Questa era, ed è, Valentina Cortese. Una donna che, nonostante l'età, era ancora capace di sorprendere, e prestarsi a grandi colpi di scena.
Spesso si usa l'aggettivo "diva" a sproposito, parlando di donne dello spettacolo, ben lontane dall'esserlo. Valentina Cortese, lei si che si può definire diva, senza paura di essere smentiti.
Valentina Elena Cortese Rossi di Coenzo, nasce a Milano il primo giorno dell'anno del 1923, da madre milanese e padre livornese di nobili origini. È ancora giovanissima, quando a Stresa, conosce il famoso direttore d'orchestra Victor De Sabata, di 31 anni maggiore di lei, se ne innamora e per lui abbandona il liceo per seguirlo a Roma. Nella capitale si iscrive all'accademia di arte drammatica, e dopo essersi diplomata, debutta al cinema nel film "L'orizzonte dipinto" diretto da Guido Salvini. Pur lavorando in teatro, nel 1941 Valentina viene scritturata dalla Scalera film, il suo viso grazioso, dai tratti delicati, è perfetto per i film del filone dei "telefoni bianchi". Ma non è un film di quel filone a darle notorietà. Nel 42, è Lisabetta, uno dei personaggi del celebre film di Blasetti, "La cena delle beffe". Del cast del film fanno parte Amedeo Nazzari, Clara Calamai, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Il film riscuote grande successo, e Valentina diventa un'attrice molto amata dal pubblico. La sua forte presenza fisica, è magnetica, nonostante il fisico minuto, ed apparentemente fragile, rendono Valentina Cortese un nome di richiamo nel cinema degli anni 40. Lo confermano film come "Roma città libera" del 46, e "I miserabili" di Riccardo Freda, dove interpreta ben due personaggi, Fantine e Cosetta, e dove recita accanto ad un giovane Marcello Mastroianni. Come altre prestigiose colleghe, anche la Cortese viene corteggiata dall'America, e nel 48 sbarca ad Hollywood, dove firma un contratto con la 20th Century Fox, e si ritrova a recitare accanto a James Stewart, Spencer Tracy, Orson Welles. Sul set del film "Ho paura di lui", conosce il futuro marito Richard Basehart. Nel 52, è a Londra per girare il film "The secret people", e ha modo di scegliere come coprotagonista, una giovane e semisconosciuta Audrey Hepburn, con cui stringe una lunga e duratura amicizia. (Si dice che fu proprio la Cortese, a segnalare la Hepburn al regista William Wyler, per il film Vacanze romane). In quegli anni, la Cortese si sposta da un continente all'altro, per girare film. Nel 54, è nuovamente ad Hollywood, per girare "La contessa scalza " con Ava Gardner, Humphrey Bogart e Rossano Brazzi. L'anno dopo, è in Italia per essere diretta da Michelangelo Antonioni, nel film "Le amiche", che le fa vincere il Nastro d'argento. Nel 57, è in Spagna per il film "Calabuig", e nello stesso anno, affianca Vittorio Gassman in "Kean - genio e sregolatezza". Per un breve periodo, abbandona le scene per dedicarsi al marito e al figlio Jackie. Quando Valentina era incinta, fu costretta a rifiutare il ruolo della protagonista di "Luci della ribalta" di Charlie Chaplin, che poi fu assegnato a Claire Bloom. Nel 61 gira "Barabba" con Silvana Mangano, Anthony Quinn, Vittorio Gassman. Il 64 è l'anno di "La vendetta della signora", con Ingrid Bergman e nel 65, Fellini la dirige in "Giulietta degli spiriti". Nel 68 è ancora in America, assieme a Rossella Falk, per interpretare una sofisticata contessa italiana, in "Quando muore una stella", con Kim Novak. Ormai la fama di Valentina Cortese ha varcato tutti i confini, e Francoise Truffaut, la sceglie personalmente per il suo "Effetto notte". Quel ruolo le vale la candidatura agli Oscar. (Quell'anno la statuetta se l'aggiudica Ingrid Bergman, che nel ringraziare, non può fare a meno di elogiare la Cortese, che a parer suo avrebbe meritato il premio).
Con già un background importante alle spalle, l'incontro tra la Cortese e Strehler, fa di lei una vera primadonna del teatro italiano, e non solo. Con il regista triestino, nasce anche un amore, e questo sodalizio dà vita a veri capolavori, quasi tutti legati al Piccolo teatro di Milano. Tanti titoli, da "Donne senza paradiso" a "Santa Giovanna dei macelli", "El nost Milan", fino al loro capolavoro..."Il giardino dei ciliegi" di Cechov. Valentina Cortese con il suo talento, riesce a spostarsi di continuo tra cinema, teatro, televisione, scendendo in basso con film leggeri, per poi elevarsi, inarrivabile, ai livelli più alti del dramma. Era intensa, e sapeva dar luce anche quando recitava piccoli ruoli, come solo una grandissima attrice è capace di fare. E poi, ha saputo ben destreggiarsi nello star system, sia in Italia che a Hollywood, senza mai cedere alla tentazione di diventare una "donna da cronaca rosa". Parallelamente ai successi legati al "Piccolo teatro", la carriera della Cortese prosegue al cinema, e anche in televisione. Per il piccolo schermo, l'amico Zeffirelli la dirige in "Gesù di Nazareth", e per il cinema, in "Storia di una capinera". Estremamente versatile, riesce a passare dalle commedie, ai polizieschi, fino ai film dei Vanzina. (in "Via Montenapoleone" è la sofisticata madre del giornalista gay Luca Barbareschi)
Valentina Cortese, si ritira dalle scene nei primi anni 2000, anche a causa della prematura scomparsa del figlio. La sua ultima interpretazione è il "Magnificat" di Alda Merini.
La Cortese, è da sempre icona di eleganza e stile. Sempre elegantissima, riusciva ad indossare l'alta moda in modo quasi casuale. Indimenticabili i suoi abiti creati dal genio di Capucci, e poi Schuberth e Christian Dior, nel periodo disegnato da Ferrè. E poi gli immancabili, iconici foulard, che lei portava orgogliosamente, in ricordo della sua infanzia vissuta con le contadine vicino a Cremona.
Questa era, ed è, Valentina Cortese. Una donna che, nonostante l'età, era ancora capace di sorprendere, e prestarsi a grandi colpi di scena. Sofisticata senza volerlo necessariamente esserlo. Vecchio stampo, ma al contempo estremamente moderna. Inconsapevolmente ma inevitabilmente diva.
Daniele Lorenzetti