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Molti capolavori della cinematografia italiana sono stati sceneggiati da una donna, unica a quei tempi in un mondo maschile Suso Cecchi D'Amico

suso cecchi damicoCosa hanno in comune capolavori come "Ladri di biciclette", "Bellissima", "Senso", "I soliti ignoti", "Risate di gioia", e "Rocco e i suoi fratelli"? Oltre ad essere pietre miliari del nostro cinema, che portano la firma di grandi registi, sono tutti scritti dalla più brava e prolifica sceneggiatrice italiana, Suso Cecchi D'Amico. 

Giovanna D'Amico, questo il suo vero nome, nasce a Roma nel 1914, da genitori toscani. Il padre Emilio, è un noto critico letterario, e la madre una pittrice. Si iscrive al liceo, senza  frequentare, successivamente, l'università. Dopo un soggiorno in Svizzera, e poi in Inghilterra, torna in Italia, dove trova lavoro al Ministero delle corporazioni, grazie al ministro Bottai. Successivamente, viene trasferita al Ministero scambi e valute, dove stringe una forte amicizia con il giovane Enrico Cuccia, destinato a diventare il grande banchiere che conosciamo. Nel 38, Suso sposa Fedele D'Amico, musicologo, figlio di Silvio, fondatore dell'Accademia d'arte drammatica di Roma. Suso, (il nomignolo datole dal nonno quando era piccola) fa diversi lavori prima di approdare al cinema. Insieme al padre esegue molte traduzioni, sia dall'inglese che dal francese. Durante la seconda guerra mondiale, mentre il marito conduce una vita clandestina, lei si trasferisce in Toscana dallo zio Gaetano Pieraccini, medico e politico, che sarà il primo sindaco di Firenze dopo la liberazione. Quando la guerra finisce, il marito viene ricoverato in Svizzera, per curare la tubercolosi, e Suso è costretta ad “arrabbattarsi” come può, per mantenere lei e i 2 figli. Tra le varie occupazioni, dà lezioni di bon ton, all'attrice Maria Michi, all'epoca compagna dello sceneggiatore Sergio Amidei, e insegna conversazione inglese a Giovanna Galletti. La Michi e la Galletti erano tra le protagoniste di "Roma città aperta".

Il primo film, a cui partecipa come sceneggiatrice, è "Mio figlio professore" di Renato Castellani del 1946. L'anno successivo, scrive "L'onorevole Angelina" di Luigi Zampa, con la grande Anna Magnani. Con l'attrice nasce un'amicizia destinata a durare tutta la vita, e Suso scriverà per lei personaggi indimenticabili. Sempre in quell'anno, e sempre per Zampa, scrive "Vivere in pace" che le fa vincere il primo Nastro d'argento. Sul finire degli anni 40, la sua attività aveva già prodotto opere di grande merito, come "Roma città libera" di Marcello Pagliero, "Proibito rubare" di Luigi Comencini, e soprattutto, "Ladri di biciclette" di Vittorio De Sica, per il quale pensa e scrive la scena finale. Il film vince l'Oscar, ed è uno dei capolavori del neorealismo. Lavorando alla genesi di questo film, Suso si trova a lavorare in un cospicuo team di colleghi, e questa modalità lavorativa, sarà una costante per tutta la futura carriera. Dopo aver sceneggiato "Miracolo a Milano" per De Sica, nel 51, Suso inizia una lunga ed importante collaborazione con Luchino Visconti, che dura tantissimi anni. Con il regista milanese, scrive uno splendido ritratto femminile, in "Bellissima", regalando alla Magnani, uno dei più bei personaggi che abbia mai interpretato. Da quel momento, tutti i film di Visconti, portano la firma di Suso Cecchi D'Amico.  "Senso", tratto dal romanzo di Arrigo Boito, e "Le notti bianche", da un classico della letteratura russa, tanto per fare due esempi.

Parallelamente, collabora con Comencini in due film, "La finestra sul luna park" e "Mariti in città".

Suso, è anche l'artefice del debutto alla regia di Vittorio Gassman, con "Kean - genio e sregolatezza". Qui Suso, ha l'opportunità di elaborare un testo su misura per l'attore, in un'operazione riflessiva tra cinema e teatro.

Per Michelangelo Antonioni, scrive storie ispirate dalla cronaca, come "I vinti", e belle storie e ritratti femminili, ne "La signora senza camelie" e "Le amiche". Ed è ancora lei, nel film/debutto di Francesco Rosi, "La sfida" del 58, a cui seguono "I magliari" e "Salvatore Giuliano".

Ma quali altre grandi pellicole portano la sua firma? Possiamo cominciare dal drammatico "Rocco e I suoi fratelli" di Visconti, "I soliti ignoti" di Monicelli, dal dramma tutto al femminile de "Nella città l'inferno", di Renato Castellani, a "Estate violenta" di Valerio Zurlini.  Negli anni 60, la collaborazione con Visconti dà vita all'indiscusso capolavoro, che è 'Il Gattopardo", dal romanzo di Tomasi di Lampedusa, e ancora "Vaghe stelle dell'Orsa" e "Lo straniero". Nel 64 scrive da sola, la sceneggiatura de "Gli indifferenti", per Francesco Maselli, dal romanzo di Moravia, "La bisbetica domata" per Zeffirelli, e il film sul giovane Casanova di Comencini. La collaborazione con Comencini, sfocia in tre grandi produzioni televisive, "Le avventure di Pinocchio", "Cuore", e "La storia", dal romanzo di Elsa Morante. E ancora Visconti per cui scrive "Ludwig", "Gruppo di famiglia in un interno" e "L'innocente" dal romanzo di D'Annunzio.  E le grandi commedie un po' amare di Monicelli, degli anni 80, come "Speriamo che sia femmina", "Parenti serpenti", "Cari fottutissimi amici", "Panni sporchi". 

108 film fanno di Suso Cecchi D'Amico, uno dei più grandi sceneggiatori del cinema italiano, unica donna, in un mondo quasi esclusivamente maschile. Capace di passare dalla stesura di una commedia, a quella di un dramma, e di far coesistere i due generi nella stessa storia. 

Tantissimi premi nella sua lunga carriera, ben 16 David di Donatello, 8 Nastri d'argento, e il Leone d'oro alla carriera. 

Suso muore a Roma nel 2010. Dal 2012, il comune di Rosignano marittimo, ha istituito un premio a lei intitolato, destinato alla miglior sceneggiatura originale, di un film italiano con protagonista una donna. 

Giusto e meritato omaggio alla "regina di Cinecittà.

Daniele Lorenzetti 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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