Fernanda Gattinoni la donna che ha detto NO a Chanel, ha sfidato Mae West, Gina Lollobrigida e Liz Taylor
Piccola, minuta, sofisticata e determinata, Fernanda Gattinoni nasce nel 1906 in provincia di Varese. Appena diciannovenne si trasferisce a Londra, dove trova lavoro da uno dei sarti più celebri dell'epoca, il capitano Molyneaux, che vestiva dive e teste coronate. Da lui impara, non solo la tecnica sartoriale e lo sviluppo della creatività, ma diventa anche "mademoiselle" una figura di consigliera e confidente per le clienti. Fernanda cerca di mantenere sempre un certo distacco, per non entrare troppo in confidenza, per non perdere l'obiettività, e questo mood, l'accompagna per tutta la carriera. Durante un soggiorno a Parigi, dove deve mostrare la collezione di Molyneaux all'attrice Ina Claire, viene contattata da Chanel, che le propone una collaborazione. Fernanda non accetta, anche perché tra loro non c'è feeling, al punto che Fernanda la definisce "insopportabile zitella tabagista". Rientra in Italia, e trova lavoro nella più importante sartoria del paese, la "Ventura" con sede a Milano e Roma. Inizialmente lavora nella sede milanese, accanto alla temibile "Madame Hanna", famosa per le capacità creative, ma anche per il terribile carattere. Da Ventura si vestivano le più importanti donne italiane, e anche tante teste coronate. E proprio dalle abili mani della sartoria, esce l'abito da sposa di Maria José del Belgio, che sta per sposare il principe Umberto II di Savoia, e si dice, che il principe sia il creatore del bozzetto dell'abito. Non so se sia leggenda o realtà, ma pare che l'abito, poco prima di essere indossato presentasse un difetto alle maniche. L'abile ed intuitiva Fernanda, a quel punto staccò le maniche, e coprì le braccia della sposa con lunghissimi guanti, creando del tutto inconsapevolmente una nuova moda. Dalla sede di Milano Fernanda fu mandata a dirigere la filiale di Roma. E a Roma nel 1948, apre il suo primo atelier proprio dietro via Veneto, cuore pulsante della Roma dell'epoca. Dopo il breve matrimonio, e la nascita del figlio Raniero, (il marito la lascia per un'indossatrice) con forza e carattere dà vita, a quello che è destinato a diventare un vero e proprio impero dell'alta moda italiana. Sua prima cliente, è una vera e propria diva dell'epoca, Clara Calamai, e per lei, crea un bellissimo tailleur verde. Sono gli anni della Hollywood sul Tevere e gli atelier della capitale sono tappa fissa del jet set internazionale di passaggio a Roma. Possiamo affermare, che quel periodo ha rappresentato un momento magico, frutto dell'ottimismo degli anni della ricostruzione, della libertà ritrovata, del cinema americano che ambienta pellicole in Italia, e i capolavori dei nostri cineasti, che sbarcano oltreoceano. E questo scambio, alimenta il mito di Fernanda, come testimoniano le illustri clienti come: Evita Peron, Claire Boothe Luce. (Sarà proprio Fernanda a cambiare l'immagine di Evita con i rigorosi tailleur grigi sempre con un tocco femminile). E poi le dive italiane e quelle straniere, Lucia Bosè, Rossella Falk, Anna Magnani, Anouk Aimee, Bette Davis, Marlene Dietrich, Kim Novak, Lana Turner. Monica Vitti la elegge sua sarta preferita, e la grande Anna Magnani vestirà solo abiti neri di chiffon di Fernanda Gattinoni. Ma lei non amava proprio tutte le dive. Fin dai tempi di Molyneaux, riesce a tener testa a Mae West, per certi atteggiamenti che lei trova inaccettabili. Non ama nemmeno Gina Lollobrigida perché la ritiene cheap, ed Elizabeth Taylor, che non riteneva fosse la cliente ideale. (troppo stile Sorelle Fontana). L'unica vera amica tra le dive, è Ingrid Bergman, che conosce nel 1950. Le fa subito notare, che il suo piede n°41, è troppo lungo da esibire, e la diva svedese decide di farsi plasmare da Fernanda. "Madame" Fernanda, decide che su Ingrid si può fare un buon lavoro, dando così inizio ad un sodalizio che dura per anni, sia sul set, che nella vita privata. Il legame tra Fernanda Gattinoni e il cinema, è decisamente forte. Kim Novak veste spesso i suoi abiti sul set, e Audrey Hepburn, da sempre musa di Givenchy, per il film ”Guerra e pace”, veste abiti creati da Fernanda scelti dalla costumista Marua De Matteis. Quei perfetti abiti stile impero, le valgono la nomination all'Oscar. (Lo stile piace talmente tanto da ispirare addirittura Christian Dior). Ultima nota cinematografica. L'iconico abito nero di Anita Ekberg che fa il bagno nella Fontana di Trevi nel film "La dolce vita", è una creazione Gattinoni. Sono gli anni 80 quando in atelier Fernanda viene affiancata dal figlio Raniero, che imprime una svolta alla griffe Gattinoni, dando un nuovo corso all'internazionalizzazione della stessa, affiancando una linea di pret-a-porter, all'alta moda. Accanto a Raniero lavorano Stefano Dominella, che ancora oggi si occupa del settore commerciale del brand, e Guillermo Mariotto attuale direttore creativo. Se inizialmente Fernanda dichiarò, che con l'entrata in azienda di Raniero si sarebbe ritirata, nella realtà non manco mai in atelier. Con i suoi tailleur grigi o neri, autorevoli nella perfetta sartorialità, con un unico vezzo una spilla preziosa, ed i capelli sempre in piega. Minuta ma autorevole, con la consapevolezza di chi sa cosa sia l'eleganza. Nel 93 quando Raniero muore prematuramente, "madame" pensa di chiudere l'azienda, ma con il supporto di Dominella e Mariotto il brand continua ad avere vita, ed attualmente la Gattinoni è ancora in piena attività. Nel 2002 madame Gattinoni muore a Roma. Con lei se ne va una grande donna, che ha contribuito a far diventare grande la moda italiana. Lei sosteneva che un vestito, non è chic se la gente si volta a guardarlo. Deve passare inosservato, e soltanto dopo 3 volte che è stato visto, colpire. La prima dovranno pensare che è carino, la seconda, è veramente carino, mentre alla terza, è meraviglioso!
Dopo aver letto la storia di madame Gattinoni mi è sorta una domanda. Ma la donna che ha detto NO a Chanel, ha sfidato Mae West, Gina Lollobrigida e Liz Taylor, cosa direbbe di Mariotto, volto attuale di Gattinoni, che il sabato sera fa il giudice, in quel caravanserraglio di "Ballando con le stelle", dove classe, eleganza e buone maniere brillano per assenza? Purtroppo non lo sapremo mai.
Daniele Lorenzetti