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Si chiude la quarta edizione del festival dedicato al riuso creativo delle immagini. Successo per il debutto di UnArchive Forum, oltre 180mila visualizzazioni sui social e una community sempre più internazionale

Dal Libano all'Iran, dalle politiche anti-immigrazione dell'America di Trump alla lotta contro la violenza di genere: l'UnArchive Award va a Do You Love Me di Lana Daher. Premiati anche The Big Chief di Tomasz Wolski e, ex aequo, Daria's Night Flowers di Maryam Tafakory e Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison. Menzione speciale a Mailin di María Silvia Esteve

i premiatiRoma, 1° giugno 2026 – Si è conclusa a Roma la quarta edizione di UnArchive Found Footage Fest, il festival internazionale dedicato al riuso creativo delle immagini organizzato dall'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS (AAMOD) e diretto da Marco Bertozzi e Alina Marazzi. Sei giorni di cinema, performance, installazioni, masterclass, incontri professionali e riflessioni sul futuro degli archivi hanno trasformato ancora una volta il quartiere di Trastevere in un laboratorio diffuso dedicato alle infinite possibilità del found footage e delle pratiche di riattivazione delle immagini.

L'edizione 2026, intitolata "Archivio bene comune", ha proposto oltre 150 opere provenienti da tutto il mondo, confermando la crescita internazionale di una manifestazione che negli anni è diventata uno dei principali punti di riferimento europei per il cinema di riuso. Dai film in concorso alle sezioni Frontiere, Panorami Italiani, Best of Fest, Urban Footage, Riusi Generativi, Expanded e Live Performance, il festival ha attraversato memorie individuali e collettive, conflitti, identità, pratiche artistiche e nuove forme di narrazione, riaffermando il ruolo dell'archivio come spazio di confronto critico con il presente.

Tra le novità più significative di questa quarta edizione, il debutto di UnArchive Forum – The Image Reuse Ecosystem, il nuovo appuntamento internazionale dedicato all'intera filiera del riuso d'archivio, che ha riunito all'Orto Botanico di Roma archivi, cineteche, autori, produttori, ricercatori, distributori e professionisti provenienti da diversi Paesi. Tre giornate di incontri, tavole rotonde, studi di caso e sessioni di pitching che hanno contribuito a delineare una comunità internazionale sempre più consapevole del valore culturale, politico e produttivo delle immagini d'archivio.

La giuria internazionale composta da Adele Tulli, Pietro Marcello e Guillaume Lafleur ha assegnato l'UnArchive Award 2026 a Do You Love Me di Lana Daher, riconoscendo al film la capacità di raccontare attraverso immagini provenienti da archivi molto diversi la complessa e tragica vicenda storica e sociale vissuta da Beirut e dal Libano nell'arco di diversi decenni. Nella motivazione si legge: «Per un film che riesce nell’impresa di farci sentire e capire la complessa e tragica vicenda storica e sociale vissuta da una città e un paese per più decenni, usando archivi di natura molto diversi, e la promessa di film a venire». Il premio per il miglior lungometraggio è andato invece a The Big Chief di Tomasz Wolski, apprezzato per la solidità della costruzione narrativa e per la precisione nell'utilizzo di materiali d'archivio rari e preziosi. Secondo la giuria, «è un film dove si evince una grande capacità narrativa ed una regia che non ha modelli, ma metodo, con un montaggio stilisticamente eccellente e con un uso degli archivi – rari – che non lasciano dubbi. The Big Chief rappresenta il giusto equilibrio nell’uso degli archivi attraverso una narrazione precisa e calzante». Il premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato ex aequo a Daria’s Night Flowers di Maryam Tafakory e Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison, due opere che, pur muovendosi in contesti geografici ed estetici molto differenti, trasformano immagini nate all'interno di sistemi di controllo e oppressione in strumenti di resistenza. Come sottolinea la motivazione, «Daria’s Night Flowers scava nell’archivio del cinema iraniano post-rivoluzione per sovvertirne le narrazioni dominanti e far emergere voci e desideri delle donne sistematicamente negate dal regime. Sawyer Avenue, Sunday Afternoon utilizza riprese di bodycam e smartphone per denunciare la violenza brutale degli agenti anti-immigrazione nell’America di Trump. Attraverso il montaggio e la risignificazione degli archivi, entrambi i lavori compiono un gesto di resistenza cinematografica verso due epicentri dei conflitti globali odierni, sottraendo gli archivi al potere che li ha prodotti e restituendoceli come strumenti di memoria, denuncia e lotta». La giuria ha inoltre attribuito una menzione speciale a Mailin di María Silvia Esteve«per la determinazione con cui il film rompe il silenzio contro i sistemi che garantiscono impunità alla violenza, e per la capacità di raccontare con profonda empatia il lungo cammino verso la verità e la riparazione».

unarchiveAccanto ai riconoscimenti assegnati dalla giuria internazionale, sono stati attribuiti anche i premi della Giuria Studenti, coordinata da Antonietta De Lillo. Gli studenti hanno assegnato il premio per il miglior cortometraggio a Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison; il premio per il miglior lungometraggio è andato a Do You Love Me della regista libanese Lana Daher; l'UnArchive Student Award è stato infine attribuito a Mailin di María Silvia Esteve.

Si è conclusa inoltre la seconda edizione di Riuso di Classe, la sezione collaterale e competitiva dedicata alle opere di riuso creativo realizzate da autrici e autori under 35 in ambito formativo, accademico e laboratoriale. La giuria composta da Maria Iovine, Davide Minotti e Gaia Siria Meloni ha deciso di assegnare il Premio Riuso di Classe 2026 ex aequo a I Sonnambuli di Yana Fedotova e La stanza delle necessità di Ilaria Giaccio. Nella motivazione si legge: «In un presente che non può rifiutare di confrontarsi con la storia dietro di noi, ci piace guardare a quel cinema che scava nelle domande più scomode. Un cinema che è capace di individuare le urgenze e interrogarsi sul futuro attraverso strumenti che non temono la contaminazione. Tuttavia i film che restano non nascono sempre da necessità evidenti, ma riescono comunque a esplorarle attraverso una pratica empirica che è cura e memoria. Una memoria che da personale diventa collettiva. Per questa dualità propria del cinema d'archivio la giuria conferisce il premio Riuso di Classe in ex aequo ai film I sonnambuli di Yana Fedotova e La stanza delle necessità di Ilaria Giaccio».

L'edizione 2026 conferma anche la crescita del festival sul piano della partecipazione e della visibilità. Durante i giorni della manifestazione UnArchive ha superato le 180.000 visualizzazioni sui social media, registrando un incremento delle attività superiore al 325%, con il picco assoluto raggiunto il 27 maggio in occasione dell'apertura di UnArchive Forum. I dati delineano una comunità giovane e internazionale, concentrata nella fascia tra i 25 e i 44 anni, distribuita nelle principali città italiane ma presente anche in Francia, Spagna e Stati Uniti. Particolarmente significativo il dato relativo al pubblico femminile, che rappresenta oltre il 60% della copertura complessiva e genera circa il 65% delle interazioni registrate durante il festival, confermando il profilo di una manifestazione sempre più internazionale, partecipata e trasversale.

cinema con schermoA confermare la centralità culturale e politica del lavoro sugli archivi, che attraversa l'intera esperienza di UnArchive, sono anche le riflessioni dei protagonisti di questa quarta edizione, a partire dal presidente dell'AAMOD Vincenzo Vita, che torna sul tema scelto come filo conduttore del festival: «L'archivio è un bene comune, nel senso profondo che a questa definizione attribuiva Stefano Rodotà, facendone una categoria politica, economica, giuridica e morale di fondamentale importanza. Definire gli archivi un bene comune significa compiere una precisa scelta di campo. Significa opporsi alle culture proprietarie e chiuse dei nuovi potentissimi Kings del nostro tempo, al Tecnofeudalesimo che tende ad avvolgere e governare le nostre vite e i nostri immaginari. Gli archivi sono un bene comune perché custodiscono e tutelano le memorie collettive, ma anche perché rappresentano una risorsa essenziale per il futuro: sono i contenuti reali che alimentano le intelligenze artificiali e consentono di mantenere un legame concreto con la storia, con i fatti e con la realtà. Difendere gli archivi significa dunque difendere la conoscenza, la democrazia e la libertà culturale.»

 

Una riflessione che trova una concreta traduzione nel bilancio che del festival traggono i direttori artistici Alina Marazzi e Marco Bertozzi: «Si chiude UnArchive Found Footage Fest 2026, ma le immagini continuano il loro viaggio. Fotogrammi dimenticati, memorie riemerse, archivi reinventati hanno attraversato schermi, sale e conversazioni, generando nuove connessioni tra passato e presente. Le giornate del festival hanno riunito autori e produttori, studiosi e artisti, archivisti e spettatori in un intenso percorso di visioni, confronti e scoperte, testimoniando la crescente centralità delle immagini d'archivio nella cultura contemporanea. L'energia degli incontri, la partecipazione del pubblico e la qualità delle proposte hanno confermato la vitalità di una pratica artistica che interroga profondamente il cinema e la società di oggi, evidenziando la necessità di uno spazio dedicato alla sperimentazione, alla ricerca e al dialogo intorno alle immagini del passato. Da qui ripartiamo, verso nuove esplorazioni e nuove visioni, con la consapevolezza che ogni archivio custodisce non solo una memoria, ma anche una promessa di futuro.»

 

In ultimo, a proposito di UnArchive Forum, grande novità di quest’anno, Luca Ricciardi, ideatore dell’iniziativa e direttore organizzativo del festival, spiega:
«La prima edizione di UnArchive Forum ha superato le nostre aspettative, confermando l'esistenza di una comunità internazionale del riuso delle immagini che aveva bisogno di uno spazio comune di incontro e confronto. In tre giornate abbiamo riunito oltre 200 professionisti provenienti da 18 Paesi: autori, artisti, produttori, broadcaster, archive producer, distributori, studiosi e responsabili di alcuni dei più importanti archivi audiovisivi europei e internazionali.

La partecipazione ai pitch, ai panel e ai momenti di networking ha dimostrato quanto fosse forte l'esigenza di mettere finalmente in dialogo tutti i soggetti che operano, da prospettive diverse, nel campo del riuso creativo delle immagini d'archivio. Per la prima volta si sono incontrati nello stesso luogo coloro che conservano le immagini, coloro che le producono, chi le rielabora artisticamente e chi ne accompagna la diffusione e la distribuzione.

Particolarmente significativa è stata la tavola rotonda conclusiva dedicata alla costruzione di un ecosistema italiano del riuso d'archivio, che ha visto confrontarsi produttori, autori, rappresentanti della Rai, associazioni di categoria e i principali archivi nazionali. Da questo dialogo è emersa la volontà condivisa di lavorare alla costruzione di una rete stabile capace di favorire l'accesso ai patrimoni audiovisivi, sostenere la creatività e valorizzare una pratica che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell'industria culturale contemporanea.

UnArchive Forum nasceva come una scommessa; oggi possiamo dire che rappresenta il primo passo concreto verso la costruzione di un vero ecosistema del riuso creativo delle immagini, non solo in Italia ma su scala internazionale.»

 

Con la chiusura della quarta edizione, UnArchive conferma la vitalità di un campo creativo in continua espansione e la centralità delle immagini d'archivio come strumenti per interrogare il presente, costruire nuove narrazioni e immaginare futuri possibili.

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UnArchive Found Footage Fest è ideato e prodotto da Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS, in coproduzione con Archivio Luce, in collaborazione con Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti del Comune di Roma, CSC Cineteca Nazionale, Rai Teche, Polo Museale Sapienza - Orto Botanico di Roma;

con il patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Fondazione Roma Lazio Film Commission; FIAF - Fédération Internationale des Archives du Film;

con il sostegno di Real Academia de España en Roma, Ambasciata del Quebec a Roma, Istituto Polacco Roma, Villa Medici, Accademia di Francia, Programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026 realizzato dall’Istituto di Cultura Lituano e dall’Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana, Comitato Nazionale per le celebrazioni del 150° anniversario dalla nascita di Elvira Coda Notari;

Partner formativi: John Cabot University, Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, NABA – Nuova Accademia di Belle Arti;

Festival Partner: IDFA – International Documentary Film Festival of Amsterdam, MUTA Festival Internacional de Apropiación Audiovisual, Memorimage International Film Festival.

Con la collaborazione di: Live Alcazar, Zalib Circolo Arci, Cinémathèque québécoise, Centre George Pompidou, Ambasciata di Cuba a Roma, ICAIC Istituto Cubano delle Arti e Industrie Cinematografiche, Fondazione Bernardo Bertolucci, Università Roma Tre, Università di Roma La Sapienza, Università di Roma Tor Vergata, Accademia di Belle Arti Roma, Accademia di Belle Arti Bologna, RUFA – Rome University of Fine Arts, Università Iuav di Venezia, Officina Pasolini, SudTitles, Home Movies Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna, Sicilia Queer filmfest, LIPSER. Laboratorio interdisciplinare di pratiche della scena e della ricerca – Università degli Studi Roma Tre.

Si ringrazia: Cineteca di Bologna, Archivio Aperto. Eye Filmmuseum – Amsterdam. Media partner: Rai Cultura, RAI Radio 3.

Sito ufficiale:

https://unarchivefest.it/

ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO ETS

+39 06 57305447 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito web: aamod.it

 Elisabetta Castiglioni

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini - Antonio Barattiero

 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 
La nostra selezione di siti web realizzati

 

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