casa di produzione americana. Nazzari, fu contattato da Hollywood, per affiancare Marylin Monroe in un film, ma lui rifiutò, temendo di fare brutta figura accanto alla diva, specialmente nelle scene di ballo e canto. (Il film era "Facciamo l'amore", e la parte fu affidata ad Yves Montand). La felice stagione della commedia all'italiana, lo vede poco presente sul grande schermo, tranne che in poche pellicole, come: "Le monachine" di Salce, "Frenesia dell'estate" di Zampa, e "Il gaucho" di Dino Risi. Con la cosiddetta commedia all'italiana, Nazzari teme di non essere più adatto per quei copioni, temendo di cadere nel ridicolo. In televisione, è protagonista di alcune commedie, ed è spesso ospite, nei più celebri varietà come "Il musichiere" e "Studio uno". Nel 69, Gianluigi Rondi cura una rassegna di suoi film, con grande successo, a riprova di quanto il pubblico lo ami ancora. Nel 76, partecipa ad un episodio de "L'ispettore Derrick", e fa un cameo in "Nina" di Vincente Minnelli. Sempre nello stesso anno, appare in "Melodrammore", diretto da Maurizio Costanzo. E nel 79 riceve il David di Donatello alla carriera. Amedeo Nazzari, con la sua voce dal timbro profondo, è uno dei pochissimi attori italiani, a non essere mai stato doppiato. Nel 57, sposa l'attrice italo/greca Irene Genna, che l'anno seguente dà alla luce Evelina, che diventa una brava attrice, spesso ospite in trasmissione TV, per parlare e ricordare il mitico padre. Nazzari muore a Roma nel 79, lasciandoci in eredità una galleria di personaggi che hanno fatto ridere, commuovere, sognare.
E chi non beve con lui...peste lo colga.
Daniele Lorenzetti