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Se c’è un attore che ha partecipato a tutti i generi di film, ed è stato diretto da grandi registi, è proprio lui, Massimo Girotti. Come dimenticarlo?

girotti a torso nudoIl famoso regista Ferzan Ozpetek nei suoi film non nasconde il suo amore per il nostro cinema e lo fa usando come "cameo" grandi attori del passato come Lucia Bosè, Lisa Gastoni, Anna Proclemer, Ilaria Occhini e lui, Massimo Girotti. Massimo nasce nelle Marche nel 1918, per poi trasferirsi a Roma nel 1921. Nella capitale, ha la possibilità di studiare al prestigioso liceo Tasso, per poi passare al Giulio Cesare, dove conosce il futuro attore Massimo Serato e Giuseppe de Santis, destinato a diventare uno dei maggiori registi del neorealismo. Con De Santis frequenta un circolo giovanile, dove si discute di letteratura, cinema e politica. Durante l'adolescenza, e anche successivamente, Massimo dimostra di essere un brillante sportivo praticando nuoto, sci, ippica, sfiorando quasi la serie A di pallanuoto con la S. S. Lazio nuoto. La pallanuoto, oltre che soddisfazioni, crea anche un problema di otite al giovane Girotti, che in seguito lo fa esonerare alla chiamata alle armi. Ma grazie al suo allenatore, anche scenografo a Cinecittà, ha la possibilità di entrare nel mondo del cinema. 

Mario Soldati sta facendo i provini per il film "Dora Nelson", e la prestanza fisica, unita ad un'aria semplice, convincono il regista a volerlo nel suo film. Girotti è convinto che l'esperienza non avrebbe avuto futuro, e si dedica agli studi, ma non fa i Ossessioneconti con il successo del film, che gli dà enorme popolarità, al punto di paragonarlo al grande Gary Cooper. Il suo fisico atletico non passa certo inosservato, al pubblico femminile e non dispiace nemmeno al regime, che vede in lui il "giovane italico", sano e di buoni principi. Ma anche i cineasti vedono del potenziale in lui. La conoscenza con Visconti, fa capire a Girotti che il cinema non è superficiale, e ha tanto da dare, se fatto bene, al punto di fargli abbandonare gli studi di giurisprudenza. Su consiglio di amici, e anche di Visconti, decide di studiare dizione e recitazione con Teresa Franchini. Se voleva fare cinema, in maniera seria, il bel fisico da solo non bastava. La sua prima grande occasione gliela offre Blasetti, che lo vuole protagonista nel suo kolossal "La corona di ferro" del 41. Il film lo consacrata vera e propria celebrità, al punto di contrapporlo al grande Amedeo Nazzari, vero grande divo autarchico. La pellicola successiva è "Un pilota ritorna", film pieno di tutto ciò che vuole il regime, eroe positivo, buoni sentimenti, e l'immancabile aviatore. Ma bisogna aspettare il ‘43 per vedere il film della svolta, che lo vede protagonista. Il regista è Luchino Visconti, la storia è un noir, tratto da "Il postino suona sempre due volte", e gli attori non recitano in teatri di posa, ma l'ambientazione è la campagna ferrarese. Forse, rivista boleroinconsapevolmente o forse no, Visconti getta le basi per un nuovo modo di fare cinema, il "neorealismo", come lo definiranno i critici e gli intellettuali. Il film interpretato da Girotti e Clara Calamai, è mal visto dal regime, che ne blocca la programmazione. Bisogna aspettare la fine della guerra per poterlo vedere, apprezzare, e dargli il giusto valore. Chi ama il cinema lo considera, giustamente, un capolavoro, e Massimo Girotti in canottiera, diventa uno dei primi sex symbol del grande schermo, ben prima di Marlon Brando in "Fronte del porto". Alla fine del film, Massimo sposa la fidanzata Marcella, madre dei suoi 2 figli, destinata a stargli accanto per tantissimi anni. Girotti in quel periodo, rappresenta l'antidivo, l'uomo della strada, come il vagabondo di Ossessione, l'esatto opposto dei personaggi interpretati da Nazzari. Girotti, nella sua lunga carriera, è stato affiancato dalle più belle attrici del nostro cinema, come Silvana Pampanini, Alida Valli, Lucia Bosè, e Clara   Calamai, facendo così sognare il pubblico femminile. Ma piace anche quando recita con la Magnani, che gli mette i piedi in testa, nel film "Molti sogni per le strade". Nella sua carriera, incontra di nuovo l'amico De Santis, che lo dirige in "Caccia tragica", e poi Pietro Germi con "Gioventù perduta", e "In nome della legge", che gli fa vincere il Nastro d'argento nel ‘49. Gli anni ’50, vedono il fiorire di un genere cinematografico, destinato ad un successo popolare senza precedenti, quello dei "melodrammi popolari", con registi specializzati come Raffaello Matarazzo, e i divi Nazzari/Sanson. Non può sottrarsi al genere neppure Girotti, che proprio con il regista, gira alcune pellicole. Dopo anni di film d'autore, Massimo gira un "peplum" dal titolo "Spartaco", dove il suo fisico ancora atletico, ha ancora il suo perché. Successivamente è ancora con Visconti. Il film è "Senso", ed è ancora un capolavoro. Dopo alcune partecipazioni a film all'estero, la carriera cinematografica di Girotti ha un po' di stasi, pur apparendo in film come "Teorema", "Ultimo tango a Parigi", "Medea" ed "Il mostro" di Benigni. Ma è Ozpetek, ad offrirgli un bellissimo ruolo ne "La finestra di fronte". Il vecchio pasticcere ebreo, che si perde in un caleidoscopio di ricordi, in un viaggio tra passato e presente. Il personaggio di Davide, è la figura chiave di tutto il film, e la sua interpretazione gli vale il David di Donatello, come miglior attore. Purtroppo non lo potrà mai ritirare, perché muore pochi giorni dopo la fine del film. Amo molto questo film, e l'immagine delle sue mani che si incrociano con quelle di Giovanna Mezzogiorno, per preparare dolci sono pura poesia. Massimo ha avuto pure una brillantissima carriera teatrale, recitando in compagnie prestigiose accanto a mostri sacri. Ed è stato puro uno dei protagonisti della felice stagione della prosa televisiva. Un ruolo su tutti quello di Fra Cristoforo, nei Promessi sposi di Sandro Bolchi. Massimo Girotti, non ha mai fatto mistero delle sue idee legate alla sinistra, e all'indomani della liberazione, assieme ad intellettuali come Alicata, Trombadori, De Santis, si occupa di riorganizzare il cinema italiano. Massimo ci lascia all'improvviso nel 2003 all'età di 84 anni. "Nella vita non bisogna sognare un mondo migliore, ma pretenderlo". Questo ci dice Davide/Massimo nella ultima, indimenticabile, interpretazione. 

Daniele Lorenzetti 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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