Una città dei fiori, che ormai è solo un ricordo, ed un eco dei tempi che furono. Di chi è la colpa? Dei due anni di Covid, di amministrazione del mercato floricolo fatto male, o il non aver voluto aiutare i floricultori in difficoltà?


Come ogni anno, verso il 20 di Agosto, la citta di Taviano, celebra sé stessa, come città dei fiori, con un allestimento floreale che addobba tutto, o quasi, il centro storico. Il successo di pubblico è innegabile, una marea di visitatori, sia autoctoni che turisti, si è riversata nelle stradine del centro storico; quindi si può dire, che sia stato un successo, almeno di pubblico. Alle composizioni floreali, che quest’anno ho trovato alquanto minimaliste, tranne qualche sprazzo di costruzione più ricca, via Immacolata, mi ha dato la sensazione del vuoto. Non capisco i fiori di carta, che pur dando colore ed arricchendo alcuni totem, sono secondo il mio modesto parere, fuori luogo. Se l’intento è quello di celebrare la città dei fiori conosciuta, come grande, almeno una volta, produttrice di fiori, perché utilizzare i fiori di carta o di altro materiale? Non ho trovato poi una grande 
varietà di fiori, eppure Taviano è conosciuta per anche la coltivazione delle rose, che erano presenti in minima parte e che, quelle poche, le signore e non solo le signore, hanno pensato bene di prenderle e portare a casa. Ma la polizia municipale, e gli operatori della protezione civile, che ci stavano a fare? Sarebbe bastato requisirle dalle mani dei “ladruncoli” e rimetterle al loro posto. Qualche bancarella qua e là, ha arricchito l’evento, ma niente che mi abbia incuriosito, e che mi abbia spinto a comprare qualcosa. Un minimo di street food, ha completato lo scenario. In piazza San Martino, una cascata di verde e bianco, ha coperto la colonna che regge il santo, una delle brutture che la città di Taviano possiede, e poi sempre nella stessa piazza, una lodevole iniziativa di teatro, più per bambini che per grandi, ma questo è decisamente lodevole, mentre la musica, alquanto assordante, in Piazza del Popolo, ha fatto rimembrare vecchie canzoni, che nonostante il tempo passato, tutti ancora cantano. L’allestimento con i fichi d’india mi ha colpito particolarmente, forse perché, sono un estimatore goloso di quel frutto, e confesso che mi è balenata l’idea di andare di notte, a prenderne qualcuno. Ma rimane solo un’idea. Ricordo allestimenti passati, decisamente più ricchi e ben costruiti come composizioni, ma si sa, che ogni anno è diverso, e secondo me, non dovrebbe far rimpiangere il passato. Non so chi ha ideato l’allestimento, di sicuro mi ha dato la sensazione, in alcune composizioni, della povertà. Quello che proprio non mi è piaciuto, sono i rami secchi trasformati in Magnolie giapponesi, e perdonate, ma erano veramente tristi, mi davano la sensazione della morte, e noi con la Xilella, questa sensazione la viviamo ogni volta che si guardano i campi d’ulivo. Se la memoria non m’inganna, nelle passate edizioni, era associato il premio città di Taviano, poi sospeso. Caro Sindaco, non crede che si debba ripristinare, e che debba essere assegnato a personaggi cittadini che si sono distinti o personaggi che hanno portato avanti il Salento? In questo le offro la mia collaborazione, e forse, sarebbe il caso di farlo non nella stagione estiva, in modo che la città di Taviano possa vivere anche negli altri periodi. Un plauso è necessario per il tratto d’infiorata che riproduce lo stemma della città e non solo, lavoro bello ben fatto e gradevole.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon